“Il Fiscal compact? Si può modificare, lo dice lo stesso trattato”. Parla Sommella

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Il problema non l’ha inventato Renzi, nasce quando si approvò il pareggio di bilancio in Costituzione

“Conoscere per deliberare”, ammoniva Luigi Einaudi e mai come ora l’adagio è d’attualità. La proposta di Matteo Renzi di rivedere il Fiscal Compact e di usare il limite del 3% di deficit-Pil per liberare risorse e abbassare la pressione fiscale ha scatenato molte reazioni. Ma solo pochi osservatori si sono chiesti se il Trattato in questione fosse davvero modificabile. Uno di questi è Roberto Sommella, autore de L’euro è di tutti, di Euxit e presidente della Nuova Europa che a Unità.tv mette in evidenza cosa dice davvero il Trattato. E le sorprese non mancano.

Dunque il Fiscal Compact si può modificare.
Certo. L’ho scritto nel 2014 ne L’euro è di tutti, prefazione di Matteo Renzi. E non perché sapessi chissà che, era già previsto allora dalle norme. Non si può certo dire che su questo punto il segretario del Pd abbia cambiato idea, come non si può sostenere che questo sia un tema nato ora. Esiste da quando sciaguratamente inserimmo il pareggio, anzi l’equilibrio di bilancio, in Costituzione.

In concreto cosa dice il Fiscal Compact?
Basta navigare sul sito del Parlamento Ue o della Commissione e scaricare il testo. L’articolo 16 dice testualmente: ”…prima di ratificare il presente Trattato, ovvero trasformarlo in Trattato europeo, sulla base di una valutazione dell’esperienza maturata in sede di attuazione, sono adottate, in conformità del Trattato dell’Ue e di quello sul funzionamento dell’Ue, le misure necessarie per incorporare il contenuto del presente Trattato nell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea”. Quindi L’Italia, o qualsiasi paese membro, può avanzare delle proposte di modifica. Nulla di scandaloso e nulla di imprevisto. Poi che gli altri dicano no, è un altro discorso. Queste sono scelte che attengono il metodo intergovernativo e il potere di veto è sempre dietro l’angolo.

Chi dovrebbe modificare il Trattato sul Fiscal Compact?
Il Consiglio Europeo, ma una scelta dovrebbe essere ratificata anche in Parlamento Ue. Un dossier corposo sul tema lo produsse anche la Commissione Europea. Tutti sanno tutto. Ma d’altronde perché nasconderci dietro un dito? Il Fiscal Compact in assenza di una crescita del 3% resta un regime pro-ciclico, aiuta insomma, se applicato, a peggiorare le cose se esse vanno male. E finora non è che siano andate benissimo dal punto di vista economico. Certo poi il debito italiano va tagliato ma non tanto per il Fiscal compact, quanto perché tra poco, quando ripartiranno i tassi, dovremo pagare una decina di miliardi  in più. Magari andranno contabilizzati già nella fine del 2018, quando la Bce finirà il suo Quantitative Easing.

Lei arriverebbe al tetto del 2,9% come proposto da Renzi?
Anche questo l’ho scritto ne l’Euro è di tutti e nell’ultimo libro, Euxit. Va bene fare più spesa ma deve essere per investimenti. Anzi la spesa per investimenti va proprio scomputata dal calcolo del 3 per cento. È la famosa golden rule di cui si parla solo nei libri e nei convegni. È impossibile anche costruire un ponticello rispettando questi vincoli peraltro inventati dai tecnici francesi all’epoca di Mitterrand (e ironia della sorte Parigi da anni non rispetta quel vincolo). Lo sanno bene tutti, anche i tedeschi, che hanno necessità di fare grossi investimenti infrastrutturali. Insomma il Fiscal deve diventare un Social Compact e il punto di caduta deve essere la condivisione del debito e l’emissione di eurobond da parte del ministro unico del Tesoro. Misure sulla riduzione dei debiti nazionali a quel punto non servirebbero più.

Siamo in tempo quindi.
Sì. Chiedere prima che sia troppo tardi di sedersi tutti e 27 paesi europei intorno a un tavolo e vedere cosa non va, è giusto, anzi sarebbe sbagliato il contrario. Queste sono scelte che poi influenzeranno per decenni le politiche economiche di tutta Europa.

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