La scelta di Merola: “Con Pisapia una sinistra aperta”

Sinistra
ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Parla il primo cittadino di Bologna in vista della convention del 19 dicembre con l’ex sindaco di Milano e Gianni Cuperlo

Virginio Merola, sindaco di Bologna, si prepara ad accogliere nella sua città, il 19 dicembre, una convention con Giuliano Pisapia, Gianni Cuperlo e altri.

La proposta di Giuliano Pisapia è un primo passo per la nascita di una forza a sinistra del Pd?

«È una nostra dichiarazione di intenti, mettiamo giù degli appunti per una nuova sinistra in Italia, ma non abbiamo la presunzione di creare una nuova forza. Vogliamo ragionare insieme per rinnovare e radicare il centrosinistra. Non è qualcosa nato con la crisi di governo, ma già dopo le amministrative si era capito che eravamo in difficoltà. Di tutto questo pare non freghi molto al resto degli oligarchi, anche nella sinistra, ma per le persone a cui interessa è importante».

Chi ci sarà il 19 a Bologna?

«Giuliano Pisapia, i sindaci Zedda e Decaro, che è presidente Anci, poi Gianni Cuperlo, la prodiana Sandra Zampa, Sandro Gozi, Sergio Lo Giudice di ReteDem, Andrea De Maria, che ha promosso l’iniziativa con me. E tutti quelli che vorranno partecipare ».

Una certa condivisione c’è già.

«Pisapia e io abbiamo lavorato a questa proposta da un paio di mesi, ora l’idea è coinvolgere tutte le associazioni e chi nel Pd vuole discuterne. Non penso affatto alla nascita di una forza alternativa, all’ennesima divisione di una sinistra che s’inventa una nuova formazione o un’altra corrente. Lavoriamo piuttosto per una sinistra che abbia un rapporto radicato con la base e i territori».

Però il Campo Progressista che ha lanciato Pisapia è fuori dal Pd e alleato con questo, lei invece è dentro. . .

«Io non lo vedo al di fuori dal Pd, Pisapia sì perché non ne fa parte. L’impor – tante è che non si pensi che facciamo questa iniziativa per creare un’alternativa al Pd. Vogliamo dare vita a una cosa più ampia, che ritrovi i numeri nel centrosinistra recuperandone i valori della lotta alle diseguaglianze e il rapporto con le giovani generazioni. Nel Campo Progressista devono esserci anche le associazioni e le realtà sociali e comunque, nel “campo”, c’è il Pd. La sinistra al di fuori che sarà in teressata troverà una sua forma, ma intanto partiamo dall’idea, mia e di Pisapia, di formare una sinistra riformatrice, interessata a governare».

Con l’ambizione di far guardare il Pd più a sinistra?

«Il Pd deve cambiare, non può pensarsi più come forza autosufficiente, deve aprirsi alle associazioni e ai movimenti. Come sindaci siamo interessati, non per creare un partito, ma per riportare l’attenzione alle comunità lo cali».

La proposta di Pisapia non è stata accolta molto bene nella sinistra, anche la minoranza dem bersaniana è stata freddina…

«Tutte le correnti del Pd, a parte Cuperlo, si stanno riposizionando per capire come organizzare la baracca. Occorre, invece, la disponibilità a far votare direttamente gli iscritti, al di là della logica elitaria delle correnti».

In un congresso Pd anticipato?

«Sì, un congresso partecipato che socializzi la politica e aggiorni la linea sul lavoro, sulle disparità sociali. Per questo è importante andare avanti con l’idea dell’Agenda urbana nazionale, che Renzi aveva accettato. E attorno a questa ricostruire un’idea di sinistra dal basso».

Come?

«Non pensando solo a riformare le istituzioni, visto l’esito del referendum, ma a riformare la società rendendo partecipi i cittadini. Ecco, l’Agenda delle città vuol dire condividere con le comunità locali, i sindaci e il territorio, i progetti principali per il Paese, i cittadini propongono i loro progetti e le amministrazioni li aiutano a realizzarli, come abbiamo fatto per un parco e altre realtà a Bologna. Socializzare il potere, quindi, non basta più redistribuire le risorse. E la sinistra non pensi di risolvere i problemi da sola, dall’alto, con governi che fanno trattative. Col referendum c’è stata una grande protesta, ma non è scontato che si riversi nel populismo, cerchiamo di intercettarla».

Secondo lei Renzi ha sbagliato?

«Sì, non avrebbe dovuto personalizzare così. E poi, da sei mesi insistevo perché aprisse sulla legge elettorale, lo ha fatto ma troppo tardi. Ha sbagliato anche Bersani, doveva fare come Cuperlo e dire: condividiamo il testo. Ora vediamo come sarà cambiata».

Il Pd è diviso anche sulla crisi, c’è chi vuole arrivare fino al 2018, chi vorrebbe un Renzi bis. Che ne dice?

«Io credo che sia necessario cambiare la legge elettorale come peraltro concordato nel Pd con lo stesso Renzi, e poi andare ad elezioni».

Lei vede un’alternativa a Renzi segretario Pd?

«Non penso che ci sia un’alternativa a Renzi segretario, ma il Pd deve guardare più a sinistra. Si vedrà al congresso, perché la prospettiva per me non è quella di creare due partiti. Si sta insieme con idee diverse, basta con questa vocazione della sinistra italiana a dividersi, è una dannazione».

Romano Prodi appoggia questo progetto quasi “ulivista”?

«Ne ho parlato con lui, lo trova interessante ma ribadisce che si è ritirato a vita privata. Non verrà il 19 perché non vuole riprendere l’attività politica».

Lei si candiderà nel Pd rinnovato?

«Farò il sindaco fine a fine mandato, non ho intenzione di candidarmi a niente ».

 

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