Giorgis: “Il Mattarellum 2.0 un testo aperto, non escludiamo un doppio turno alla francese”

Legge elettorale
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Intervista al deputato Andrea Giorgis, tra gli autori della proposta di legge elettorale: “Una priorità del Pd deve essere quella di ricostruire un rapporto di fiducia tra le istituzioni politiche e i cittadini”

Collegio uninominale, turno unico, un tetto per evitare disporporzionalità eccessive in Parlamento. Sono solo alcuni dei punti della proposta di legge elettorale – il Mattarellum 2.0 – presentata dalla minoranza Pd ieri. Una proposta messa a punto dal senatore Federico Fornaro e dal deputato Andrea Giorgis per aprire un confronto interno al partito, ma anche con le altre forze politiche, e per arrivare a una legge che riporti la gente a votare e che non metta in contrapposizione “il tema della rappresentatività con quello della governabilità”, come ci ha spiegato Giorgis.

Giorgis, partiamo dai collegi uninominali: un modo, secondo voi, per riavvicinare gli elettori agli eletti.

Il collegio uninominale presenta proprio questo aspetto positivo. E questa è una priorità dell’attuale momento storico perché purtroppo a ogni tornata elettorale assistiamo a una crescita preoccupante dell’astensionismo. Quindi porsi il problema di come ricostruire un rapporto di fiducia tra le istituzioni politiche e i cittadini è una priorità per il Partito democratico.

Perché invece rinunciare al doppio turno?

L’obiettivo è quello di evitare nella competizione elettorale l’aspetto avversativo tipico dei ballottaggi. Se si ritenesse di introdurre il doppio turno di collegio, allora bisogna avere l’accortezza di pensare a un doppio turno che sia tale da consentire all’elettore nel primo turno di avere un’ampia offerta e di scegliere il candidato nel quale più si riconosce e nel secondo turno di avere comunque un’offerta che non arriva a bipolarizzarsi. Come nel caso del ballottaggio alla francese, al quale partecipano tutti coloro che superano una certa soglia. In quel caso non ci sono solo due candidati e quindi si scongiura o almeno si riduce in maniera significativa il rischio di un “voto contro”, cioè che chi vince non vince perché raccoglie un consenso in positivo, ma perché uno dei soggetti esclusi pur di votare contro un candidato, sostiene l’altro. Come si è verificato ai ballottaggi delle ultime elezioni amministrative.

Un altro tema è quello delle coalizioni. Non teme che si torni alle coalizioni disomogenee del passato?

Questo è un problema al quale bisogna prestare molta attenzione. Il doppio turno con il ballottaggio tra i primi tre o i primi quattro ridurrebbe di molto il rischio di coalizioni nei quali una minoranza può esercitare un ricatto. Purtroppo non c’è un sistema elettorale che elimini del tutto il problema dell’eterogeneità delle coalizioni, nemmeno l’Italicum. Nella nostra proposta abbiamo previsto il diritto di tribuna, cioè il riconoscimento di un numero di seggi per le forze politiche che hanno una consistenza minore e questo ridurrebbe il potere di ricatto perché a quel punto si può immaginare che queste forze politiche possono comunque avere un riconoscimento di presenza in Parlamento senza però condizionare la costruzione di una maggioranza di governo che sia adeguatamente stabile.

Il fatto che non ci sia una quota proporzionale non rischia di portare a un Parlamento poco rappresentativo?

In realtà la proposta prevede non solo l’ipotesi del premio per quanto riguarda i rimanenti seggi da attribuire, ulteriori 475 di collegio uninominale, ma anche un tetto di 350 parlamentari che evita che si possa verificare una disproporzionalità eccessiva, perché se nell’attribuzione dei seggi uninominali la forza che arriva prima raggiunge già quota 350 seggi allora il premio non scatta più e viene distribuito tra le altre forze politiche. Quindi non funziona più come un premio, ma come un rimedio inversamente proporzionale perché va a mitigare gli effetti della logica maggioritaria. Il tetto vale persino nell’attribuzione dei seggi uninominali, quindi se non si è rappresentativi davvero di una maggioranza sociale, non si può acquisire un numero eccessivo di seggi.

Parliamo anche dei tempi, perché voi vorreste discutere e votare la proposta prima del referendum costituzionale. 

Credo che sia interesse del Partito democratico discuterla al più presto. Non c’è nessun aut aut o condizione; non è una legge presentata per porre delle condizioni, ma per dare un contributo.

Ma è realistico pensare di votarla entro l’autunno?

Intanto cominciamo a discuterne. La discussione aiuterebbe anche a verificare anche la necessità di introdurre possibili variabili come il doppio turno o altre proposte come quelle che ricalcano il modello greco. Il nostro è un testo aperto a contributi e correzioni e, contrariamente a quanto possa sembrare, le distanze tra la nostra proposta e il modello greco non sono così significative. La logica è quella di cercare un equilibrato rapporto tra esigenze di rappresentatività ed esigenze di governabilità, sapendo che per avere un esecutivo forte, davvero capace di governare occorre che questo sia espressione di una maggioranza politica e sociale. Il tema della rappresentatività non è necessariamente sempre in contrapposizione con quello della governabilità perché se si eccede nell’ingegneria elettorale e si costruiscono maggioranze troppo artificiali, troppo poco corrispondenti al consenso materiale, si rischia di avere governi deboli, non governi forti.

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