“La mia febbre del sabato sera”, parla Gigi Proietti

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Intervista al mattatore romano che stasera su Rai1 condurrà la seconda puntata di “Cavalli di battaglia”: “Che faticaccia…”

“Che faticaccia, ore e ore di prove e poi la febbre, la tosse… però ce l’abbiamo fatta. La puntata è stata registrata e penso che quella di stasera sarà molto vivace. Sì, una serata carina”. Poi ci ripensa e dice: “Be’ carina forse è un termine un po’ strano, insomma secondo me quando ci si diverte le cose vengono bene”.  Gigi Proietti incrocia tutte le dita, “dopo il successo di sabato scorso è difficile replicare quei dati di ascolto. Insomma, speriamo bene”.

La prima delle tre puntate di Cavalli di battaglia – lo show che va in onda in prima serata su Rai1 e che segna il ritorno in tv di Gigi Proietti dopo ben 26 anni – è stata seguita da 5 milioni 43 mila telespettatori realizzando 21.46 punti di share. Quasi quanto il programma di Maria De Filippi, C’è Posta per Te, che su Canale 5 ha totalizzato 5.318.000 telespettatori, share 24,83%.

Non era scontato che “Cavalli di battaglia”, nato da un suo omonimo spettacolo per festeggiare i 50 anni di carriera, sarebbe stato un successo anche in tv…

“Eh no, non era scontato. Una bella sfida. Quando ho saputo i dati di ascolto mi sono sentito al settimo cielo perché l’ottavo non c’è. Durante le puntate accade un po’ quello che succede nei miei spettacoli: metto insieme tanti generi, dal monologo alla poesia. Per me è sempre una grande emozione andare in scena, poi se ci sono anche le mie figlie…”.

Eh già, Carlotta e Susanna, che fanno parte della compagnia teatrale “Cavalli di battaglia” con Marco Simeoli e Claudio Pallottini. E poi c’è il corpo di ballo che segue le coreografie di Fabrizio Mainini e l’orche – stra di 40 elementi da Mario Vicari e tanti tanti ospiti, per esempio Renzo Arbore. Cosa combinerete insieme stasera?

“Era scritto nel destino che io a e Arbore avremmo fatto qualcosa insieme, siamo amici da tanti anni. Lui è divertimento, è l’aspetto più leggero e goliardico dello show, che ha anche qualcosa di più serio. Con Arbore ricorderemo il periodo dei night club e ci saranno le sue canzoni s toriche…”.

Quali saranno gli altri ospiti?

«Ci saranno Max Tortora, Lillo e Greg, Enrico Brignano, Bianca Guaccero, Neri Marcorè. Rispetto al mio spettacolo teatrale la novità è proprio la presenza degli ospiti. E devo dire che in questo ruolo di conduttore non mi sento molto a mio agio. Comunque, diciamo che lo show è un mix di tradizione e di contemporaneità”.

A quanto pare è stata una scelta vincente.

“Io penso che tendiamo a sottovalutare il pubblico. Sento dire spesso che il pubblico non capisce. Anche l’esperienza del Silvano Toti Globe Theatre a Roma (che dirige ormai dai tempi di Veltroni, ndr), ci insegna che non è così e ci dice che il pubblico vuole vedere cose ben fatte. Bisogna avere fiducia”.

Il suo pubblico la ama molto. Conosce le sue battute a memoria.

«Il teatro “popolare” è anche questo, un rapporto d’amore reciproco fra attore e pubblico. Nel corso degli anni ho visto famiglie crescere: genitori, figli, nipoti… ormai sono dei clienti”.

Gigi, ma quando ha capito che nella vita avrebbe fatto l’attore?

“Non l’ho capito subito. All’inizio recitavo per gioco. Giancarlo Cobelli mi chiamò per cantare in uno spettacolo, io ero ancora uno studente. Lo feci e mi divertii ma vidi anche che cominciavano ad arrivare altre proposte. Così ho capito che lo spettacolo drammatico – perché ho fatta anche quello – mi appassionava davvero. Cominciai a mettermi per conto mio perché è bene sbagliare da soli. Poi mi ci sono trovato dentro”.

E ha dovuto dire addio alla laurea in legge.

“Non sarei mai diventato un avvocato, al massimo un impiegato. A quei tempi i genitori per il proprio figli sognavano un posto fisso. Anche oggi in realtà, ma lasciamo stare… almeno allora c’era la voglia di trovarlo un lavoro, oggi invece c’è rassegnazione. Comunque, quando i miei mi videro recitare non è che fecero salti di gioia, non erano contrari ma preoccupati. Non capivano. Non erano mai stati a teatro, allora era una roba d’élite. La prima volta che io ho messo piede in un teatro avevo 21, 22 anni”. In tutti questi anni di teatro, qual è stata la sua più grande soddisfazione?

“La prima è stata di A me gli occhi please, che credo sia stato uno spettacolo spartiacque non solo per me ma per il teatro. E poi il Globe Theatre con le sue 64mila presenze”.

E poi immagino ce ne siano state tante altre, come quella volta che Eduardo venne a vederla.

“Be’ si. Era rarissimo vedere Eduardo a teatro. Io ero molto giovane e lui era seduto in prima fila. Allora c’era il Teatro Tenda, che poteva registrare fino a 500mila presenze. Oggi sarebbe impensabile e mostruoso”.

Diciamo che Roma è cambiata molto. Cosa si aspetta dalla giunta Raggi?

“Sono in attesa e con me tutti i romani attendono con pazienza. Io capisco che sia complicato governare Roma, ma vogliamo cominciare a sapere qualcosa. Possibile che stiano ancora lavorando? Deve esserci una progettualità generale: come deve essere questa capitale? Non è normale questo clima di attesa, credo che con serietà sia arrivato il momento di pensare ad un grande progetto. E devono farlo tutti i cittadini, non solo i romani”.

C’è un erede di Proietti?

“Intanto c’è Proietti. Non credo ci sia un erede, semplicemente perché non c’è nessuno con una storia simile alla mia. Ma di attori bravi, giovani, ce ne sono, anche nella fiction, nella televisione”.

Prossimi progetti?

“Probabilmente una nuova stagione della fiction Una pallottola nel cuore, poi sto preparando il programma estivo del Globe Theatre, che, chissà, magari potrebbe avere anche una stagione invernale, ma stiamo cercando un posto. Infine c’è Cavalli di battaglia che proseguirà a girare nei teatri”.

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