Il cucchiaio di Dio, ode a Francesco Totti

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Francesco Totti celebrated by his teammates at the end of his last soccer match between AS Roma and Genoa at Olimpico Stadium in Rome, 28 May 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

Walter Lapini con lo pseudonimo di Alvaro Rissa, ha dedicato un’ode in latino al capitano della Roma che ieri ha giocato la sua ultima partita da professionista

“Francesco Totti? E’ una di quelle presenze che mi hanno insegnato a vivere. In quel modo di battere i rigori, c’era una Weltanschauung.”.

il cucchiao di dio imA dichiararlo è Walter Lapini, professore ordinario di Lingua e Letteratura greca presso l’Università di Genova che, a ER PUPONE, con lo pseudonimo di Alvaro Rissa, ha dedicato un’ode in latino (con traduzione), pubblicata pochi giorni fa da Il Melangolo e intitolata: “Cochlear Dei – Il cucchiaio di Dio”.

Poco più di settanta pagine, ironiche e brillanti, da non perdere, dedicate ad un personaggio superlativo, che non ha mai rinnegato le sue radici.  E in questo aspetto starebbe buona parte della sua grandezza.

Walter, il tuo libro, un omaggio al campione in vista del suo addio?

Precisamente. Totti è una di quelle presenze che mi hanno aiutato a vivere: potevo forse non ringraziarlo? Anche per i non pochi dispiaceri inflitti a una squadra di Torino.

Vuoi spiegarci che genere di libro è il tuo «Cochlear Dei – Il cucchiaio di Dio»?

È un’ode di 308 versi latini, per la precisione strofi saffiche, con traduzione a fronte. In essa seguo lo schema encomiastico in uso nel mondo antico: presentazione del personaggio, racconto delle sue imprese principali e celebrazione conclusiva. La metrica è rigorosamente rispettata. La base lessicale è classica, ma mi sono servito spesso di riusi, calchi, giochi etimologici, neoconiazioni. Voglio precisare che non si tratta di sciattamaccheronèa, ma di un’operazione letteraria raffinata – nelle intenzioni s’intende. Se poi lo è o no, non sta a me dirlo.

Facci un esempio.

Prendiamo il verso 144. Siamo in un punto in cui dico che nessuno ha distolto Totti dalla fedeltà coniugale: né una modella né una stagista né la ragazza di turno. Come rendere «la ragazza di turno»? Ho scelto «virgo Turni», con «Turni» maiuscolo. Turno è il re dei Rutuli, personaggio dell’Eneide. Questo è un primo livello di lettura. Se poi uno conosce anche la trama dell’Eneide, sa che la promessa sposa di Turno, Lavinia, finisce per andare in moglie a Enea. Quindi in un certo senso è una ragazza che passa di mano in mano, che si prende e si lascia: ragazza di turno, appunto.

Ti è stato semplice pensare a Totti in latino?

Il problema più serio è stato il nome. Ci sono dei giocatori con un nome latino già bell’e fatto, tipo: Socrates, Eusebio, Torres. Ma Totti no. Quindi ho dovuto costruire una declinazione analogica tutta per lui.

Sembra che sia un mito, una leggenda, perfetto. Mejo de tutti tutti? Maradona, un essere quasi inutile rispetto a lui?

Mannò mannò! Sul campo Maradona è stato il più grande, ma bisogna considerare anche l’extra-campo. Per esempio non credo che Totti si sarebbe vantato del famoso gol di mano all’Inghilterra. Maradona è andato a finire in giri strani, Totti no. Maradona si allenava quando gli pareva, Totti è un atleta serissimo. In ogni caso è stato il più grande giocatore italiano di tutti i tempi. Questo credo si possa dire.

Senza macchia persino sua moglie. Ma un limite ce l’avrà?

Sì, che ce l’ha: abbocca alle provocazioni. Ma lo capisco. In certe partite è stato picchiato scientificamente dal primo all’ultimo minuto, nella totale indifferenza dell’arbitro. Quanto a Ilary, «dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna», come scrivo ai versi 273-274.

L’aspetto che ti piace di più del personaggio?

Il non aver dimenticato l’ambiente da cui proviene. Non è da tutti. Finanzia scuole, centri di accoglienza, fa adozioni a distanza. Certo, anche altri lo fanno, ma lui mette una cura particolare nel non farlo sapere. Non lo strombazza, non lo proclama ai quattro venti. Il fuoriclasse si vede anche da qui.

La sua poesia stava più nel gesto sportivo o nel suo modo speciale di rapportarsi alle radici più autentiche di questo sport?

In lui le due cose coincidono, come sempre nei grandi campioni. I gesti diventano simboli, paradigmi, messaggi. Parlano un linguaggio universale, anche se non è un linguaggio fatto di parole. Prendiamo il cucchiaio. Il cucchiaio non è solo il cucchiaio: è sfida, scommessa, coraggio. Soprattutto coraggio, perché se sbagli, non fai solo un danno, ma sprofondi anche nel ridicolo, tutta la tua carriera ne resta segnata. In quel modo di battere i rigori c’era uno stile di vita, una Weltanschauung. Era il rifiuto della banalità, il desiderio di trascendere la mediocrità della norma. L’umanità è andata avanti grazie agli uomini-cucchiaio.

 

Che futuro prevedi o speri possa avere?

Lo vedrei bene a lavorare con i giovani, a insegnare calcio ai ragazzi. In ogni caso spero che chiuda con il calcio giocato, che non si lasci tentare da squadre degli Emirati o dell’est asiatico. Si sciuperebbe, svilirebbe il suo passato. Io sono per i tagli netti: niente sfilacciamenti, niente strascichi. Quando è il momento si smette e basta, come fece Platini, che era gobbo, ma aveva stile.

Lasciamo er maggggico. Può il binomio calcio – cultura costituire una sorta di antidoto all’eccessiva commercializzazione di questo sport? E, quindi, può il calcio aiutare la cultura?

Purtroppo cultura e calcio sono in cattive acque. La cultura e la scuola sono senza soldi, e in mano ai demagoghi. Quanto al calcio, e a quasi tutti gli sport, sembra che vincere sia l’unica cosa che conti, dalla serie A alle squadre parrocchiali. Pensa anche al lessico: la squadra che vince «ha fame», quella che stravince è «cannibale». Un lessico della prepotenza, della ferocia. Insomma cultura e sport in questo momento non possono curarsi a vicenda, semmai attaccarsi le malattie. E pensare che le due cose, riportate all’origine, avrebbero gli stessi obiettivi: progredire attraverso l’impegno, mettersi alla prova, maturare. Ma questa unità non viene percepita. Il genitore che si straccia le vesti se il professore dà da studiare una pagina in più, poi consegna senza colpo ferire l’amato figlio ad allenatori che sembrano il sergente Hartman. Se non è schizofrenia questa!

Un’ultima curiosità. Il tuo precedente libro in latino, “Il culo non esiste solo per andare di corpo”, era dedicato a Fantozzi. C’è un filo tra i due personaggi?

Un legame fra Paolo Villaggio e Francesco Totti? Perché no. I personaggi di Paolo Villaggio sono dei monumenti all’autodenigrazione e Totti, da parte sua, ha accettato di essere protagonista delle barzellette su di lui.


 

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