Serracchiani apre la Festa de l’Unità: “Cambiare l’Italia restando uniti”

Festa de l'Unità
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La vicesegretaria del Pd: “È questo che ci chiede la nostra gente”. E sul nostro giornale: “La sua riapertura è un successo che ci rende orgogliosi”

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Intervistare Debora Serracchiani a Milano, fra i gazebo ed i tendoni della Festa nazionale de l’Unità, è un po’ come parlare ad un ciclista prima dell’inizio di una grande corsa a tappe. La vicesegretaria del Partito Democratico, infatti, sta per inaugurare insieme ai segretari di Milano e Lombardia, Pietro Bussolati e Alessandro Alfieri, la manifestazione all’interno dei Giardini Pubblici Indro Montanelli. Un evento, appunto, che si snoderà anch’esso su più giorni, fra dibattiti, incontri culturali ed occasioni d’intrattenimento, fino alla chiusura del 6 settembre con il discorso del segretario Matteo Renzi.

Che sensazioni ha nel giorno d’inizio della Festa nazionale?

«Emozione e gratitudine. L’emozione è grande perché la Festa nazionale è un appuntamento sentito dalla nostra gente, inaugurarla è un onore. La gratitudine per tutte quelle persone che l’hanno resa ancora una volta possibile grazie alla loro passione e al loro impegno volontario».

Il tema della Festa è quello del cambiamento, che poi è anche la Stella Polare di questo governo…

«È la nostra sfida culturale, non mi stancherò mai di ripeterlo. Sia nel partito che nel governo nazionale questa classe dirigente è stata in grado di avviare un processo di riforma profondo che, anche mettendo in crisi certezze consolidate, riparte dai valori per dare speranza e futuro all’Italia. Abbiamo affrontato e vinto molte sfide, come si vedrà anche dai dibattiti di queste due settimane di Festa, e molte altre ne abbiamo messe in cantiere. A Milano parleremo di questo».

Nel corso di quest’estate ha già visto molte altre Feste de l’Unità in giro per l’Italia. Quali impressioni ne ha ricavato?

«È vero, ne ho girate tante su tutto il territorio e devo dire che dappertutto ho riscontrato grande attenzione al lavoro che stiamo portando avanti e una ritrovata volontà di partecipare e incidere. Gli inviti principali che ci vengono rivolti sono sostanzialmente due, fra loro complementari: andate avanti e state uniti».

Magari qualcuno le avrà anche detto “Non litigate”, con ovvio riferimento alle discussioni interne al Partito Democratico.

«Certamente. Anche chi ha avanzato delle critiche, soffre moltissimo l’emergere delle divisioni e ci chiede di non fallire per nessun motivo questa straordinaria occasione di cambiamento. Il pluralismo e la presenza di opinioni diverse all’interno del partito sono la nostra forza, ma se rimangono all’interno di un confronto leale e non sono pretestuosi. L’appello di gran lunga più diffuso è quello di non mollare proprio adesso».

Ma lei teme che emergano delle divisioni anche qui a Milano, durante i molti dibattiti della Festa nazionale?

«No. Il Partito Democratico è unito, la Festa nazionale è un luogo di scambio di idee, di confronto e di dibattito politico, ma siamo tutti parte di una stessa comunità e abbiamo il dovere di rispettarla sempre».

Di sicuro ad essere uniti saranno ancora una volta i volontari della Festa. Quest’anno sono quasi duecento.

«Loro sono la nostra forza, rappresentano la nostra ricchezza più grande. Grazie a loro ogni estate siamo presenti su tutto il territorio nazionale in maniera capillare, riuscendo anche ad allestire degli eventi di grande qualità, non solo politica ma anche sotto il profilo puramente organizzativo. A loro va il grazie più grande da parte di tutto il Partito Democratico».

Un’ultima domanda sul ritorno, nelle edicole e alla Festa, del nostro giornale. Che ruolo può avere la nuova Unità nel dibattito politico che ci attende qui e nei prossimi mesi?

«Simbolicamente è stato uno dei successi di quest’anno di cui possiamo andare orgogliosi. Il PD ha creduto fermamente in questa sfida anche quando in molti la davano per persa. Oggi l’Unità è nelle edicole, è nelle feste e, soprattutto, è tornata ad essere un luogo di dialogo che, stimolando il dibattito, fa bene al partito e al Paese»

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