La rinascita di Corto Maltese

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Si intitola “Sotto il sole di mezzanotte” la nuova ballata dell’antieroe del fumetto. A vent’anni dalla morte di Pratt, Canales e Pellejro resuscitano il marinaio più amato

F a un po’ strano sapere che da oggi potremo leggere una nuova avventura di Corto Maltese, la trentesima dopo le 29 scritte e disegnate da Hugo Pratt, ma fu lo stesso artista ad ammettere che non gli sarebbe dispiaciuto se qualcuno avesse scritto qualche storia del suo mitico e romantico avventuriero. I due autori, Juan Diaz Canales e Rubén Pellejero, sono così riusciti a rendere il giusto omaggio alla memoria dell’autore italiano a 20 anni dalla sua scomparsa e a 27 anni dall’ultima storia del suo alter ego. La storia è ambientata nel 1915, subito dopo “Una Ballata del mare salato”. Corto Maltese parte per un viaggio nel Grande Nord americano sulle tracce di Jack London, lo scrittore che il bel marinaio taciturno aveva già incrociato nel 1905 in Manciuria, negli ultimi giorni della guerra russo-giapponese narrata ne “La Giovinezza”. Parlando di sé come autore Pratt aveva detto: «Sono un autore di “letteratura disegnata”. I miei dialoghi non sono quelli tipici del fumetto, si potrebbero trovare anche in un romanzo […] potrei essere un dialoghista e quindi soprattutto uno scrittore che sostituisce le descrizioni, l’espressione dei volti, delle pose, dell’ambientazione, con dei disegni. Il mio disegno cerca di essere una scrittura. Disegno la mia scrittura e scrivo i miei disegni». E proprio di “letteratura disegnata” si tratta: i dialoghi delle storie originali, adulti e letterari, sono sempre efficaci ed eleganti, con numerose citazioni colte, trame malinconiche e la partecipazione di personaggi storici (Jack London, Ernest Hemingway, Stalin). Figlio di un avventuriero inglese e d’una zingara di Siviglia, nipote di una strega dell’isola di Man, uso a «recitare per un pubblico invisibile», Corto Maltese è quindi un vero e proprio personaggio letterario in prestito ai fumetti. Marinaio, cittadino del mondo, con l’aria di chi la sa lunga sulla vita, l’eroe di Hugo Pratt non prende mai partito per nessuno, ma è in grado di capire e condividere le ragioni di tutte le cause, senza abbracciarne alcuna. Questa nuova storia, “Corto Maltese. Sotto il sole di mezzanotte” è un bellissimo fumetto con Canales alla trama e Pellejero ai pennelli (Rizzoli-Lizard 2015, pp. 112, 28,00 euro, ebook 8,99 euro), traduzione di Francesco Satta), una storia che imita perfettamente l’originale. «Non mi disturba l’idea che un giorno qualcuno possa decidere di continuare le avventure di Corto Maltese», raccontava Hugo Pratt a Dominique Petitfaux nel libro che riporta le loro conversazioni “All’ombra di Corto” e “Il desiderio di essere inutile”. Fumettoogo e professore di letteratura inglese a Parigi, per a ni ha intervistato Pratt nella sua casa di Losanna. E proprio al critico francese chiediamo ora un’opinione sull’avventura numero 30 di Corto Maltese.

Professore, Hugo Pratt si sarebbe goduto questa storia?
«Credo di sì. Lui attribuiva molta importanza alla prima e all’ultima frase di una storia. Nel 1990-91, quando preparavo con lui una raccolta di interviste sulla sua vita, aveva deciso (e a me toccava far sì che ciò fosse possibile) che il titolo del libro e le ultime parole dell’intervista dovessero essere: “Il desiderio di essere inutile” e che la prima frase da lui pronunciata sarebbe stata: “Conosco almeno tredici modi diversi di raccontare la mia vita”. Da qui deriva la mia domanda successiva: “Quale delle sue vite vuole raccontare?”».

È quindi corretto proporre una interpretazione nuova di Corto Maltese? Ci si può confrontare con un autore come Hugo Pratt, la sua opera e con il suo personaggio più importante?
«Lo stesso Pratt mi aveva detto che non si sarebbe opposto al fatto che il personaggio fosse continuato dopo di lui. La continuazione delle sue avventure ad opere di Pellejero e Canales è quindi legittima. La posizione di Pratt su questa materia è logica perché l’artista riteneva che i fumetti possono creare i miti – e questo è quello che sperava sarebbe diventato Corto Maltese. Per creare un mito però c’è bisogno che una serie di autori se ne occupino tanto che alla fine scompaiono dietro il personaggio. Questo è ciò che è accaduto con Don Juan (creato dall’autore spagnolo Tirso de Molina, ripreso da Molière, messo in musica da Mozart, ecc). Oppure, per fare un esempio più moderno e popolare, James Bond: tutti conoscono questo eroe, ma solo pochi specialisti sanno che il suo creatore è un romanziere britannico, Ian Fleming. Pratt ha voluto essere all’origine di un mito, il mito di Corto Maltese».

