“La sinistra unita? Forse solo da Maria De Filippi”. Parla Paolo Hendel

Politica
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“Matteo, c’è posta per te dal compagno Massimo. Grillo e Salvini? Film del terrore”

Paolo Hendel, comico, attore teatrale e cinematografico, èstato lo spregiudicato Carcarlo Pravettoni a «Mai dire gol» con la Gialappas’. In passato ha preso di mira personaggi politici e pubblici, a partire da Silvio Berlusconi, il che negli anni Novanta non gli ha reso la vita facile in Rai.

Da uomo di sinistra come si sente in questi giorni?

«Politicamente mi sento parecchio confuso. Diciamo che in questo momento storico mi collocherei a destra di Piero Pelù e a sinistra di Pupo».

Un campo vasto.

«Beh sì, nel mezzo tra l’uno e l’altro c’è tutta l’Italia. Resta fuori, forse, Orietta Berti».

E il Pd, secondo lei, come si sente? Prossimo all’estinzione?

«Mi auguro di no. Certo litigano molto. Temo che l’ultima speranza divedere una sinistra italiana unita sia nelle mani di Maria De Filippi. Me li vedo i leader della sinistra che ricevono la video-lettera: “Matteo, c’è Posta per te. Ti scrive Massimo, un tuo vecchio compagno”».

Suggestivo…

«Segue l’abbraccio nella studio televisivo e il pianto finale. Di commozione, è bene precisarlo, con tutto quello che noi elettori di sinistra abbiamo pianto in questi anni. Se il direttore dell’Unità e mio amico di una vita Sergio Staino vuole che Renzi lo ascolti e gli risponda sarà bene che ricorra ai postini della De Filippi…»

La realtà ha superato di gran lunga Carcarlo Pravettoni?

«Temo di sì. L’idea che adesso un Pravettoni con in testa al posto dei capelli un gonnellino hawaiano arancione sia il commander in chief degli Stati Uniti e abbia accesso ai codici della bomba atomica fa venire i brividi. Speriamo che non confonda i pulsanti con cui twitta a ogni ora del giorno e della notte con i pulsanti per il lancio dei missili nucleari».

Il suo peggior incubo e il suo sogno più entusiasmante?

«Il mio incubo è già realtà, ahimè. Trump e Putin a braccetto, il mito dell’uomo forte mandato dalla Provvidenza, e Beppe Grillo che li benedice! Trump che chiude le frontiere rischiando di scatenare una guerra di religione e così facendo fa un bel regalo alla propaganda del terrorismo jihadista. E pensare che uno dei più geniali imprenditori statunitensi degli ultimi anni, Steve Jobs, era di origini siriane. Va bene che ha detto agli americani “siate folli”, ma non fino al punto di eleggere Trump presidente ».

Renzi ha sbagliato tutto o è diventato un capro espiatorio dei vizi italiani?

«Le cose vanno talmente male che alla fine la tentazione di voltare pagina è forte. Ma per arrivare dove? Il problema è che si rischia di finire dalla padella alla brace. È vero che ormai da anni mi sono rassegnato ad accontentarmi del meno peggio, ma una volta mandato a casa Renzi temo che le prospettive non saranno rosee. L’ipotesi di un’Italia che esce dall’euro e di un governo Salvini Grillo più che a una commedia fa pensare a un film del terrore».

Qual è il suo nuovo spettacolo teatrale?

«È una commedia che ho scritto con Marco Vicari e Gioele Dix, che ne ha fatto anche la regia. Si chiama “Fuga da via Pigafetta”e siamo già in tourneé. Domani a Saronno, dal 7 febbraio a Torino, a marzo al Teatro Puccini di Firenze». T r a m a? «Parla del futuro. È la storia di un padre del 2080 e di sua figlia (l’attrice Matilde Pietrangelo) che, finiti gli studi, trova finalmente lavoro, ma su Marte. Alla faccia della fuga dei cervelli».

Insomma, finiremo tutti sul pianeta rosso?

«Speriamo che qualcosa di rosso resti anche sulla terra»

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