Intervista a Myrta Merlino: “Educare i figli al rispetto e alla parità”

Donne
FEMMINICIDIO

Domani in onda su La7 uno speciale del talk show per parlare di femminicidio sulla scorta del libro “Madri. Perché saranno loro cambiare il nostro Paese”

Myrta Merlino si occupa di frequente del femminicidio nella sua Aria che tira alle 11 di mattina su La7. Impegnata nei preparativi di uno speciale del talk show in onda domani sera alle 21.15 sulle madri, sulla scorta de suol libro “Madri. Perché saranno loro cambiare il nostro Paese”, la giornalista e conduttrice reputa indispensabile educare al rispetto e alla parità.

Nel sondaggio dell’Swg per l’Unità il tema risulta un’emergenza per l’88% delle intervistate e per il 75% degli interpellati. Non è una discrepanza piuttosto ampia?

Il femminicidio è qualcosa di culturale, ancestrale, atavico. Usciamo da millenni in cui fino a 40 anni fa l’Italia contemplava il delitto d’onore e se picchiavi la moglie significava che la stavi correggendo. C’è qualcosa di profondo se si pensa che la donna sia una proprietà dell’uomo: esiste ancora un senso di possesso e se pensi che quella persona ti appartenga ne disponi. Il lavoro da fare è ancora molto.

Considerato che domani vi occupate di madri, è capitato che qualche madre abbia provato a giustificare il figlio violento.

A volte giustificano i figli, eppure le madri hanno un ruolo cruciale per educare in modo diverso. Ricordo una frase molto vera di Mia Martini: noi siamo le madri dei figli maschi i quali hanno qualcosa che ci sfugge. Il primo punto è educare al rispetto, dare l’esempio in casa facendosi rispettare dal marito, dal compagno. Perché se memorizzi una madre sottomessa ti porti dietro l’imprinting. E chi ha gli strumenti culturali adeguati per parlarne deve parlarne. Anche ai figli.

In tv ne parla spesso.

Racconto tutte le settimane di un femminicidio eppure alla fine non hai più parole. Abbiamo parlato di Carla Caiazzo, alla quale l’uomo ha dato fuoco sapendo che aveva in grembo una vita. È spaventoso. Il punto è far capire che le donne vanno non solo rispettate, vanno considerate totalmente alla pari quali siamo.

Questa considerazione ancora manca.

Infatti non c’è. Specialmente in alcune zone del meridione e in contesti disagiati. Siamo sconvolti per i fatti di Colonia e poi scopriamo quanto accade a casa nostra. E in quei casi il nemico dorme nel nostro letto. Non esiste una difesa se non culturale insieme alla consapevolezza delle donne stesse. Mi hanno sempre colpito le vittime che non denunciano all’inizio atti violenti pensando che una scenata di gelosia sia amore. Poi diventa troppo tardi e questo riguarda noi donne.

Ritiene necessarie nuove leggi?

Il punto vero della legge a non funzionare è il “prima”. Molte vengono uccise dopo aver già denunciato il loro persecutore e quindi non sono state protette. La donna non deve essere lasciata sola né deve sentirsi sola. Oltre a molte associazioni, anche noi media e lo Stato dobbiamo fare un passo avanti, far sentire l’opionione pubblica dalla parte della donna. Ho avuto il ministro Alfano in trasmissione e glie l’ho chiesto: se le donne denunciano e vengono ammazzate lo Stato non funziona. Ha risposto che sta lavorando a una nuova norma e che per ogni denuncia le polizia deve andare fino in fondo. Ma quando una donna va in commissariato spesso il primo istinto del poliziotto è esortare a che resti in famiglia. No, i panni sporchi non si lavano in casa, la violenza va intercettata appena si manifesta perché molte donne finiscono malissimo. E non devono esserci sconti di pena.

A cosa si riferisce?

In trasmissione è venuto il padre di Chiara Insidioso Monda. Due anni fa, lei diciannovenne, il suo compagno l’ha lasciata in fin di vita con le botte. Quando ha capito che lei stava morendo ha chiamato i soccorsi. Ora Chiara muove appena un dito e le palpebre, non esiste un’indennità per la violenza, resterà così, la famiglia è povera. Chi l’ha picchiata ha avuto uno sconto di pena da 20 ai 16 anni per aver chiamato i soccorsi. Chi ha bruciato viva Carla Caiazzo va lasciato in galera finché non ha scontato tutta la pena, non può farla franca. La certezza della pena deve essere assoluta. Sono livelli di violenza spaventosi

Vedi anche

Altri articoli