“La società civile è il tesoro di Roma: Marino lo sfrutti”

Roma
Francesco Rutelli durante i funerali di Aurelia Sordi, sorella di Alberto, nel battistero di San Giovanni in Laterano. Roma 14 ottobre 2014. ANSA/ ANGELO CARCONI

Parla Francesco Rutelli: “Partecipazione civica e associazioni sono la vera risorsa. Coinvolgiamole in un nuovo, grande convegno sui mali della città. “Ora bisogna unire le forze. Tutti, sinistra, grillini, Marchini, devono fare la propria parte”

«Qui l’alternativa è fra ribellismo e rinuncia completa». Osserva «la situazione catastrofica» di Roma e lancia un’idea concreta, Francesco Rutelli. Con l’ex sindaco della Capitale parliamo a lungo delle condizioni della città e, soprattutto, di quello che si può fare. Che si deve fare.

Ci spieghi questa idea, Rutelli.
«Io dico che Roma ha un tesoro che per molti versi non è stato ancora trovato o perlomeno non è valorizzato quanto merita, ed è la partecipazione civica, il volontariato, sono le associazioni dei giovani, la voglia dei singoli di fare qualcosa per la nostra città. È venuto il momento del riscatto dei cittadini romani. Per questo io propongo che si tenga un grande convegno che abbia lo stesso respiro e la stessa forza dirompente che ebbe il famoso convegno sui “mali di Roma” organizzato dal Vicariato nel lontano febbraio del 1974: quello fu un momento di svolta in cui la città capì che poteva uscire dall’immobilismo di quegli anni e darsi una nuova dimensione. Penso a un grande convegno che coinvolga le forze vive di Roma, un appuntamento aperto a tutti, pubblico, una cosa grande che parli soprattutto alle nuove generazioni che poi sono quelle che devono salvarla, questa città».

Potrebbe apparire come il controcanto dell’attuale governo di Roma. O come l’eterno ritorno della mitica società civile al posto dei partiti.
«No, perché secondo me la giunta, il consiglio comunale, il sindaco, devono partecipare a questo appuntamento. Nel ’74 c’erano strutture politiche forti, oggi no, e una spinta dal basso ai partiti può solo far del bene. In quanto al sindaco, certamente dovrebbe far parte del comitato promotore, un gruppo di cento persone che raccolga il meglio della città che prepari bene questo appuntamento».

Un comitato presieduto magari da lei? E questo convegno, chiamiamolo sul “Tesoro di Roma”, quando immagina si possa tenere?
«No, io non mi candido a nulla, sto solo lanciando una proposta. Perché non si può solo partecipare a una lamentazione di massa. Il convegno si potrebbe tenere in primavera, magari in un luogo come l’Università, sarebbe un modo per coinvolgere giovani e intellettuali. In modo molto aperto, anche con tratti di spontaneismo: non un appuntamento di “esperti” ma alcune giornate in cui Roma parla e mette in campo una nuova idea di se stessa costruendo un “palinsesto” per un riscatto. Chiaro che tutto questo non si può fare senza una partecipazione dal basso, in primo luogo delle nuove generazioni».

Vedo che insiste molto sul ruolo dei giovani…
«Sì, perché non vedo le giovani generazioni presenti nella discussione su Roma. Vedo solo rassegnazione, ironia sul web, o la voglia di andarsene… Invece tocca a loro: la nostra generazione può dare idee, consigli, ma ha finito il suo ciclo di governo».

Ma come dar loro torto? A Roma obiettivamente è sempre più difficile vivere ed è come se ormai questo venisse considerato ineluttabile, non si vede chi possa imporre una svolta, né la politica né i sindacati né gli imprenditori. Certo, ci sono la Chiesa, il volontariato…
«Appunto per questo penso che la scintilla debba venire dalla società, dal basso, coinvolgendo i quartieri, le persone singole. Però bisogna uscire dai messaggi catastrofici: certo che vanno denunciati i disservizi, le buche, il traffico, tutto giusto. Ci sono cittadini che escono la mattina con la metropolitana e non sanno se la sera torneranno a casa. Non minimizziamo niente. E tuttavia Roma è anche altro. È una metropoli con una forza “dentro”, dei romani, dei suoi intellettuali, tutta da valorizzare. Qui serve tutto l’orgoglio della città, serve una rinascita civica. Sforziamoci di dare un messaggio positivo».

Ma le risorse per farla ripartire, Roma?
«C’è la necessità di ripensare tutta l’organizzazione della città. Riformare alla radice le aziende e il bilancio del comune. Le decine di migliaia di dipendenti che ha Roma sono vissuti come il problema e non come una risorsa. Se ci fossero dei progetti pubblici che coinvolgessero i privati si potrebbero fare un sacco di cose, e non capisco perché alcune funzioni del pubblico non vengano attribuite ai privati o all’associazionismo. Ci sono idee semplici che non chiedono grandi sforzi progettuali».

