Andra e Tatiana Bucci: “Ad Auschwitz chi cercava mamma non tornava indietro”

Shoah
DSCN91381365112502--606x404

Giorno della Memoria, parlano due sopravvissute: “Scampammo la morte due volte. Venire ad Auschwitz è sempre più faticoso, ma è una missione per noi”

Quattro e sei anni. Eravate due bambine quando siete arrivate in Polonia dopo essere già passate per la risiera di San Sabba e solo per un errore non siete state mandate subito a morire.

“La nostra fortuna, se così la si può definire, è che siamo state scambiate per gemelle, pur non essendolo. Questo ci ha salvate al momento della prima selezione. Siamo finite nel ‘block’ dei bambini”.

Il vostro ricordo dell’ingresso al campo.

“La nostra ‘nuova’ vita è cominciata con un evento molto netto, il tatuaggio di un numero progressivo sul braccio di nostra madre. La prima ad essere tatuata è stata lei. Forse perché voleva sentire se si provava dolore. Il suo numero era 76482. Poi sono passati a noi. Subito dopo ci hanno separate. Noi nella baracca dei bambini, la mamma nella baracca delle donne. Oggi  piangiamo spesso quando parliamo della prigionia. Ricordare è molto doloroso. Ma allora a quella vita ci siamo adattate subito, probabilmente proprio perché molto piccole. Ricordiamo il cibo, ci davano una minestra tremenda, e il freddo, tanto freddo. Durante la giornata il campo era sempre vuoto gli adulti andavano a lavorare”.

Grazie al suggerimento di una donna siete scampate una seconda volta alla morte. Vi disse: se vi chiedono chi vuole vedere la sua mamma non fatevi avanti. Le deste retta. Così non fece vostro cugino Sergio.

“Chi si faceva avanti non tornava più indietro. Ci siamo salvate così. A Sergio è toccata invece una morte terribile. Fu usato come cavia per esperimenti come altri bambini. Non c’era pietà nemmeno per i più piccoli di noi”.

Voi siete state fra i sopravvissuti e avete scelto come Sami, Piero Terracina, Shlomo Venezia, la strada del racconto e della testimonianza.

“Venire ad Auschwitz diventa sempre più faticoso, anche per la nostra età. Ma è una missione irrinunciabile, ormai. Lo facciamo per i ragazzi. Riponiamo in loro la nostra fiducia. Speriamo che possano comprendere meglio le vicende che abbiamo vissuto e attraverso la nostra storia contrastare qualunque forma di odio e persecuzione. La parte del viaggio che preferiamo è quella del confronto con gli studenti. Ci fanno molte domande. Per loro è importante capire e la loro voglia di approfondire è ogni anno  uno stimolo a tornare”

 

 

 

 

 

Vedi anche

Altri articoli