Il politologo Calise: “Uno sconquasso organizzativo il vero nodo”

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L’erosione e i problemi per il M5s nascono nel ceto politico, amministrativo e parlamentare che si sta facendo le ossa

Professor Calise, il sondaggo Swg evidenzia una “normalizzazione” nella percezione dei grillini al governo. Le indagini a carico dei sindaci di Livorno prima e di Parma poi segnano l’inizio di una nuova fase per il Movimento 5 stelle agli occhi dell’opinione pubblica?

«Sono sempre molto prudente sui numeri dei sondaggi. Diciamo che mi pare che si va e che si andrà diffondendo nell’elettorato una percezione meno “maniche a” del M5s. Rilevo poi che siamo di fronte a episodi che definirei “minori”, almeno per le fattispecie contestate. Rimane un fatto, che definirei fisiologico: nel momento in cui cominciare a governare, i 5 stelle incontrano dei problemi sul fronte di quella che chiamerei la questione amministrativa. Dunque, da questo punto di vista è inevitabile che la rendita di posizione iniziale che il M5s ha avuto, ottenuta al grido di “onestà, onestà”, stia cominciando ad assottigliarsi. Lentamente, però. Perché dobbiamo ricordare che tutto è relativo a quello che accade anche ad altre forze politiche: finché i partiti incappano in problemi simili, inevitabilmente, i pentastellati potranno sempre apparire agli occhi dell’opinione pubblica meno in difficoltà di altri. Non prevedo insomma smottamenti nei prossimi mesi, a meno di novità clamorose, con il coinvolgimento di personalità di grande spicco del Movimento. Mi pare invece stia emergendo per loro un altro problema».

Quale?

«Quello che sta emergendo, e su cui da qualche tempo richiamo l’attenzione, è invece non tanto un danno di immagine quanto uno sconquasso di tipo organizzativo. Fintanto che si trattava del sindaco di Livorno hanno messo una pezza, per Pizzarotti invece è scattata la sospensione ma il sindaco non se ne sta con le mani in mano e sta già cercando di riorganizzare una parte del Movimento. Allora qui, se stiamo all’opinione pubblica grillina che è antisistema non ci sarà un rivolgimento immediato nella valutazione della situazione. Anche dire che si dovrebbe selezionare meglio la classe dirigente rischia di alimentare un equivoco purista, come si potesse individuare amministratori a prova di abuso di ufficio: non è che la corruzione non esista, ma se un sindaco non sta con le mani in mano rischia sempre qualche tegola. Insomma, nell’elettorato grillino non c’è ancora un’erosione dei consensi intorno a questi fatti. L’erosione e i problemi per il M5s nascono nel ceto politico, amministrativo e parlamentare che si sta facendo le ossa. E ce ne saranno sempre di più. Perché quando chi amministra vede quanto è complicato allora rivendica, “non mi potete dire con una mail anonima te ne devi andare a casa”. E poi: c’è un signore privato, gestore di una azienda come la Casaleggio, che prende decisioni senza alcun titolo dal punto di vista della rappresentanza democratica. Questo groviglio, più crescono le contraddizioni più diventa problematico. E lo sarà sempre più nei prossimi mesi. Ad esempio nel momento in cui il Movimento dovesse vincere a Roma si moltiplicherebbero le occasioni e le situazioni in cui emergerà la questione organizzativa. Il M5s deve trovare dei meccanismi deliberativi interni, più rispettosi delle responsabilità e delle prerogative dei singoli: oggi non lo sono, si tratta di meccanismo top down che ricordano più gruppi rivoluzionari del passato che le strutture democratiche dei partiti contemporanei. Questo è il nodo che devono affrontare. C’è da augurarsi allora che lo facciano al più presto e bene: perché i 5 stelle rappresentano una parte importante dell’elettorato e devono rappresentarla in modo democratico. Mentre oggi non è così».

Quindi dibattito e disagio sono più tra gli amministratori che nella base grillina? 

«Sì, il subbuglio è quello dei quadri intermedi. Sono quelli che hanno contestato le liste a Roma, quelli che ora Pizzarotti prova a mettere insieme, i parlamentari alle prese con la rielezione».

Questione morale: un tema sottovalutato dalla politica?

«La questione morale riguarda tutti i paesi e gli strati sociali. Mi sembra più utile concentrarsi sulla questione amministrativa: c’è una struttura diventata ingovernabile, si veda l’editoriale di Cassese sul Corriere oggi: la battuta sulla questione morale tutti salva l’anima, ma non risolve i problemi».

Ridare una struttura radicata ai partiti e dei meccanismi di controllo interno sull’operato degli eletti potrebbe fare la differenza?

«Possiamo essere tutti d’accordo ma il problema è come agire in concreto. Sono vent’anni che i partiti provano a combattere la corruzione, se non ci sono riusciti ci sarà un motivo. Forse allora sarebbe più riformare la macchina amministrativa e una serie di procedure, per renderle più trasparenti. Questo si può fare: dire “si dovrebbe” è solo girare intorno ai problemi ».

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