La forza di Tawakkul Karman: Nobel per la Pace in lotta per le donne

Diritti umani
NEW YORK, NY - OCTOBER 19:  2011 Nobel Peace Prize winner Tawakkul Karman from Yemen smiles during a meeting with United Nations Secretary-General Ban ki-moon at U.N. headquarters on October 19, 2011 in New York City. Karman was awarded the prize for her actions during the Yemen uprising and is often called the "mother of Yemen?s revolution."   (Photo by Mario Tama/Getty Images)

Così la 32enne yemenita vuole tenere viva l’eredità delle Primavere Arabe

Parla con la passione  e la forza di chi lotta senza mollare mai. Tawakkul Karman, madre della primavera araba in Yemen, sorride spesso e quando ti racconta cosa succede nel suo Paese il suo sguardo è rivolto al futuro. Il lavoro che invece questa giovane attivista sta facendo, a cui è stato nel 2011 riconosciuto il  Premio Nobel per la Pace, è tutto radicato nel presente. Ed è dedicato alla difesa dei diritti delle donne e alla piena affermazione dei diritti di pensiero.

La sua missione ha fatto storia in Yemen: è stata spesso arrestata per le sue proteste a favore della libertà e della democrazia, riuscendo a portare anche l’attenzione internazionale su temi di fondamentale importanza. Rimane storico il gesto simbolico che fece alla Conferenza sui diritti umani del 2004 quando togliendosi il niqāb (il velo semi-integrale ndr) è diventata di fatto portavoce mondiale per i diritti femminili.

IMG_5137Tawakkul è stata oggi protagonista di una serie di colloqui in Italia promossi dalla Fondazione EYU. Dalla vice Presidente del Senato Valeria Fedeli al sottosegretario agli esteri Enzo Amendola, da Giacomo Filibeck, vice Segretario Generale PSE a Jens Orback, segretario Generale dell’Olof Palme International Center (qui la sua intervista). Senza dimenticare i colloqui con deputati Khalid ChaoukiMario Marazziti.

Al centro degli incontri le tematiche inerenti la tutela e la promozione dei diritti umani, il contrasto e la prevenzione della violenza e delle discriminazioni contro donne e bambine, il ruolo delle donne nei processi di costruzione di pace e sicurezza.

 

IMG_5131Ma è stato nel faccia a faccia con alcune giornaliste italiane che Tawakull, che nel 2005 fonda l’associazione per i diritti umani “Women Journalists Without Chains” in difesa della libertà di stampa e di espressione,  ha approfondito i temi più scottanti. Dal terrorismo alla guerra per procura fino al ruolo della comunità internazionale.

Il ruolo delle donne

“Le donne lottano contro i governi, contro i religiosi e contro le tradizioni. L’educazione scolastica è il tassello fondamentale da tenere a mente. Il processo internazionale di riconciliazione nel Paese e nel mondo arabo può partire solo con il superamento della povertà formativa che ci affligge ancora. La giustizia e l’equità sociale sono ancora oggi terreno di conquista e le donne sono in prima linea.  Solo così tutte le donne in Medio Oriente potranno lottare consapevolmente per la pace e la libertà”.

La giustizia di transizione e la pace sostenibile

“In Yemen viviamo sulla nostra pelle il conflitto fra le milizie Huthi e gli alleati del presidente Abd Rabbu Mansour Hadi, appoggiati dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita. In mezzo ci sono i civili intrappolati nella crisi umanitaria. E’ necessario che le milizie presenti in Yemen si ritirino: serve, inoltre che chi è responsabile di crimini venga garantito alla giustizia per evitare che possa ricoprire cariche istituzionali. Una volta che questo si realizzerà tutti potranno far parte del processo politico e democratico yemenita”.

Il ruolo della comunità internazionale

“Confidiamo nel ruolo dell’Europa. E’ necessario reagire in modo positivo alle manifestazioni per i diritti civili, cerchiamo un sostegno immediato da parte della comunità internazionale ai tentativi di soffocare i movimenti per la libertà. Ci aspettiamo che l’Europa, e l’Italia in primis, reagisca con forza e chiarezza alle dittature e alle repressioni”.

Terrorismo

“Il terrorismo è frutto dell’ingiustizia, dell’incomprensione religiosa e della corruzione. Se non si interviene complessivamente sarà difficile estirpare il terreno fertile di questa piaga che affligge i territori locali e minaccia globalmente la democrazia e la libertà di ogni popolo. E’ importante ribadire che il terrorismo non rappresenta il mondo islamico e che per combattere terrorismo e dittatura abbiamo a disposizione una preziosa eredità: quella che ci hanno lasciato le Primavere Arabe e che metteremo a frutto”.

 

 

 

 

 

 

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