La placida Fermo di fronte all’efferatezza. Il caso di Emmanuel il giorno dopo

Cronaca
Fermo Emmanuel Chidi Namdi

Il senatore fermano Francesco Verducci: “Bisogna prendere di petto quello che è successo a Fermo: serve una grande mobilitazione civica di tutti coloro che credono nella democrazia”

Nella tranquilla Fermo, in una regione che raramente compare nelle cronache nazionali, la notizia dell’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi è arrivata come la classica doccia gelata. “Su questa città è caduto un macigno”, ha detto il sindaco Paolo Calcinaro. Un fatto terribile che stride in una città di nemmeno 40mila abitanti, dove c’è un discreto benessere e una tradizione di antica civiltà. A Fermo, da sempre centro accogliente e aperto all’integrazione, fino agli ultimi mesi, non c’erano mai stati episodi di intolleranza e di razzismo.

Ecco perché oggi i cittadini di Fermo sono più che sgomenti, come increduli.

Tuttavia nell’ultimo periodo, prima del fatto gravissimo di Emmanuel, tra le province di Fermo e Ascoli Piceno si sono registrati altri fatti preoccupanti come quello degli ordigni esplosivi di fronte a quattro chiese fermane o l’aggressione di due uomini bengalesi che vendevano rose in strada a San Benedetto del Tronto.

Cosa è permeato attraverso le maglie di una società come quella marchigiana da provocare fenomeni di questo livello? Il sospetto è che tanti messaggi distorti – come quello degli extracomunitari che rubano il lavoro – e la violenza verbale di molti slogan di alcuni gruppi politici (basti pensare alla campagna leghista sulle ruspe) possano aver segnato – come la goccia che scava la pietra – anche comunità che finora sono sempre state immuni a episodi di violenza, razzismo, intolleranza. “In questi mesi abbiamo assistito a una serie di episodi e aggressioni razziste sempre più frequenti e in particolare l’episodio di ieri è stato di una gravità spaventosa”, commenta il senatore fermano del Pd Francesco Verducci parlando con Unita.tv.

È difficile dire ora se si tratti di episodi collegati, ma di certo, “bisogna prendere di petto – dichiara il senatore dem – quello che è successo a Fermo: serve una grande mobilitazione civica di tutti coloro che credono nella democrazia, riaffermando i nostri valori con forza. Non è più tempo di fare spallucce di fronte alle battute e di scambiare atti di vera intolleranza per delle bravate”.

Di certo, si sta diffondendo sempre di più nella società civile e nella stessa politica un atteggiamento e un linguaggio violenti che evidentemente rischiano di minare tutte le comunità anche quelle che da sempre dimostrano una grande apertura al prossimo e hanno, sottolinea Verducci, “una grande tradizione di civiltà come Fermo”. Per questo “bisogna tenere alta la guardia, perché questa tossicità che viene fatta circolare non è mai giustificata. L’unico modo per sconfiggere il razzismo è parlarne, non far finta di nulla, bisogna denunciare chi strumentalizza le paure, chi utilizza l’alfabeto dell’intolleranza, della paura, perché questo che ci troviamo sul terreno è un clima di insofferenza che cresce e che è assolutamente ingiustificato”.

Oggi Fermo è l’epicentro italiano e quello che è avvenuto non solo non va messo sotto il tappeto ma va denunciato, raccontato – evidenza il senatore -, perché è una cosa che chiama in causa tutti noi; innanzitutto istituzioni e politica, ma anche i cittadini. Smettiamo di far finta di non sapere da dove arrivano questi ragazzi, che cosa hanno vissuto”.

La comunità marchigiana ha già risposto all’efferatezza del gesto di quell’estremista di destra con atti concreti. Come l’Università politecnica delle Marche che si è offerta di sostenere le spese per gli studi di medicina di Chimiary, la compagna di Emmanuel, che già in Nigeria studiava per diventare medico. E la stessa Fermo si sta attivando per una maggiore sensibilizzazione della popolazione, partendo dai giovani, sui temi della solidarietà e dell’integrazione.

E da fatti così efferati, devono continuare a nascere iniziative che non si fermino a gesti di circostanza e di rito, ma che segnino un cambiamento, un punto di non ritorno. Verducci insiste sulla necessità di una vera mobilitazione come quella che aveva coinvolto tutta Italia dopo la morte di Jerry Masslo, il rifugiato sudafricano assassinato da un gruppo di criminali nel 1989 a Villa Literno, nel casertano. Quel fatto gravissimo portò una riforma della normativa per il riconoscimento dello status di rifugiato. “L’episodio di Emmanuel è grave quanto quello e quanto quello deve servire a scuotere le coscienze. Non ci può essere una reazione di rito, dei comunicati e poi tutto viene rimosso. Ci vuole una grande mobilitazione nazionale, bisogna che tutte le forze politiche e sociali prendano coscienza del clima che c’è nel Paese e tutte quante si mobilitino in maniera straordinaria”.

E che si arrivi a una proposta politica di spessore: “Penso ad esempio a quel vuoto di mesi e mesi che troppe volte si crea dall’arrivo di questi ragazzi nel nostro Paese al riconoscimento di status di rifugiati e su questo ho presentato anche un’interrogazione parlamentare. In quei mesi di attesa – aggiunge Verducci – noi li lasciamo nell’illegalità e questo non va bene, altrimenti si alimenta un circuito vizioso”.

Si riparte da Fermo, quindi, per far ripartire le politiche sociali e la solidarietà di un intero Paese. “Il tema è lanciare una mobilitazione molto forte di tutti: cittadini, associazioni, forze sociali, partiti. Non dobbiamo avere paura di farci vedere lì come forza politica: questo è il momento di stare in campo – dice Verducci – e di fermare una spirale del silenzio che altrimenti ci porta a fondo”.

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