Per esempio?
«Ma cosa impedisce che la pulizia di alcune strade possa essere garantita dalle associazioni dei commercianti in cambio di agevolazioni fiscali? Cosa impedisce di aprire alcuni asili nido nei grandi palazzi della periferia in cambio di uno sconto fiscale ai condominii? O far fare la manutenzione di piccoli giardini alle associazioni di quartiere? O coinvolgere i giovani disoccupati nella valorizzazione del patrimonio artistico e nei servizi per i turisti. Ricordo che quando ero sindaco riuscimmo a tenere aperti i Musei Capitolini grazie alla collaborazione con l’Università della terza età, e funzionò. Si possono inventare mille cose, pensi alle opportunità che vengono dalle tecnologie, dall’uso sociale degli smartphone. Certo, serve che il Comune regoli le cose più che gestirle. E guardi che quando le cose funzionano, i soldi si trovano, magari non tanti ma giusto quelli che servono».

Ripartire dalla società, lei dice. Però l’aria a Roma è sempre più pesante anche dal punto di vista dei comportamenti individuali, c’è molta intolleranza, molta violenza anche spicciola…
«Oggi a Roma c’è molto cinismo, mentre ci vorrebbe più civismo… Bisognerebbe fermarsi un attimo tutti insieme e riflettere su dove sta andando questa città: è capire che abbiamo veramente un tesoro da utilizzare appieno, cosa che non stiamo facendo. Roma non è solo il chilometro dei Fori: accanto aTor Bella Monaca c’è l’antica città di Gabi, una cosa meravigliosa, a Nord c’è il parco con la città di Veio, abbiamo Ostia Antica che pochi conoscono… Potrei continuare a lungo. Certo, quando vedo che il Comune chiude il teatro di Tor Bella Monaca, un quartiere difficile, che con le giunte Rutelli e Veltroni avevamo aperto con tanta fatica, beh, considero questo un crimine, il segno di una situazione catastrofica di fronte alla quale ci sono due alternative».

Una è la riscossa civica, ci ha detto. L’altra?
«L’altra è appunto la catastrofe. Raccontiamoci le cose per quelle che sono: la gente è al tempo stesso furibonda e scoraggiata. E quindi esiste il pericolo di una specie di ribellismo, e qualche segno lo abbiamo già visto. Bisogna stare attenti».

Intanto c’è una specie di emergenza Giubileo. Mancano ormai poche settimane alla apertura della Porta Santa: lei, Rutelli, aveva consigliato di intervenire soprattutto sulla manutenzione e sul decoro urbano. È stato ascoltato?
«Intendiamoci subito, non è una questione personale. Ma certe volte ho l’impressione che questa Giunta non ascolti nessuno. Secondo lei l’hanno fatta una telefonata a Luigi Zanda, l’attuale capogruppo del Pd al Senato, che era il direttore dell’Agenzia per il Giubileo nel 2000? E a Ileana Argentin, deputata romana del Pd, che ha lavorato per anni e lavora tuttora, lei disabile, sui temi della disabilità, una che sa tutto delle barriere architettoniche, dei problemi legati ai trasporti per i disabili? Ma come si fa a affrontare un Giubileo senza coinvolgere chi conosce le cose?».

A lei hanno telefonato?
«Ma io ho parlato con tutti, e dico le cose in pubblico…».

Forse al Comune pensano di farcela da soli…
«Però ancora non abbiamo capito quali siano i progetti, né mi pare che se ne sia discusso in Consiglio comunale. Comunque, è già tardi. Se si volesse iniziare adesso una qualunque opera, matematicamente non sarebbe conclusa in tempo per il Giubileo. Di manutenzione non ne vedo molta, anzi vedo pezzi della metropolitana che cascano, vedo autobus stravecchi. Spero si possa ancora fare qualcosa sul piano del decoro urbano. E organizzare degnamente la coesistenza fra i romani e i pellegrini che verranno. Come fece Bonifacio VIII…».

Il Papa del primo Giubileo, parliamo del 1300…
«Sì, lo racconta Dante nel canto diciottesimo dell’Inferno: Bonifacio VIII per prima cosa istituì il senso di marcia, tenendo la destra, per evitare che le persone si scontrassero. Ecco, mi auguro che nel 2015 la gente che viene a Roma riesca a camminare…».

Rutelli, lei sa come si sta vivendo in Vaticano questa vigilia di Giubileo?
«Ho parlato proprio ieri nella sala Nervi con molte persone. E taccio per carità di patria le preoccupazioni che mi sono state espresse».

Non taccia, che tipo di preoccupazioni?
«Soprattutto legate al problema della sicurezza dei pellegrini, potenziali vittime di veri e propri agguati di truffatori, abusivi, malintenzionati».

Chiaro. Senta Rutelli, non abbiamo mai nominato Marino anche perché lei non si sbilancia sulle prospettive politiche di Roma. Non le chiedo quindi del viaggio americano del sindaco e delle dichiarazioni del Papa, ma di esprimere una previsione: pensa che ci saranno le elezioni a Roma nel 2016?
«Guardi, io penso che questo sia il momento di unire tutte le forze per il riscatto di Roma. Tutti, la sinistra, i grillini, Marchini, devono fare la loro parte».

È una proposta per un governo di unità, di salute pubblica?
«Di questo si discuterà a suo tempo. Parlarne ora sarebbe come se uno sulla zattera in mezzo al mare in tempesta si mettesse a fare programmi su cosa farà quando sbarcherà a terra. Prima di tutto, dico che bisogna salvare la barca provare a fare qualcosa. Ho lanciato qui questa proposta di un grande appuntamento per valorizzare il tesoro di Roma. Perché tutti adesso dobbiamo fare uno sforzo per riaccendere le luci di questa città».

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