La modernità vista da Thegiornalisti: “Più Alain Delon e meno Balotelli”

Musica
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Parte stasera dalla Capitale “Dentro il Paradiso”, il tour del gruppo romano che spiega a Unità.tv il senso della propria musica: “Le nostre canzoni sono la nostra verità. Eros e malinconia, amare e fare sesso sono la vita che viviamo”

La prima volta che ho visto i Thegiornalisti ero a Roncobilaccio, all’Autogrill nel parcheggio. Erano di ritorno a Roma da qualche data, la nebbia stagliava silenziosa sui pini e molti austriaci si facevano le foto tra i sacchi dell’immondizia. Non sembrava un’occasione ottima per stringergli la mano e infatti non lo feci. Li avevo sentiti un paio di volte da qualche profilo amico su Facebook e avevo apprezzato molto quei suoni diversi, quelle parole incisive, quel moto costante di ricerca e perfezione stilistica, che rende la loro musica elegante, compatta, mai inappropriata.

Quel camioncino bianco perso in mezzo agli Appennini mi sembrò un segnale mistico. Era la Roncobilaccio di Bomba o non bomba, era lo stesso posto frequentato da milioni di automobilisti del mondo ad avermeli fatti ritornare in mente. Osservando il loro intenso lavoro live, più di settanta concerti lo scorso anno e il grande successo di Furicampo, ormai il gruppo romano non è più una realtà sfuggente ma una bella consuetudine.

Così come una bella sorpresa sarà Dentro il Paradiso, il tour acustico di Tommaso Paradiso voce dei Thegiornalisti, che racconterà le sue canzoni, interpretandole come le aveva pensate quando le scrisse. Un ritorno alla genesi dei brani, dando risalto alle parole e a tutte le emozioni che suscitano. Un tour domestico quasi, avvolto in un mood intimo e disteso, dove una chitarra acustica sarà una cassa di risonanza per conoscere tutto quanto quello che c’è nel mondo dei Thegiornalisti, che fuggono alla retorica così amata dal mondo dello spettacolo. Stasera sarà al Cohouse di Roma, uno spazio incastonato sulla Casilina Vecchia, e poi a novembre riprenderà a percorrere lo Stivale in lungo e in largo. Prima di partire però c’è stato spazio per una chiacchierata.

Che rapporto avete con Roma, la vostra città, sia a livello letterario che a livello di quotidianità?
Diciamo che di Roma abbiamo il cuore, la pigrizia, il romanticismo, la buffonagine. Il cazzeggio da romani doc, se permetti, il non prenderci tanto sul serio, l’essere molto compagnoni di tutti, Venditti, la Lazio, la Roma, il tifo, lo stadio, i licei, le battute dei film di Verdone, il Lungotevere, il mare a pochi chilometri dalla città. Musicalmente magari sembriamo più di scuola bolognese, mentre per fare della musica un lavoro siamo dovuti andare a Milano.

C’è nei vostri testi l’amore urlato, malinconico, spesso irreale, un amore tradito o un sesso vissuto con totalità. Quanto a tuo avviso è più complesso per narrare tutto questo rispetto ai vostri colleghi di qualche anno più grandi?
Non c’è una questione di complessità quando scrivi una canzone. Per noi c’è solo una questione di onestà. L’opera d’arte in generale, un quadro, una canzone, una poesia devono essere onesti, credibili, sinceri, diretti, in qualche modo anche semplici. Per noi, sia chiaro. Tutto quello che raccontiamo nelle canzoni è frutto della nostra verità, di quello che viviamo e che facciamo. Tant’è che quelle poche canzoni dei vecchi dischi dove non abbiamo rispecchiato questi criteri non sono state capite, giustamente, e neanche apprezzate. Eros e malinconia, amare e fare sesso sono la vita che viviamo.

“La mia malinconia è tutta colpa tua”, è un verso della vostra Fine dell’estate e proprio la malinconia sembra abitare parecchio nel vostro disco. Quella per gli anni ’80, per gli amori passati, per una luce differente è solo voglia di passato o rifiuto del presente?
Non c’è nulla di passato in quella canzone. È tutto presente. Le biciclette Atala le vediamo tutti i giorni sul lungomare di Ostia, di Fregene o nel centro di Milano. La malinconia non va confusa con la nostalgia. Gli anni ’80 sono legati ai film e ai cartoni giapponesi con cui siamo cresciuti, fanno parte del nostro bagaglio culturale. Vedevo su Facebook come la gente sia impazzita per la questione di Ritorno al Futuro. È un film uscito nel 1985 ma lo sentiamo oggi tantissimo ancora nostro.

Come si fa a vivere la modernità senza fare schifo?
Cercando almeno di vestirsi bene. Dignitosamente, una certa eleganza normale, cercando di avere gusto, seguendo i modelli giusti. Che ne so, Marion Cotillard invece di Tina di Uomini e donne. Alain Delon invece di Mario Balotelli. Seguire la Francia in sintesi. Abbinare bene i colori, non usarne mille, ne bastano due. Gusto, stile. Sobrietà: la più grande stravaganza.

A livello letterario quali sono i tuoi, i vostri riferimenti stilistici?
Nessuno. Sono onesto. Musicalmente te ne potrei citare cento, a livello letterario nessuno. Sono sempre stato molto personale sin dai temi delle scuole medie. Mi piacciono le frasi principali. I punti. Al massimo le virgole. Poche secondarie, quasi mai, quindi poche congiunzioni.

Quanto vi trovate a vostro agio nel mondo della musica e di quella che un tempo era definita “scena indipendente”?
Mah… questa questione è abbastanza risolta nell’irrisolto. Ovvero: c’è chi ha un certo tipo di scrittura e fa parte del mainstream, c’è chi ne ha un’altra e fa parte del cosiddetto mondo dell’indipendente. Noi siamo un po’ nel mezzo. Vediamo se riusciremo ad imporci al grande pubblico con questo tipo di poetica. Alla fine siamo un gruppo stra pop. Piacciamo a Radio Deejay e alle persone che ci venivano a sentire al circolo degli artisti quattro anni fa. Fondamentalmente noi crediamo che una canzone bella veramente bella può arrivare e piacere veramente a tutti.

Una curiosità: ho sentito in un’altra intervista che l’album si sarebbe dovuto chiamare “Fregene”. Poi cosa è successo?
Poi è successo che forse, con quel titolo, sarebbe stato un disco prevenutamente ascoltato con l’attesa di sentirci dentro qualcosa di esclusivamente romano. Sarebbe stato forse una forzatura, troppo ridondante. Con Fuoricampo respira di più, è più libero.

I Thegiornalisti aprendo la finestra di casa cosa vorrebbero trovare?
Lo stadio Olimpico.

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