“Il Pd uscirà ancora più forte da queste primarie”

Pd
Debora Serracchiani

La vicesegretario del Pd Debora Serracchiani stronca le polemiche su Verdini: “Non entrerà mai nel Pd”. E agli elettori M5S: “Ricordate cosa succede a Parma e a Quarto”

Al Nazareno gli occhi sono puntati sul meteo, tanto che il presidente Matteo Orfini, che nella capitale è commissario del Pd, ieri ha confessato: «Stiamo ovviamente facendo la danza del sole, perché come sempre l’unica preoccupazione è il maltempo». In Friuli Venezia Giulia domenica sono previsti tuoni e fulmini, ma la vicesegretaria Debora Serracchiani è ottimista: «Siamo l’unico partito che continua a chiamare i cittadini ai gazebo per scegliere la classe dirigente e siamo
sicuri che anche questa volta saranno in tanti a uscire da casa per andare a dire la loro sui candidati». Dunque, il messaggio a chi teme flop di affluenza è forte e chiaro: calma. Al Pd invece, è: pancia a terra fino all’ultimo momento.

I soliti gufi che annunciano flop o qualche preoccupazione c’è davvero?

«Iniziamo con il ricordare che siamo stati il primo partito a chiamare gli elettori a scegliere la classe dirigente. E che continuiamo a utilizzare lo strumento delle primarie con migliaia di persone che ogni volta partecipano, come è avvenuto a Milano. Anche alla vigilia di quell’appuntamento c’erano previsioni fosche poi si è visto come è andata».

Lei di previsioni ne fa?

«No, ma non mi faccio spaventare dai numeri perché a differenza di altri non attenderemo in tre, chiusi in una stanza, che un centinaio di persona facciano “clic” su un tasto per decidere i candidati».

Eppure è proprio il M5s, che decide con pochi clic chi candidare, l’avversario più temibile per il Pd soprattutto a Roma.

«Il Pd non ha avuto paura, proprio in una città come Roma, di dare la possibilità di scegliere il candidato alle elezioni attraverso le primarie. Sono tutte ottime candidature e dopo l’esito delle primarie ci presenteremo in campagna elettorale già forti del lavoro svolto durante questo periodo. Quanto al Movimento 5 stelle, basterà ricordare agli elettori gli insuccessi incassati dove amministrano, a Livorno come a Bagheria, a Quarto come a Parma. Sono gli ultimi nella classifica della buona amministrazione, senza contare le divisioni a livello locale che spesso vedono i sindaci del M5s buttati fuori dallo stesso movimento o nel migliore dei casi tollerati a fatica».

Su questa campagna elettorale aleggia un fantasma, quello di Denis Verdini e del suo movimento, Ala, che la minoranza del Pd ritiene ormai già dentro il partito. Non teme che questo possa influire sulla stessa campagna elettorale?

«Non ci occupiamo dei fantasmi ma di cose concrete. Abbiamo detto più volte che Verdini e Ala non hanno nulla a che fare con il Pd. Tutto il resto è fantapolitica».

Ma le primarie hanno in molte realtà sancito una frattura con la sinistra. La minoranza dà la responsabilità alla direzione che ha preso il Pd. È finito il tempo del dialogo a sinistra?

«Non siamo noi ad aver interrotto il dialogo. È la sinistra a sinistra del Pd che va in continuità con la propria incapacità di essere coesa. Quindi, purtroppo, nulla di nuovo rispetto alla fatale tentazione alla frammentazione della sinistra, sempre ricca di tante personalità».

Da Salvini a Grillo sono in molti a vedere in queste amministrative anche un test per il governo.

«Non confondiamo le elezioni amministrative con le politiche. Il Pd presta una grande attenzione, come sempre, a questo appuntamento, ma non sarà l’esito delle stesse a incidere sul futuro del governo. Sul futuro del governo inciderà la determinazione con cui andremo avanti nel percorso di riforma del Paese e a questo proposito sarà fondamentale il referendum di ottobre».

Non rischia di diventare un appuntamento tra chi è pro-Renzi e chi contro?

«I cittadini e le cittadine saranno chiamati a pronunciarsi sulla riforma costituzionale e la partita sarà tra chi vuole davvero il cambiamento e chi vuole che tutto resti come è. Noi quel referendum lo vinceremo».

Guardiamo a destra. Chi vincerà tra Salvini e Berlusconi per le candidature?

«Spesso si guarda al maggior partito del Paese, il Pd, che le sue decisioni le ha già prese e si sottovaluta quello che accade a destra, dove continua la lite e emerge l’incompatibilità tra Salvini e Berlusconi e tra Salvini e Giorgia Meloni. Possiamo dire che, al di là di situazioni di comodo, il palco di Bologna è già stato smontato e chiunque avrà la meglio tra Salvini o Berlusconi il centro destra ne uscirà ancora più debole di quanto non sia già».

Trieste, nella sua Regione, il senatore dem Francesco Russo ha accusato i dirigenti di essere scollegati dalla base e alla fine è riuscito a ottenere le primarie contro il sindaco uscente Roberto Cosolini. Si rischia una spaccatura?

«Francesco Russo fa politica almeno dal 1996, ne è un fine conoscitore. Io aggiungo solo che laddove si è bene amministrato si dovrebbe avere anche il buon senso di riconoscere il lavoro fatto dai compagni di partito. In ogni caso le primarie rafforzeranno il Pd e il centrosinistra di fronte a una destra spaccata e un Movimento cinque stelle sempre più populista e incoerente».

Vedi anche

Altri articoli