“Io e Tarantino una coppia perfetta”

Musica
epa04599998 Italian composer Ennio Morricone conducts the Modern Art Orchestra of Hungary during a concert to conduct his best soundtrack songs in Amsterdam, the Netherlands, 01 February 2015.  EPA/PAUL BERGEN

Intervista con il Maestro: “Quentin non ha fatto un film western e io gli ho dato la colonna sonora che merita, la mia musica assoluta”

E finalmente Quentin Tarantino ha avuto la sua colonna sonora firmata Ennio Morricone. Lo ha cercato, adulato, copiato, usato a pezzetti nei film, e ha ingoiato il “no” del Maestro italiano per le musiche di Bastardi senza gloria. La passione e la pazienza hanno trionfato. La musica del suo nuovo film, The Hateful Eight, è targata Morricone, già candidata al Golden Globe. Amatissimo nel nostro Paese e nel mondo, “saccheggiato” dai rockettari, adulato dai grandi registi, il compositore romano, Oscar alla carriera nel 2007, è un’icona mondiale; se fosse ancora vivo Andy Wahrol, di sicuro il re della pop art lo avrebbe immortalato in uno dei suoi celebri ritratti. Gli omaggi a Morricone, comunque, continuano ad arrivare: in febbraio sulla Walk of Fame di Los Angeles spunterà una nuova stella, la sua. Studio e gavetta sono stati il pane della musica di Ennio Morricone, dal Conservatorio, dove studiava la tromba e Composizione con Goffredo Petrassi, un maestro meraviglioso che ai ragazzi diceva: «un compositore deve essere capace di avere dentro di sé la storia della musica». E poi l’esperienza in Nuova Consonanza e la ricerca di quella che ha chiamato la Musica Assoluta, l’unica musica “libera”. Ha suonato di tutto, dal teatro della rivista alla Radio Rai dove arrangiava le canzoni che andavano in onda. Tanto è grande la sua musica, quanto il Maestro è minuto, soprattutto quando si siede sul grande divano dell’immenso salone della sua casa nel cuore di Roma, che ospita innumerevoli quadri, statue, oggetti e, naturalmente, il pianoforte. Dalle finestre si gode un panorama che spazia dal monumento al Milite ignoto alla Torre delle Milizie dei Fori Imperiali. Un problema al femore a causa di una caduta gli ricorda di muoversi piano, ma il disagio non lo ha fermato, lavora sempre e programma concerti nonostante i suoi 87 anni. È qui, nel giorno dell’Epifania, sprofondato sulle poltrone, nello stesso divano dove ha chiacchierato con Quentin Tarantino: «io ero dove sono ora e Tarantino era seduto davanti a me».

Maestro, come è andata con Tarantino?

Ho ricevuto una telefonata di una persona che non conoscevo per dirmi che il regista americano voleva me per la colonna sonora originale del suo nuovo film. Mi permetto di sottolineare la parola originale, perché anni prima Tarantino mi chiese di comporre per Bastardi senza gloria, ma aveva bisogno di averla entro due mesi e gli dissi di no. Per gli altri suoi film, invece, non mi ha mai chiesto niente perché ha sempre usato alcune mie musiche per le scene importanti… Quindi, quando ho ricevuto la telefonata, a quella persona ho detto subito di no, pensando che Tarantino se la sarebbe cavata prendendo pezzi miei come aveva già fatto tante volte. Quando però lui è venuto a casa, nei giorni del premio David di Donatello, ha molto insistito e gli ho detto di sì. La cosa curiosa è che prima di incontrarlo qui a casa mi aveva mandato il copione del film e io lo avevo letto e mi era piaciuto, anche se c’erano scene molto violente. Così ho chiesto a mia moglie di leggerlo, e ho chiesto lo stesso anche a Fabio Venturi, che lavora con me da tanti anni: entrambi mi hanno detto che era un capolavoro. Perciò quando è venuto a casa ero preparato, e gli ho detto di sì.

Ha visto qualche scena di The Hateful Eight per ispirarsi?

Ho letto la storia del film, ma non ho visto neanche un fotogramma, perché, in genere i registi non fanno vedere il film prima che esca nelle sale: hanno paura che lo copino.

Per la colonna sonora del film ha scelto la musica assoluta?

Ce l’ho messa, sì, dentro il tema principale, che è semplice, ma è mescolato con una miriade di suoni dissonanti. Ne abbiamo parlato a Praga, dove stavo registrando. Tarantino forse pensava che avessi scelto una musica sulla linea delle colonne sonore dei film di Sergio Leone. Ma non ho scelto di imitare le musiche di cinquant’anni fa, me ne scuso, ma non poteva neanche chiedermelo, infatti non me l’ha chiesto, mi ha lasciato libero di scrivere. E, soprattutto, quella musica non sarebbe stata adatta per il suo film, non c’entrava con la violenza. Tarantino “crede” di avere realizzato un film western, ma non lo è, l’ho capito leggendo il copione. Non può essere un western solo perché ci sono i cappelloni e lo sceriffo. Lo sceriffo c’è pure oggi, in America. Nei suoi film vince sempre la violenza. Io ho cercato di difendere la violenza che lui mette nei suoi film, perché tutti la condannano, così, in una conferenza stampa che abbiamo fatto insieme, ho detto che per capire Tarantino bisogna mettersi nei panni della vittima, solo in questo modo possiamo capire che lui è dalla parte della vittima, non del carnefice, è un difensore dei diritti dei deboli. Insomma, a me pare che questa sua violenza non sia una cosa che lui condivide come persona civile, lui fa vedere la violenza che esiste nel mondo. Tra tutti i film che ho fatto nella mia carriera, solo l’8% sono western. Mi è stato offerto di fare altri film western ma io mi sono rifiutato, per rispetto a Clint Eastwood.

