Il sindaco di Goro: “Riabiliterò il paese. Entreremo nel sistema di accoglienza”

Immigrazione
Le donne nigeriane che l'altra sera, arrivando a Gorino sono state bloccate e trasferite temporaneamente all'Asp di Ferrara, 26 ottobre 2016.
ANSA/ FILIPPO RUBIN

Diego Viviani sindaco di centrosinistra: “In paese non tutti contro le rifugiate. Non sapevo nulla, poco tempo per spiegare”

Non si placa l’eco delle barricate erette da metà degli abitanti a Gorino, nel ferrarese, contro l’arrivo di 12 donne profughe. Papa Bergoglio in udienza generale ha voluto ribadire come davanti al dramma dell’immigrazione «le chiusure non servono, anzi favoriscono i criminali» che trafficano in uomini. Sui social intanto la rivolta è contro i residenti di Gorino: con tanto di invito al boicottaggio delle vongole, vero architrave dell’economia locale. Uno sdegno accresciuto dai racconti di alcune delle donne respinte, ora accolte a Ferrara. Una, nigeriana, è sfuggita ai fondamentalisti di Boko Haram; un’altra è stata ripudiata dalla famiglia perché incinta, ora vorrebbe studiare medicina; un’altra ancora, torturata in Libia perché non voleva prostituirsi. Il ministro Alfano ieri ha assicurato che «non diventerà un precedente». Ma è lo stesso Diego Viviani, eletto sindaco di Goro con una lista di centrosinistra, a dire ora che «anche noi entreremo nel sistema dell’accoglienza».

Sindaco, come è potuto succedere? Lei quando ha saputo dell’arrivo di quelle donne?

«Nel tardo pomeriggio, come gli altri. Dopo pranzo era già arrivata l’ordinanza di sequestro dell’ostello per accogliere dei migranti, senza che fosse specificato di chi e di quanti si trattava. Da queste parti non siamo abituati a sequestri del genere, la voce si è sparsa in fretta insieme alle proteste. E con tempi così ristretti non ho avuto modo di informare i cittadini o di cercare una mediazione ».

Colpa del prefetto, allora?

«Non me la sento neanche di dire questo, capisco che abbia dovuto prendere una decisione nel giro di poche ore, lavorando sul filo di un’emergenza che può avere creato degli equivoci nella comunicazione».

Ma lei aveva un’idea di quanto stava per accadere? I cittadini l’hanno interpellata? E davvero non è stato possibile fermarli?

«Mi hanno chiamato, sì, ho dovuto rispondere che non sapevo nulla ed era così. E non è il massimo quando ti trovi tra incudine e martello e non puoi fare il tuo lavoro, cioè appunto informare a trovare una mediazione. Ci abbiamo provato, verso le 20, incontrando i capi delle cooperative di pescatori. Me nessuno se l’è sentita d prendersi la responsabilità di intervenire. Non pensavo sarebbero arrivati alle barricate. Ma avevo capito che ci sarebbe stata una reazione, i miei concittadini si sono sentiti traditi: certo forse è stata un po’ pesante. Faccio però fatica a condannarli del tutto. Tenete presente che all’inizio non si sapeva nemmeno che si trattasse solo di 12 donne. Certo, con il senno di poi… anche se devo dire, portare una donna all’ottavo mese di gravidanza a 40 chilometri da un punto nascita…».

Ma anche dopo averlo saputo, c’è chi al presidio avrebbe commentato «e chi se ne frega della donna incinta»…

«Chi ha detto una cosa del genere se ne assume la responsabilità, c’è sempre il cretino di turno. Non so perché si siano scatenati certi istinti. So che ora quello che devo fare è riabilitare il nome della mia comunità: sedermi a un tavolo con i suoi rappresentanti e trovare una soluzione. Per me può essere solo quella di far parte del sistema dell’accoglienza: magari non con l’ostello, ma con un’altra struttura. Quello dell’accoglienza è un problema comune a tutta Italia, e tutti devono fare la propria parte ».

E dopo quanto ha visto, pensa che i suoi concittadini accetteranno, che sia solo un problema legato all’ostello punto di socialità del paese?

«Glielo ho proposto martedì sera in un’assemblea pubblica, ora però c’è bisogno di tempo. Il modo in cui i media raccontano l’immigrazione non aiuta, i miei cittadini sentono di situazioni per cui è difficile mantenere la calma, è inutile negare che tanti extracomunitari stanno a chiedere l’elemosina nei parcheggi».

E che pericolo può rappresentare chi chiede l’elemosina?

«Non so immaginarlo, ma voglio dire che anche il fatto di accoglierli per poi lasciarli in queste condizioni non è una soluzione. E quanto a quello che è successo, nessuno ci aveva informato che le donne sarebbero state gestite, che ci sarebbe stata un’organizzazione a occuparsi di loro».

Nessuna accusa alla Lega?

«Certo sono venuti a soffiare sul fuoco, con il consigliere regionale Fabbri mi sono preso anche a male parole. Ma loro sono arrivati dopo, devo dire che la rivolta è nata prima, dall’inconsapevolezza di quello che accadeva».

Non si può neanche parlare di guerra tra poveri, Goro con le vongole ha trovato la ricchezza. Allora come spiega tanta ostilità verso gli stranieri?

«Ma noi siamo anche altro. Durante la guerra in Jugoslavia abbiamo accolto molti bimbi nelle nostre case, alcuni per anni, alcuni sono ancora qui. La mia è anche una comunità che fa molto volontariato. Questa volta sono emersi gli istinti peggiori. E qualcuno ci ha marciato».

E il cartello anti musulmani che il sito Fanpage ha fotografato nella chiesa di Gorino?

«È uno scherzo? Qui qualcuno soffia sul fuoco, mi informerò».

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