“La mia sfida a Napoli, con una nuova generazione”. Parla Valeria Valente

Amministrative
valente

Intervista alla deputata Pd Valeria Valente, candidata alle primarie: “Bassolino è ritorno al passato, il centrodestra non va oltre il ballottaggio”

Onorevole Valeria Valente, con quali parole d’ordine nasce la sua candidatura alle primarie del centrosinistra a Napoli?

«Vorrei che nei prossimi cinque anni Napoli riuscisse a diventare una metropoli europea, una città moderna, efficiente e dinamica dove sia meno faticoso di oggi vivere, lavorare e studiare ma anche e soprattutto investire, dopo gli anni di immobilismo cui ci ha costretto De Magistris. Un’amministrazione comunale ha il compito di costruire le condizioni perché questo sia possibile, anche attraverso una politica fatta di cose semplici ma concrete. Penso per esempio a servizi efficienti in una logica di area metropolitana, in primis al trasporto pubblico. La sfida vera deve essere quella di aumentare finalmente la raccolta differenziata, e in ogni caso di completare la costruzione del ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Così come poter mandare i propri figli in scuole sicure, lo dico da madre di un bimbo di sei anni, è un diritto irrinunciabile. Napoli poi deve anche riappropriarsi della sua bellezza, rilanciando ad esempio il progetto Sirena per rimettere in sesto le bellissime facciate dei palazzi storici delle città. Cerchiamo nuove modalità di finanziamento per la rigenerazione urbana, riqualifichiamo una piazza in ogni quartiere, ogni anno: se sapremo riportare luci e attività commerciali in certe zone, se riempiriemo certi vuoti questo sarà la precondizione per evitare una escalation della questione sicurezza».

Le risorse scarseggiano, come attuare questi progetti?

«Innanzitutto usando meglio le sinergie istituzionali, a partire da un più virtuoso rapporto con Regione e governo e da un migliore utilizzo dei fondi Ue: in questo senso l’amministrazione uscente ha condannato Napoli alla marginalità. E chiedendo alle forze sane e produttive della città di mettersi in gioco, senza aprire un conflitto anche con loro, agitando troppo spesso lo spauraccio dei poteri forti e delle “mani sulla città”: una politica forte non teme il confronto».

Renziani e orfiniani la sostengono, non così altre componenti del Pd. Queste divisioni la preoccupano?

«Sono nella tradizione del partito a Napoli, il consenso sul mio nome però è uno dei più grandi da quando è nato Pd. C’è da dire fondamentalmente che queste primarie non possiano tenerle tutte dentro al Pd, dobbiamo parlare anzitutto agli elettori: io e la squadra che mi ha candidato abbiamo le carte in regole per conquistare molti disillusi, che in questi anni hanno cercato il Pd trovandolo troppo distante, forse distratto da lotte interne e dinamiche congressuali. E per attrarre elettori anche oltre il Pd, visti i fallimenti dei 5 stelle e centrodestra, e grazie anche al lavoro che sta faendo il governo. Ho 39 anni, il mio è un profilo giovane – ma non improvvisato: sono stata dieci anni consgliera comunale, poi assessore, oggi deputata -, la mia è una generazione nuova, che non chiede più ma si mette in gioco in prima persona, per portare Napoli avanti. Il confronto tra i nomi comunque non può che fare bene al Pd, vediamo poi chi sarà effettivamente in corsa».

Bassolino è in campo già da due mesi, non teme una campagna tutta in salita? Un punto su cui si sente distante dal suo ex mentore?

«Non credo nei ritorni al passato, e soprattutto penso non ci credano i napoletani, che invece vogliono guardare avanti, aprire un nuovo libro, di cui io vorrei essere la prima pagina, insieme a tutta una generazione che è con me. Con Bassolino dissento su Bagnoli, lì abbiamo sbagliato: il progetto era troppo ambizioso, utopistico, con un parco troppo grande, alberghi previsti in posti sbagliate, insomma non competitivo per il mercato. L’immobilismo e i veti: non si può esserne ostaggio».

Il centrodestra è in difficoltà in molte città, il suo stato di salute a Napoli?

«Qui può essere sempre competitivo, mai sottovalutarlo: però la sua situazione attuale mi pare abbastanza critica. L’unico nome in campo è quello di Gianni Lettieri, un altro brillante ritorno al passato, già candidato contro De Magistris: perché dovrebbero tornare su chi hanno già bocciato? Potrà arrivare al massimo al ballottaggio. E poi il centrodestra è diviso, in questi anni ha latitato senza saper diventare protagonista, ora è reduce dalla sconfitta alle regionali».

Vedi anche

Altri articoli