Il ministro Fedeli sui vaccini: “È sbagliato scaricare sui bambini le scelte degli adulti”

Vaccini
20160531_FEDELI_U

Il titolare dell’Istruzione: “Bene il richiamo del premier alla collegialità”

«Sui vaccini la responsabilità è degli adulti e non dei bambini», ha detto a l’Unità Valeria Fedeli, la ministra dell’Istruzione. E subito dopo, sgombrando il campo da eventuali equivoci, sottolinea: «Proprio alla luce del richiamo alla collegialità del premier Paolo Gentiloni, sottolineo che sono favorevole alla vaccinazione obbligatoria, tanto più se il ministero della Salute segnala l’esistenza di un’emergenza nazionale.

Dunque, da questo discende che i vaccini debbono essere obbligatori per ogni bambina e bambino presente sul territorio nazionale. Tale norma – sottolinea la ministra – deve valere per ogni luogo pubblico. Per quanto riguarda l’obbligo delle vaccinazioni nelle scuole, come governo troveremo sicuramente il modo per garantire allo stesso tempo i diritti costituzionali alla salute e all’istruzione».

Quindi Fedeli ricorda che il «rispetto della norma» sarebbe in capo a Comuni, Regioni e Stato per bambine e bambini da 0 a 6 anni; in capo allo Stato per la scuola dell’obbligo, cioè dai 6 ai 16 anni. E conclude dicendo: «Nel governo siamo tutti d’accordo che la strada verso l’obbligatorietà delle vaccinazioni a livello nazionale sia quella giusta. Sono convinta che sapremo costruire concretamente insieme norme che tutelino i diritti costituzionali alla salute e all’istruzione ».

Plaudono al ministro, Francesco Sinopoli della Flc-Cgil e Pino Turi della Uil-Scuola. Ma il mondo dalle scuola è già in subbuglio. Campanelli di genitori alla fine delle lezioni scolastiche si interrogano sull’importanza o meno dei vaccini obbligatori per legge. E la questione investe non solo le famiglie d’Italia ma anche il personale amministrativo delle segreterie scolastiche e i sindacati di categoria.

Ecco alcune reazioni. «Quelli del governo la devono risolvere al più presto questa patata bollente sui vaccini obbligatori a scuola», dice di un soffio Patrizia Serafina della segreteria dell’Istituto comprensivo di Paliano a Frosinone, frequentato dai bambini dell’infanzia, della primaria e i più grandicelli delle medie. Proprio oggi (ieri, ndr) ci chiedevamo: ma basterà un’autocertificazione del genitore o servirà invece l’esibizione del certificato vaccinale oppure occorrerà inserire una frase visibile sull’obbligatorietà dei vaccini a scuola anche nella domanda che dovranno presentare i genitori»? Poi Serafini aggiunge, «Per me la Lorenzin ha sparato troppo presto questa notizia, ancora non c’è il decreto! E noi delle segreterie come dobbiamo comportarci? Se arriva un genitore allo sportello per prendere informazioni sull’iscrizione, cosa gli diciamo? Perchè arrivano eccome, anche durante quest’ultime settimane di lezioni. E noi? Come istituzione scolastica non possiamo rifiutarci, c’è l’obbligo scolastico».

Interviene anche un genitore. Si chiama Paolo Molaioni, ingegnere, ha tre figli che frequentano la scuola pubblica di 6, 11 e 13 anni. È anche rappresentante di classe nelle scuole delle sue bambine, nonché vicepresidente dell’Associazione genitori della scuola media «Moscati» del quartiere Garbatella a Roma. Sul tema in discussione in questi giorni, dice subito: «Le vaccinazioni servono, si vive in una comunità. Solidarietà e sicurezza. Le paure ci sono ma gli eventuali danni collaterali da vaccino sono irrilevanti rispetto all’assenza. Proprio in questo ultimo periodo due dei miei figli hanno fatto i richiami vaccinali: chi quello per morbillo, parotite e rosolia, e chi il richiamo per la trivalente».

Per Francesco Sinopoli, segretario generale nazionale del sindacato Flc-Cgil, «Bisogna contemperare i due diritti: salute e istruzione, esattamente come dice la ministra dell’istruzione Fedeli». E spiega: «Esiste un tema che è questo: non è possibile lasciare alle Regioni questa materia dove in una c’è la gratuità e in un altro posto no. Serve una legislazione nazionale per tutte le scuole e più informazione ad hoc sull’importanza dei vaccini per tutta la popolazione.

Esiste ancora un grosso margine per orientare e rafforzare le scelte attraverso una corretta informazione e campagne efficaci per le famiglie». Dello stesso avviso è anche Pino Turi, segretario della Uil-Scuola. «In caso di vaccinazioni obbligatorie a scuola siamo in presenza di due diritti: iscrizione degli alunni e salute. Ha ragione il ministro dell’Istruzione: sono entrambi diritti costituzionali che non possono essere lesi, devono per forza di cose legare insieme. Serve una legge dello Stato non un decreto legge. Non c’è un’epidemia in atto se non della politica: i vaccini prevengono non curano».

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli