Caracciolo: “Repressione? Rispetto a Al Sisi Mubarak era un dilettante”

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Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni, Roma, 25 febbraio 2016.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il regime meno solido di quel che si racconta, per questo usa il pugno di ferro. «L’Italia cerca aiuti in Europa, ma ha gli strumenti per reagire»

Le bordate del New York Times contro quello il «vergognoso atteggiamento» della Francia sul caso-Regeni; le possibilità che il nostro Paese ha, e gli strumenti politici, diplomatici, economici, che potrebbe utilizzare, per ottenere dal Cairo verità e giustizia sul barbaro assassinio del giovane ricercatore friulano. L’Unità ne parla con Lucio Caracciolo, direttore di Limes, la rivista italiana di geopolitica.

Il New York Times prende posizione sulla tragica vicenda di Giulio Regeni, sostenendo al 100% l’Italia e sparando ad alzo zero contro la Francia, il cui atteggiamento viene bollato come “vergognoso”. Come valuta questa uscita del NYT?
«Mi meraviglia che il “New York Times” entri così in profondità su un tema che normalmente in America è negletto. D’altro canto, sappiamo che quando possono criticare la Francia, gli americani lo fanno sempre volentieri. C’è da aggiungere poi che hanno un conto in sospeso con Parigi per la guerra scatenata da Sarkozy in Libia nel 2011 e che Obama inizialmente non voleva. Salvo poi dover intervenire per evitare il disastro franco-britannico, visto che dopo una settimana Londra e Parigi avevano finito le munizioni. Non trovo, invece, per nulla sorprendente la scelta di Hollande di vendere altre armi all’Egitto, come per altro ha fatto con l’Arabia Saudita, in coerenza con la vocazione dell’industria militare francese e di quella che una volta si chiamava “la politica araba della Francia”».

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