Il sismologo: “Prevenzione? La fanno persino Turchia e Cile ma l’Italia no”

Terremoto
ANSA / Roberto Salomone

Enzo Boschi, docente all’università di Bologna, punta il dito contro l’incapacità italiana di imparare dalle catastrofi passate

Il terremoto che ha colpito dal territorio di Amatrice fino alle Marche ha riportato all’attenzione la questione legata alla costruzione di abitazioni antisismiche, all’interno di un piano nazionale per la prevenzione dei danni causati dai terremoti in Italia. Ne parliamo con Enzo Boschi, sismologo e docente all’università di Bologna, già presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e presidente della Sezione Rischio Sismico della Commissione Grandi Rischi, che punta il dito contro l’incapacità italiana di imparare dalle catastrofi passate.

Professore, il terremoto nell’Italia centrale ha colpito una zona a massimo rischio sismico?

Tutta l’area appenninica è in una zona classificata in Italia con la maggior pericolosità sismica, dal punto di vista sismologico è una situazione nota. Il terremoto ha avuto una magnitudo 6 ed è dello stesso tipo di altri terremoti che si sono verificati in passato. È simile anche a quello dell’Aquila con cui ora viene subito accomunato, soprattutto dal punti di vista del meccanismo, mentre la differenza principale è che nel 2009 la scossa è avvenuta direttamente nel sottosuolo di un capoluogo di provincia, una città fortemente popolata, mentre in questo caso si tratta di una zona poco abitata, a esclusione forse proprio di questo periodo estivo.

Si poteva fare qualcosa?

Purtroppo in Italia si costruisce bene, con criteri antisismici, ma soltanto dopo un terremoto grave. Ripeto, l’area colpita è una zona in cui la Terra si sta come “lacerando”, un’area molto nota per l’alto rischio sismico. Eppure la prevenzione non c’è stata.

Quindi, in Italia si fa poca prevenzione?

Poca? No, no, di prevenzione non se ne fa proprio! Si ricostruiscono e mettono in sicurezza gli edifici solo dopo che una zona è stata colpita, ma non si fa mai nulla di tutto ciò che si fa all’estero. E non parlodi Paesinoti perqueste cose,come possono essere il Giappone, la Nuova Zelanda o la California. Parlo ad esempio anche della Turchia e del Cile. È stato un terremoto forte ma non fortissimo, se Amatrice fossestata costruitacon glistessi standard di Norcia avrebbe retto. Non c’è bisogno di grande ingegno per evitare queste tragedie, solo di fare le cose per bene, mettendo in sicurezza le case nelle zone a rischio.

Ecco parliamo di Norcia: la cittadina ha resistito alla scossa, ma anche a quella del 2009 che ha colpito L’Aquila. Perché?

Semplicemente, per evitare le vittime e i danni dei terremoti bisogna investire sulla prevenzione e costruire case antisismiche. Ed è proprio quello che è stato fatto a Norcia: per questo non ci sono stati danni. Anche lì, però, all’origine c’è il terremoto del 1979 e poi ancora quello del 1997. Solo dopo, e direi per fortuna, Norcia è stata ricostruita tenendo conto dei rischi sismici. Così ora le abitazioni antisismiche costruite in città hanno retto e salvaguardato la cittadina umbra da un nuovo, terribile, destino di distruzione. Erano case antisismiche e non sono cadute, mentre quelle di Amatrice e Accumoli si sono sbriciolate. Credo che anche all’Aquila si stia ricostruendo con le norme antisismiche, ma non basta. Tutto il territorio italiano è a rischio.

Anche ad Amatrice si era ricostruito. Ad esempio nel caso della scuola di elementare “Romolo Capranica”. Come si spiega?

Ad Amatrice probabilmente non si sono mai fatti veri interventi antisismici e lo dimostra il fatto che mezzo paese è crollato. Il caso della scuola è paradossale e vergognoso: era stata inaugurata con tanto di cerimonia ufficiale nel 2012, completamente ristrutturata con norme antisismiche, ma evidentemente non lo erano. Ora la scuola èridotta a un cumulo di macerie. Se il terremoto ci fosse stato in una mattina di scuola avremo avuto un altro caso come quello accaduto nel 2002 a San Giuliano di Puglia, in provincia di Campobasso: morirono 27 bambini e una maestra. Praticamente tutte le vittime furono in quella scuola, perché fu l’unico edificio che crollò. Anche in questo caso sarebbe stato una strage simile.

Come si possono mettere realmente in sicurezza le abitazioni delle zone antisismiche? Forse c’è bisogno di un piano nazionale?

Innanzitutto, bisogna capire che la metà delle scuole e gli altri edifici pubblici italiani sono costruiti senza requisiti edilizi in grado di resistere a un evento di medio livello come quello accaduto. La scossa del 24 agosto è stata forte ma non fortissima, eppure i morti sono numerosi, eppure paesi interi sono stati rasi al suolo. Un progetto ventennale, trentennale di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale deve comprendere moltissimi aspetti. Gli adeguamenti antisismici si devono programmare e realizzare, in particolare per gli edifici pubblici o gli esercizi pubblici, come l’albergo di Amatrice sotto il quale sono morti in molti. Bisogna considerare anche l’idrogeologia, le frane, il risparmio energetico. Bisogna fare interventi anche se costruito, in alcuni casi demolendo e ricostruendo, salvaguardando l’arte e la grande architettura. Bisognerebbe rendere obbligatoria una riqualificazione urbana, magari concedendo sgravi o contributi. Può sembrare una spesa, ma nel medio-lungo periodo sarebbe un investimento. Inoltre, questo tipo di interventi rilanciano l’occupazione, l’economia, sono piani utili da tanti punti di vista. Ripeto, lo stanno facendo altri Paesi, non vedo perché non possiamo farlo noi.

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