In cosa questo Corto somiglia a quello di Pratt e sotto quali aspetti se ne distanzia?
«Non si possono fare confronti. Come ogni artista, Pratt era unico e sarebbe ingenuo sperare di trovare Pratt nei suoi successori, ma questo non significa che i successori non siano all’altezza: Pellejero e Canales sono diversi, e proprio per questo non devono cercare di imitare Pratt al cento per cento: sarebbe impossibile e sarebbe un fallimento. Dobbiamo quindi accettare un certo grado di libertà da parte loro, che possono fare quello che vogliono con Corto tranne realizzare un’opera che sarebbe poco coerente con quelle di Pratt. Pellejro e Canales sono stati rispettosi del maestro, il loro Corto è diverso, ma non è in contraddizione con Pratt, questo è il punto. Dobbiamo anche tenere a mente che il tratto di Pratt, come ogni vero artista, si è evoluto nel corso del tempo: non c’è molto in comune – graficamente o in termini di tematiche – tra “La ballata del mare salato” e “Mû”: è un bene per Pellejero Canales che lo stesso artista abbia mostrato un Corto diverso dall’altro».

Secondo lei è giusta la scelta di non ambientarlo cronologicamente dopo l’ultima storia di Pratt? Dell’eroe si perdono le tracce dopo il 1926 e forse è convolto nella successiva Guerra civile spagnola. Qui, invece, si torna indietro al 1915.
«Sì, la storia è ambientata subito dopo “La ballata del mare salato”. È una scelta, perché no? Erano rimasti un paio di mesi di “liberi” nella cronologia della vita di Corto, e così sono stati completati! Questa nuova storia, dalla molteplicità di personaggi, ognuno con il suo scopo particolare, è anche un po’ come “La ballata del mare salato”: la potremo quasi chiamare una sorta di “Ballata della neve ghiacciata»!».

La storia comincia con Rasputin e Corto. Mi sembra che Rasputin sia l’altro lato di Corto, quello più oscuro ed estremo. In ogni caso, qui c’è un omaggio anche a lui?
«Sì, Corto è un personaggio misurato, flemmatico, scettico, che mantiene sempre una certa distanza nei confronti degli eventi. Così è stato conveniente per Pratt (!) affiancargli un personaggio che, a differenza di Corto, può dire e fare cose estreme. Loro due formano una strana coppia che intriga il lettore. E Pratt amava intrigare i suoi lettori, farli pensare, fargli porre delle domande (che è un modo di coinvolgimento in una storia)».

Pratt oltre che un grande artista è anche uno storico meticoloso che si documentava fino all’ossessione su periodi e luoghi precisi in cui poi ambientare le sue storie. E col suo tratto minimalista riesce a far notare tutto questo nelle tavole. Il lettore attento infatti nota i dettagli fondamentali. Lei ritrova questa caratteristica anche nel nuovo volume?
«Sì. Trovo che il contesto storico in questa nuova storia sia molto dettagliato e serio: è ricostruita bene una città come San Francisco, i personaggi reali si mescolano con quelli di fantasia (e come con Pratt, il lettore può esitare su questo o quel personaggio, chiedendo si se è reale o fittizio)». Rasputin, Jack London, Waka Yamada, oltre a tutti i personaggi più o meno inventati. Non le sembra una storia un po’ troppo piena di comparse? «Si può avere quest’opinione, ma che potrebbe essere perché inconsciamente si può dire anche che Pratt non avrebbe fatto così… Ma anche in questo caso penso che sia inutile chiedersi cosa sia e cosa non sia nello stile di Pratt… È nello stile dei successori. Altri autori di Corto Maltese ci potrebbero essere un giorno e il loro stile sarà ancora diverso. Se troviamo che la storia sia troppo denso, la si dovrebbe pensare “in se stessa”, come se le storie di Pratt non fossero esistite, senza il confronto con Pratt…».

Almeno la triste e rapida parabola di Ulkurib, il novello Rosbespierre campione della libertà di Inuit e meticci anglo-indiani contro il governo anglofono del Canada non meritava forse più spazio?
«Credo che se la causa degli Inuit e dei meticci fosse stata più sviluppata, il fumetto avrebbe assunto un contenuto politico forte, ma Pratt ha sempre voluto evitare la vignetta politica».

Pratt definiva i suoi lavori «letteratura disegnata». Si potrà ora dire lo stesso per i prossimi volumi di Corto Maltese?
«Esatto, “letteratura a fumetti” è l’espressione che più gli si addice, perché nelle sue storie la letteratura è molto presente, poi perché in Corto Maltese sono moltissime le allusioni a opere letterarie, a scrittori famosi e molto comuni sono anche i cammei: Corto incontra Jack London e Hermann Hesse! Mi sembra che iniziando la loro storia con una citazione del poeta Robert Service e dando un ruolo essenziale a Jack London (anche se si tratta di “vuoto”, dal momento che non compare mai nelle tavole), Pellejero Canales vogliamo proprio continuare su questa strada».

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