La torinese Argotec porta l’Italia (e l’Europa) sulla Luna

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Team_Argomoon

Parla il fondatore, il folignate David Avino, che dopo alcuni anni trascorsi all’estero come esperto di voli umani nello spazio, è tornato nel suo Paese

Sarà un’azienda torinese a traghettare l’Europa verso la Luna in una missione programmata dalla Nasa per la fine del 2018.

Si tratta della Argotec e a fondarla, sette anni fa, è stato David Avino, nato a Foligno, nel perugino, quarantacinque anni fa, laureato in informatica che, dopo alcuni anni trascorsi  tra Francia, Belgio, Olanda e Germania, come esperto di voli umani nello spazio, è tornato nel suo Paese.

“Un percorso controcorrente – afferma – che è stato, evidentemente, premiato. Toccherà infatti al nostro Argomoon, un nanosatellite, grande quanto una scatola di scarpe (30 cm di larghezza, 20 di lunghezza e 10 di altezza), essere impiegato come carico utile per la prossima Exploration Mission 1. E’ stato l’unico progetto europeo selezionato, e sarà il primo, tra i tredici nanosatelliti, di cui dieci verranno realizzati in America, ad essere sganciato dal nuovo vettore, cioè, dal veicolo di lancio, allo studio della Nasa”.

“Argomoon sarà rilasciato in orbita a 27 mila chilometri dalla Terra, per poi compiere passaggi a 385 mila e oltre, attorno alla Luna. Scatterà foto della missione e servirà a capire che tipo di resistenza hanno le nostre tecnologie. Si sa, più ci allontaniamo dal sistema solare, maggiori sono le radiazioni che danneggiano l’elettronica e i sistemi di comunicazione. L’obiettivo è creare soluzioni molto affidabili. Per tenere i costi bassi usiamo tecnologie, metodologie di test e sistemi che abbiamo già sviluppato e li corazziamo per la nuova sfida. Per questa missione ricorreremo a nuovi materiali e nuovi sistemi elettronici, in parte già brevettati e che, questa volta, saranno concentrati, appunto, in una scatola di scarpe”.

Ma cosa ha spinto la Nasa a scegliere la vostra azienda? “Credo – risponde David – la semplicità del progetto e l’efficacia delle soluzioni proposte. Scatteremo foto e video della missione per supportare i test del nuovo veicolo di lancio statunitense e infine proveremo un nuovo sistema di comunicazione tra Terra e orbita lunare”.

I lavori per realizzare Argomoon sono iniziati, dopo aver conosciuto alcuni dettagli dell’operazione dai tecnici della Nasa. Il piccolo satellite dovrà essere pronto per gli inizi del 2018, perché la missione inizia alla fine di quell’anno.

“Da parte dei nostri ragazzi – aggiunge David – trenta in tutto, con età media di 28 anni, per la maggior parte italiani (ma ci sono anche americani e un russo) ci sono ansia e entusiasmo. Ho la fortuna di lavorare con persone determinate e, soprattutto, responsabili che vedono in questa missione un’occasione di crescita individuale. In azienda condividiamo ogni decisione, si lavora senza cartellini da timbrare e con la massima flessibilità. Questi concetti sono molto diffusi all’estero. Invece, qui in Italia, anche nel settore privato, ci sono modelli di lavoro ancora assai rigidi e, per questo, a volte poco produttivi. Il nome del nanosatellite, per esempio, l’abbiamo deciso insieme e la scelta è caduta su Argomoon, che evoca la missione di Giasone e degli argonauti alla conquista del vello d’oro. Grazie a noi l’Italia e l’Europa saranno più vicine alla Luna. Non dimentichiamo che questi piccoli satelliti sono i droni del futuro e noi saremo i primi a testarli così lontano dalla Terra, nelle condizioni estreme dell’orbita translunare”.

David, intanto, fa sapere che la Mission 1 rappresenta il secondo volo di collaudo dell’Orion Multi-Purpose Crew Vehicle, un veicolo spaziale, oggi in fase di sviluppo da parte della Nasa, che sarà utilizzato nell’esplorazione umana degli asteroidi e degli spazi vicini alla luna, in vista di un futuro sbarco su Marte.

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