Intervista a Piero Ignazi: “M5s in declino, tra slogan compromessi e nodi irrisolti”

M5S
Il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, arriva alla Figc per l'incontro con il presidente Carlo Tavecchio, Roma, 04 marzo 2015.
ANSA/CLAUDIO PERI

Il politologo: il vero problema dove governano è l’incapacità amministrativa

Professore, il Movimento perde un altro sindaco, il primo conquistato in una grande città. Che tappa rappresenta per i grillini? «È una delle tante espulsioni dei 5 stelle, ed era assolutamente prevedibile. Non è un mistero che Pizzarotti non andasse d’accordo con i vertici dei Movimento perché ha sempre dimostrato una certa dose di autonomia, cosa che evidentemente non è sopportata dai dirigenti, aspettavano l’occasione buona. Certo le loro difficoltà ora sono al quadrato».

Che situazione vede?
«Ci sono le difficoltà di questi giorni: con questi sindaci inquisiti, lo slogan dell’onestà diventa difficile da brandire come l’arma privilegiata della propria campagna elettorale – anche se spesso parlano di rinnovamento senza spiegare come e quando: la Raggi ad esempio è un personaggio di una certa qualità, ma va dicendo cose senza senso sull’amministrazione di Roma. Direi che il Movimento 5 stelle ha iniziato la sua discesa. Tutto il loro progetto mi apre molto in crisi. E quella che tutti definivano come la vittoria molto probabile della Raggi si presenta ora estremamente più complicata.

Emergono sempre più dubbi nella base dei 5 stelle…
«Ci sono, ma la vera ricaduta è quella sull’opinione pubblica, l’immagine dei 5 stelle come cavalieri senza macchia è appunto ormai un’immagine sfregiata. E questo anticipa quello che vado sostenendo da un po’ di tempo: i 5 stelle hanno raggiunto ormai il loro livello di massimo consenso e ora sono in fase calante. Perché in loro ci sono forti contraddizioni a cui finora il Movimento non ha fatto fronte. Una sciocchezza che era ovvio avrebbero pagato. E ora stanno cominciando a farlo.

Insomma i fatti di questi giorni si innestano su un terreno già minato?
«Sì, ci sono questioni irrisolte da tempo: il fatto di non definirsi né di destra né di sinistra, di non darsi un’organizzazione – cos’è questo staff? Come si procede alla selezione degli organi dirigenti? Avrebbero dovuto operare delle scelte, sia in termini organizzativi che politico-strategici. Per un po’ possono andare avanti così ma ora appunto si avvicina il momento in cui dovranno affrontare questi nodi».

Pizzarotti accusa il Direttorio di non sapere gestire il Movimento, ieri è tornato in prima fila Grillo, i giovani leader non hanno saputo gestire la “crisi“ legata ai sindaci indagati?
«Dire che è una crisi che non può essere gestita: questi sindaci non hanno fatto errori politici, non enfatizzo molto queste questioni di carattere giudiziario che molto probabilmente si risolveranno, soprattutto quella di Parma mi sembra una cosa vicina al ridicolo, nel caso di Livorno ho visto grande ingenuità. Il problema dei sindaci a 5 stelle sta nelle loro capacità amministrative. Nelle città governate dai 5 stelle non c’è il riconoscimento generale di una buona amministrazione, anzi paradossalmente l’apprezzamento maggiore era per il sindaco di Parma. In generale, l’arrivo dei 5 stelle non è stato una rivoluzione così brillante da aver cambiato il voto delle realtà da loro amministrate, non può dirsi siano stati una grande novità. Ed è inevitabile, per un partito tutto fatto di neofiti della politica. Quanto a Grillo, si è defilato ma senza prima risolvere le questioni aperte. E ora aspettiamo i conflitti tra i giovani, arriveranno anche questi. Insieme all’esplodere delle contraddizioni»

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