Balzani: “L’Italia diventerà indipendente solo con le rinnovabili, voto Sì”

Referendum
Uno degli striscioni appesi da un team di 10 climbers di Greenpeace sulla Montagna Spaccata, per richiamare l'attenzione sul referendum sulle trivelle del 17 aprile 2016. Gaeta, 15 marzo 2016. ANSA/ US GREENPEACE +++ NO SALES - EDITORIAL USE ONLY +++

Intervista a Vincenzo Balzani: “Con quelle norme le industrie possono estrarre petrolio e metano per tutto il tempo che vogliono”

Vincenzo Balzani, chimico bolognese, professore emerito all’Università di Bologna, accademico dei Lincei, più volte candidato al premio Nobel, ha promosso un appello insieme ad un gruppo di venti scienziati per fermare le trivellazioni.

Professor Balzani, perché bisogna votare sì al Referendum?
Per due ragioni. Una sostanziale e l’altra simbolica. Il quesito referendario nella sostanza significa questo: ci sono concessioni per estrarre petrolio o metano entro le dodici miglia dalla costa che scadranno tra il 2017 e il 2027; con le norme attualmente in vigore queste concessioni sono automaticamente estese per la durata di vita utile del giacimento. Col referendum si chiede se vogliamo abrogare (cioè cancellare) questa norma. Chi vuole cancellarla vota Sì. Non si tratta di una cosa di poco conto per due motivi. Se non si cancella quella norma, le industrie petrolifere potranno estrarre petrolio e metano per tutto il tempo che vorranno, poco alla volta, evitando così di pagare allo stato le royalties poiché è prevista una franchigia (al di sotto di una certa quantità di produzione annua, non si pagano royalties). Secondo: le industrie potranno rimandare senza limiti lo smantellamento delle piattaforme.

Il significato del referendum, però, va ben al di là del contenuto del quesito su cui siamo chiamati a votare. Votando Sì manifesteremo la nostra volontà di modificare l’attuale strategia energetica, basata sullo sviluppo dell’energia fossile, perché vogliamo custodire e non continuare a degradarlo.
Ricordo che nel dicembre scorso 190 nazioni, cioè praticamente tutte le nazioni del mondo, nella conferenza di Parigi Cop21 hanno riconosciuto l’urgente necessità di diminuire le emissioni di anidride carbonica, cioè l’uso dei combustibili fossili. Si sono trovate tutte d’accordo per il semplice fatto che soltanto diminuendo l’uso di combustibili fossili si potranno evitare cambiamenti climatici di portata e gravità imprevedibile.

Secondo alcuni commentatori si tratta di una consultazione politica, strumentale contro il Governo, non essendo in discussione la presenza delle piattaforme, che anche in caso di una vittoria del Si, resteranno al loro posto. Cosa ne pensa?
Non è esattamente così. Votando Sì si chiede che le piattaforme vengano smantellate alla scadenza delle concessioni, non in un tempo indefinito come oggi concede la legge. E’ stato il Governo, poi, a trasformare il referendum  in una consultazione politica dicendo che si tratta di un referendum inutile e esortando a non andare a votare.

Il gruppo ‘Ottimisti e Razionali’, che si batte per il no, ritiene che diminuendo la quantità di petrolio estratta dal mare italiano, aumenteremmo per forza quella importata dall’estero. E maggiori importazioni porterebbero un maggior numero di petroliere nel Mediterraneo, quindi un maggior rischio di disastri ambientali. Inoltre avere il nostro petrolio ‘a kilometro zero’ ci rende geopoliticamente più forti e indipendenti. Perchè rinunciare a queste risorse?
Premesso che sostanzialmente si tratta non di petrolio, ma di gas, che viaggia in gasdotti e non su petroliere, gli “ottimisti razionali” si dimostrano molto ottimisti e poco razionali. Molto ottimisti perché le riserve italiane possono garantirci l’indipendenza energetica per meno di due anni (petrolio) e meno di 1 anno (gas). Poco razionali perché non hanno ancora capito che l’unica strada che permetterà all’Italia di diventare un paese energeticamente indipendente è lo sviluppo delle nostre abbondantissime energie rinnovabili.

Altro aspetto che viene posto in evidenza è quello occupazionale. Secondo le compagnie petrolifere rinunciare alle trivellazioni vorrebbe dire perdere molti posti di lavoro.
Tra il 2005 e il 2014 i consumi di gas in Italia sono calati del 28% e quelli di petrolio del 33%. Questo dimostra che in ogni caso, prima o poi, i lavoratori impiegati nel settore petrolio e gas dovranno essere riconvertiti per svolgere attività in settori in espansione, come quello delle energie rinnovabili. Nel caso in oggetto, poiché le concessioni scadranno fra il 2017 e il 2027,  i lavoratori che perderanno il lavoro saranno 1500-2000 in dieci anni. Si noti anche che, a parità di capitale investito, gli investimenti in energie rinnovabili permettono di dare lavoro un numero 4 volte più grande di lavoratori.

Un’ultima domanda, come possiamo uscire dall’era dei combustibili fossili, è plausibile nel breve periodo un’autonomia energetica fondata  solo sulle energie rinnovabili?
La transizione dall’uso dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili è inevitabile perché i combustibili fossili sono in via di esaurimento ed è necessaria per fermare i cambiamenti climatici e ridurre l’inquinamento. E’ anche già iniziata, ma non può avvenire in tempi brevi per una serie di motivi facilmente comprensibili, compresa la strenua opposizione della lobby del petrolio/gas. Tutti gli scienziati sono concordi con l’indicare che le energie rinnovabili hanno la potenzialità di fornire l’energia di cui l’umanità ha bisogno. Si pensi, ad esempio, che dal Sole riceviamo in un ora una quantità di energia pari a quella che l’umanità consuma in un anno. Il problema, essenzialmente politico, è quello di facilitare e accelerare questa ineludibile transizione che garantirà il nostro futuro per quanto riguarda clima, ambiente ed energia.

Vedi anche

Altri articoli