“Kahbum”: la web serie su come si scrive una canzone

Musica
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Due musicisti, chiusi in in una stanza, alle prese con la scrittura di un brano musicale partendo da un titolo scelto dalla redazione: questi gli ingredienti di “Kahbum”. Abbiamo parlato con gli ideatori della web serie

Cosa succede nella testa di un musicista nel momento della “creazione”? Non siamo ancora in grado rispondere. Ma da qualche mese a questa parte possiamo essere i privilegiati osservatori di qualcosa che ha a che fare da vicino con la magia del processo creativo.

E questo grazie a Kahbum: “Se la musica fosse un paesino Kahbum sarebbe il bar. Due musicisti si incontrano dentro una stanza dove trovano una busta con dentro un titolo. Da quel momento hanno 90 minuti per scrivere un pezzo. Volevamo creare un format che avesse al centro le canzoni e le loro parole più che i cantanti e i loro vocalizzi. Gli italiani sono bravi a scrivere, non a fare le rockstar. L’idea è quella di mettere gli artisti in condizione di collaborare per creare qualcosa insieme piuttosto che di competere. Nel nostro piccolo cerchiamo di proporre un modello di spettacolo musicale alternativo ai talent-show. A Kahbum non ci sono giudici, non ci sono vincitori o perdenti, ci sono solo musica e parole.” Così ci raccontano il progetto Kahbum i ragazzi che lo hanno ideato e realizzato; si tratta a tutti gli effetti della prima web serie musicale che racconta come nascono le canzoni, un esperimento che si sta rivelando ricco di sorprese. Loro sono cinque amici di stanza a Roma, fondatori dell’agenzia di comunicazione NECOS: “Ci siamo specializzati nel videomaking e nella comunicazione web – ci dicono – finché un bel giorno ci siamo sentiti pronti ad affrontare la produzione di un progetto ideato, realizzato e promosso interamente da noi. Il bello di Kahbum è che ogni episodio è differente e completamente imprevedibile. Inventiamo criteri sempre differenti nella formazione delle coppie dei musicisti che scriveranno insieme la canzone, e anche nella scelta dei titoli dei brani, in modo che ci siano sempre nuovi motivi d’interesse.”

Spesso l’interazione tra gli artisti dà luogo a dei momenti esilaranti: “Vedere Giancane e Lucio Leoni comporre insieme una canzone dal titolo “Adotta un fascista”, ad esempio, è stata una delle cose più divertenti che ci siano mai capitate. I due musicisti erano già amici pur non avendo mai collaborato prima e fin dai primi minuti hanno trovato un’intesa tale che avremmo potuto pubblicare i 90 minuti in versione integrale e il pubblico avrebbe riso dall’inizio alla fine, proprio come abbiamo fatto noi durante le riprese. Con Margherita Vicario e Lucio Corsi invece abbiamo messo insieme due artisti che non si erano neanche mai visti. Hanno dovuto fare i conti con una prova più complessa e difficile, se vogliamo, ma ne è uscito un pezzo di una originalità e di una raffinatezza francamente sorprendenti.”

Il fuoco del progetto Kahbum è puntato su musicisti che alimentano il grande bacino della cosiddetta musica indipendente italiana; dietro a questa scelta c’è un preciso orientamento culturale: “La scena musicale italiana sta vivendo un bel periodo – ci spiegano gli autori della web serie – caratterizzato da un grande desiderio di originalità e autenticità e soprattutto da un corposo ritorno del pubblico alla fruizione live della musica, che arriva dopo un lungo periodo di sale concerto mezze vuote. Da parte loro i talent show creano una sorta di tappo, occupando con i loro cantanti molti degli spazi che fisiologicamente si aprono ogni anno nel mercato musicale per i nuovi talenti. Non è un caso infatti che i grandi eventi della musica italiana, uno su tutti il festival di Sanremo, siano letteralmente invasi da artisti legati in qualche modo al mondo dei talent. Purtroppo un sistema che pretende di costruire a tavolino i propri talenti, oltretutto secondo schemi orientati al solo profitto, perde la capacità di creare contenuti autentici, innovativi e originali. A noi non interessa questa ipotetica separazione tra artisti mainstream e non: ci interessa quello che hanno da dire e come lo dicono, indipendentemente dai numeri che fanno. Dobbiamo però riconoscere che nel fermento della musica indipendente si trovano musicisti e personalità più originali, forse più coraggiose.”

In questa ricerca di una via alternativa al mainstream e ai talent, i ragazzi di Kahbum sono sicuri di andare incontro a una richiesta tangibile di qualcosa di diverso; e la loro certezza deriva da un metodo altamente empirico: “Sappiamo che esiste un vasto pubblico alla ricerca di contenuti come quelli che vogliamo proporre. Lo sappiamo perché noi per primi ne facciamo parte”.

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