“Io, quella sera di sette giorni fa a Parigi”. Parla Menichini, testimone al Bataclan

Terrorismo
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Un cronista d’eccezione nella notte più drammatica degli ultimi anni

Che Stefano Menichini fosse un grande giornalista di carta stampata lo si sa da anni, ma che fosse anche un eccellente cronista radiotv lo si è capito quel tragico venerdì 13 di Parigi. Era nella capitale francese per una vacanza, Stefano, ma quella notte non ha esitato un attimo ad andare a vedere cosa stava succedendo, e quindi a raccontarlo alle tv che lo chiamavano dall’Italia per una diretta drammatica e certamente non prevista. Ci parliamo, con Menichini, sette giorni dopo la notte di Parigi.

Dov’eri quella sera?

Ero a Parigi per una piccola vacanza familiare, in una casa vicino a Notre Dame, stavo vedendo la famosa Francia-Germania in tv e a un certo punto hanno cominciato ad arrivare le prime confuse notizie. Notizie confuse, anche attraverso Twitter, poi via via più chiare, il tutto intrecciato ai primi messaggi di parenti che chiedevano che situazione ci fosse, come stavamo… Poi quando sono arrivate le notizie sull’attacco al teatro Bataclan sono uscito.

Il Bataclan non è lontano da dove ti trovavi.

Infatti, sono solo due fermate di metropolitana, fino alla Bastiglia, di lì sono andato a piedi verso boulevard Richard Lenoir. Conoscevo bene quella zona, che è quella di Charlie Hebdo, dove ero stato a gennaio dopo l’attacco al giornale satirico. E sono arrivato a 200 metri dal teatro dov’era in corso il blitz. Sono stato fra i primi giornalisti ad arrivare, perché come ho detto ero abbastanza vicino.

E lì che scena hai visto?

Si era capito che era in corso il blitz, ho sentito raffiche e esplosioni. Naturalmente non mi hanno fatto avvicinare, a un certo punto io e altri colleghi abbiamo provato a forzare – ero proprio in diretta credo su Skytg24, si è sentito il poliziotto che ha urlato di fermarsi. Però lì in realtà la situazione era abbastanza ferma, prima che arrivasse un mostruoso corteo di macchine e blindati, erano i ministri, ma questo è avvenuto un po’ più tardi.

Comunque devi aver avuto paura…

Quando sono uscito di casa sì, perché le notizie erano confusissime. Secondo alcune di queste voci ci sarebbero state in giro bande armate, sparatorie ovunque, in una Parigi abbastanza spettrale… Ricordo la gente dietro le finestre, con quel sottofondo di sirene, una situazione non semplice.

Quando sei tornato?

Saranno state le 4 del mattino, quando tutto si era concluso.

E poi la mattina dopo com’era Parigi?

La mattina dopo ho noleggiato una bici e  certo Parigi era diversa dal solito, sotto choc, la gente era spaesata, i negozi chiusi. La zona era strapiena di giornalisti. Ho fatto il percorso che la sera prima avevano fatto i terroristi, dalla strada della Petite Cambodge al Bataclan, sono luoghi abbastanza vicini, in questo breve tragitto questi hanno compiuto tutti quegli atti di morte. E però voglio dire che a Parigi non c’è stata alcuna reazione isterica, alcuna manifestazione di odio o di rabbia, direi che i sentimenti della città sono stati magnificamente rappresentati da Anne Hidalgo, che è veramente una grande sindaca.

E adesso, Stefano, credi che dovremo in un certo senso convivere con questo tipo di terrorismo?

Per quanto puoi spendere in intellingence e sicurezza, cosa che andrà senz’altro fatta, quando un commando di kamikaze spara contro un bar di una stradina qualunque non c’è sicurezza che possa impedirlo, purtroppo… Puoi blindare San Pietro o Notre dame ma non puoi proteggere tutti i luoghi da attacchi di questo tipo. Per cui, sì, siamo entrati in una fase diversa.

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