Enrico Rossi: “Mi candido nel Pd contro Renzi, ripartiamo dal territorio”

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Enrico Rossi al termine dell'incontro Governo con le Regioni e l'Anci a Palazzo Chigi. Roma 25 giugno 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

“Innegabile l’impulso al cambiamento dato dal premier, ma serve uno sforzo in più”

Il telefono che non smette di squillare e un’agenda quotidiana che all’improvviso si concilia a fatica con le chiamate da Roma e da tutta Italia dopo l’annuncio sull’intenzione di candidarsi alle prossime primarie per scegliere il nuovo segretario del Pd. «Dovrei anche fare il presidente…», sorride scusandosi Enrico Rossi. Governatore della Toscana rieletto lo scorso anno e prima ancora assessore regionale alla sanità e per due mandati sindaco di Pontedera. Cinquantasette anni e una vita nel partito, Pci prima poi Ds e Pd come una intera generazione di amministratori locali.

Convintamente “rossiano” si definisce. Per questo candidato in un partito in cui da un po’ si è o pro o contro?
«Esattamente. Candidato perché il dibattito nel partito è troppo bloccato fra renzismo e antirenzismo. Io ad esempio non condivido in toto le riforme del governo, ma credo che Renzi abbia dato un impulso importante nella direzione del cambiamento. Semmai bisognerebbe sfidare Renzi e il governo ad essere fino in fondo conseguenti. Ad esempio sul Job’s Act: quando si faranno quelle politiche attive per il lavoro che in Italia non ci sono ancora?».

 

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