Le piace lavorare con i registi americani?

Beh, io ho fatto tanti film negli Stati Uniti, ora però data la mia età, avrò 88 anni a novembre, non voglio più fare viaggi lunghissimi, 18 ore per andare fino a Los Angeles, non posso più sostenerlo. Per esempio non ho chiesto io a Tarantino di venire in Italia, ma se un regista americano vuole lavorare con me, non sono io ad andare in America, lui viene qui, ne parliamo, leggo il copione, e poi andiamo a registrare, o a Roma o a Praga.

Il suo lavoro è sterminato… a quanti film ha dato una melodia?

Non voglio essere giudicato per quanta musica ho fatto, non ho scritto solo musica per i film, ma anche musica assoluta. La musica del cinema è in qualche maniera seconda al cinema stesso, ma viene da un altrove sconosciuto e parla di cose che non si dicono e non si vedono, chiarisce cose che il film non spiega. Nella musica del cinema non si vede la fonte sonora, e questa è una magia. Lei mi ha domandato quanti film ho musicato. Non li ho contati mai. C’è chi dice più di 500, non lo so, però ne ho fatti parecchi. Sono cinquant’anni che faccio cinema, ne ho fatti una media di dieci l’anno.

Deve essere molto difficile trovare tanti temi diversi per tanti film…

Quando è chiaro quel che si deve scrivere, non è difficile farlo, infatti la musica per il cinema la scrivo a penna; la musica assoluta invece a matita, perché un’idea può essere buona ma bisogna avere il coraggio di cancellarla. Nel cinema l’idea deve essere per forza chiara per mettere su la partitura e chiamare un’orchestra. È un mestiere un po’ strano un po’ difficile, perché la musica cozza contro la cultura musicale del regista. I registi tendono a chiedere la musica che ascoltano. Quella che già esiste. Ma il compositore non scrive la musica che già esiste. E poi bisogna fare i conti non solo col regista, ma anche con il pubblico, che deve ascoltarla e capirla. Il regista controlla tutto del film, dalla fotografia ai costumi, dai dialoghi agli attori, ma non la musica. Con la musica non può fare niente. Io registro la musica con l’orchestra, e lui sta lì a sentire. O l’accetta o non l’accetta.

C’è un regista con cui vorrebbe collaborare?

Non ci ho mai pensato, ma quando ero più giovane ci fu un caso. Stanley Kubrick mi chiese di lavorare con lui e io ero contentissimo, accettai e ci accordammo su tutto, voleva un’imitazione della musica del film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Morricone canticchia il tema, ta, tata, tata ta ta). Kubrick voleva conoscere Leone, io stavo lavorando per Giù la testa e avevo finito di fare le musiche, ero al missaggio; Sergio disse a Kubrick: “Ennio sta già lavorando per me” e così Kubrick fu corretto e non mi chiamò più. Il film che ho perso sotto il naso era Arancia Meccanica.

Come è arrivato a comporre per il cinema?

Sono partito dal basso, dalla gavetta. Ho fatto arrangiamenti per le canzoni alla radio, quando ancora la televisione non c’era. Quando venne alla Rai Carlo Savina da Torino con la sua orchestra d’archi, un contrabbassista amico di mio padre che sapeva che io studiavo composizione, parlò a Savina di me. Componevo gli arrangiamenti per i cantanti, allora era un’attività quasi da dilettanti. Ho cominciato a lavorare così, mi sono fatto un nome. Allora non scrivevo melodie facili, ero un po’ “nervosetto”, cercavo di mettere i miei studi sotto controllo. Della canzone rispettavo solo la melodia e le armonie che mi davano, il resto era tutta speculazione timbrica e suoni astratti. Ho teorizzato che un buon arrangiamento doveva essere indipendente dalla melodia che sosteneva e avere un significato assoluto solo ascoltandolo. Naturalmente questo portava anche a delle soluzioni un po’ difficili, citavo anche composizioni classiche che avevo studiato qualche anno prima, cercavo di mettere nelle partiture ciò che avevo imparato in Conservatorio. In seguito ho cominciato anche a scrivere musica per il teatro con un regista che aveva anche fatto la televisione, Luciano Salce, che poi mi chiamò per il suo primo film, per il secondo e il terzo, e dopo mi cominciarono a chiamare altri. Erano pochi anni che lavoravo nel cinema e quando mi contattò Gillo Pontecorvo gli domandai perché mi avesse chiamato. La sua risposta fu: “ho sentito la musica del western di Sergio Leone Per qualche dollaro in più.

Non c’è solo il cinema nel suo repertorio…

Certo. Scrivo armonie complicatissime, come ho fatto nel film di Tarantino, dove suona soltanto una musicasinfonica. Ma oltre il cinema ho scritto più di cento opere di musica assoluta. E a maggio chiuderò la stagione di Santa Cecilia con un concerto dove dirigerò non solo le mie musiche da film, ma anche la mia musica assoluta. Ho scelto tra gli altri un un pezzo recente, Voci dal silenzio, dedicato alla strage americana dell’11 settembre. E forse porterò anche un canone che ho composto per il film di Tarantino che si intitola Bestialità.

Ci sono molti musicisti rock affascinati dalla sua musica, ad esempio Bruce Springsteen, i Muse, i Metallica… Secondo lei perché il rock ama la sua musica?

La ragione può essere molteplice: intanto perché a loro piace, e forse perché l’armonizzazione consonante dei pezzi che scrivo per il cinema sono armonie che si possono riprodurre facilmente con la chitarra. Temi che sono destinati al successo, cioè quelli che devono essere percepiti bene dal pubblico che li ascolta e devono essere basati su armonie semplici. Questo ha generato una grande simpatia per la mia musica e così io divento simpatico per loro.

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