“La dignità ha sconfitto anche la camorra. Ora ridateci un futuro”

Lavoro
Una delegazione di lavoratori Whirlpool e amministratori del comune di Carinaro in piazza San Pietro durante l'Udienza generale di Papa Francesco, Citta' del Vaticano, 3 giugno 2015. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Intervista a Monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa dal 2011: “Prima Indesit, poi Whirlpool: finisce un incubo, si apre una speranza”

“Finisce un incubo, si apre una speranza che per essere concretizzata necessita che tutti guardino al bene comune: il riscatto di questa terra”. Monsignor Angelo Spinillo è vescovo di Aversa dal 2011. Negli ultimi due anni ha dovuto affrontare due crisi industriali fortissime: prima Indesit, poi Whirlpool. Entrambe hanno messo a repentaglio gli 800 posti di lavoro di Carinaro. E lui, originario della vicina provincia di Salerno, è stato in prima fila con “le maestranze” con un unico obiettivo: “Allontanare la malavita e dare un futuro alla nostra terra”.

Monsignore, domani (stamattina, Ndr) a palazzo Chigi verrà firmato l’accordo che salva lo stabilimento di Carinaro. Cosa significa per la comunità della sua diocesi?
“Si tratta di un momento importante che segna  la fine di un incubo e che può dare speranza e futuro a tutto quanto un territorio che in questi mesi ha sofferto ma non si è piegato ed ha saputo farsi ascoltare. Il lavoro dalle nostre parti è ancora più importante per la stessa vita quotidiana delle persone e delle famiglie”.

Uno degli slogan dei sindacati durante gli scioperi e le proteste a Carinaro è stato: “Senza il lavoro, c’è solo la camorra”. Lo condivide o è eccessivo?
“Non è eccessivo, ma non lo sento così determinante. E’ chiaro che in un territorio come il nostro, se mancano le possibilità, ognuno cerca alternative dove le può trovare. E rivolgersi al mercato illegale con il solo scopo di continuare a sopravvivere. Dove manca lo Stato, la camorra si afferma. Ma ormai le organizzazioni criminali lavorano maggiormente corrompendo i responsabili delle istituzioni più che procacciando lavoro. Per questo credo l’equazione “niente lavoro, arriva la camorra” non sia così assoluta. Detto questo, ribadisco, il rischio che i disoccupati si rivolgano alla camorra per tirare avanti era ed è reale”.

Riavvolgiamo il nastro. Qual è stato il momento più difficile di questi mesi?
«Il momento più difficile è stato certamente quando è arrivata la notizia. Come una doccia fredda ci è stato comunicato che qui si chiudeva tutto, che lo stabilmento di Carinaro sarebbe stato dismesso con 800 persone senza lavoro, senza contare le centinaia che lavorano nell’indotto. Lì c’è stato un sussulto e anche io sono andato davanti alla fabbrica con le maestranze per far sentire la vicinanza mia e della chiesa tutta. La cosa grave è che solo pochi mesi prima c’eravamo trovati in una condizione simile con l’Indesit».

Indesit, azienda italiana che ha venduto alla Whirlpool non rispettando, almeno inizialmente, l’accordo che non prevedeva alcun esubero. Lei ha mai avuto contatto diretti con l’azienda?
«No, direttamente mai. Mi sono limitato a far sentire la voce della nostra gente e a chiedere alla Prefettura della Casa Pontificia che gli operai potessero essere in piazza San Pietro con i loro striscioni il 3 giugno. Quel giorno papa Francesco ha deciso di citarli, appoggiando la loro lotta. Il giorno dopo è arrivata la notizia che qualcosa di quel piano che sembrava immodificabile si sarebbe potuto rivedere. Non so se la mia voce sia arrivata alla proprietà, immagino che quella del santo padre abbia influito, ma non ho modo di confermarlo. Di sicuro quella richiesta di ascolto ha avuto una dimensione insperata e ha prodotto una inversione di tendenza da parte dell’azienda che in pochi si attendevano».

La protesta degli operai è stata dura, senza mai però trascendere. Una dimostrazione di dignità in questi tempi bui. Concorda?
«Sì, la protesta dei lavoratori anche nei momenti più duri è stata sempre improntata alla correttezza, lo testimonia il modo in cui gli operai e i loro rappresentanti sindacali sono sempre stati alla ricerca del dialogo. La dignità di queste persone alla fine ha avuto la meglio. Ora si apre una speranza a cui tutti devono contribuire camminando su una strada che deve portare ad un futuro sostenibile per la nostra terra».

Sta dicendo che anche la vostra comunità tutta deve fare autocritica per quello che è successo?
«Sa, noi meridionali siamo considerati quelli che vivono alla giornata, questa vicenda ci ha costretto a guardare con più attenzione al futuro. Uno sforzo che può avere conseguenze positive sulla nostra indole. Già ai tempi delle manifestazioni per la chiusura di Indesit io chiedevo a tutti di fare questo sforzo. Quarant’anni fa qui è arrivata l’industria. Ad essa sono stati dati terreni e facilitazioni. Ora dobbiamo capire quale può essere il futuro di questa terra. Se sarà ancora l’industria, tutti gli attori in gioco, dalle istituzioni agli imprenditori, dal governo alla comunità, devono impegnarsi per il bene comune. Diversamente va chiarito come cambiare, ma sempre tenendo presente l’interesse comune della comunità che va messo davanti a tutto».

Non è quindi totalmente ottimista sul futuro. Vede un cono d’ombra?
«Dico soltanto che gli impegni dell’azienda non consentiranno a tutti di tornare a lavorare e quindi va trovata una prospettiva anche a chi rimane fuori. Il governo, che anche con il presidente Renzi molto si è impegnato per la soluzione della vertenza, deve indicare una strada percorribile anche a queste persone che non possono essere lasciate sole».

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