“Il centesimo Giro e il rilancio della pista, le prossime sfide”. Parla Renato Di Rocco

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Gold medal Elia Viviani of Italy cries as he celebrates with family members after winning Men's Omnium Points Race of the Rio 2016 Olympic Games Track Cycling events at the Rio Olympic Velodrome in the Olympic Park in Rio de Janeiro, Brazil, 15 August 2016.        ANSA/ETTORE FERRARI

Il presidente della Federazione ciclistica italiana: “C’è ancora molto da fare”

Renato Di Rocco è reduce da giorni intensi. Prima il Giro d’Onore per le stelle azzurre del ciclismo italiano. Un evento giunto alla sua undicesima edizione che chiude un quadriennio olimpico ricco di successi per il ciclismo italiano in ambito internazionale. La manifestazione si è tenuta al Salone d’Onore del Coni, alla presenza del neo Ministro per lo Sport Luca Lotti e del numero uno dello sport azzurro Giovanni Malagò.

Ad essere premiati gli atleti migliori della stagione, a partire dai medagliati all’Olimpiade di Rio de Janeiro. Da Elia Viviani al bronzo nella prova in linea Elisa Longo Borghini ai tanti vincitori del ciclismo paralimpico, su tutti Alex Zanardi e Luca Mazzone, due ori e un argento a testa ai Giochi brasiliani.

Al termine, poi, l’ultimo Consiglio Federale con la decisione, sicuramente la più attesa, della realizzazione del nuovo velodromo di Treviso. Il massimo organo della Federazione ha deliberato,infatti, l’aggiudicazione definitiva della gara indetta per la concessione della progettazione, costruzione e gestione di un velodromo nel comune di Spresiano vicino Treviso, mediante Project financing, alla Pessina Costruzioni. Una struttura da 6.000 posti che sarà idonea allo svolgimento di manifestazioni di livello superiore quali Campionati e Coppe del Mondo, competizioni Olimpiche. In un Paese povero di strutture sportive, soprattutto per i ciclisti, una bella notizia. Incontriamo il Presidente Di Rocco e con lui proviamo a fare un bilancio sul ciclismo italiano.

Partiamo da questo 2016: un anno da record per il ciclismo italiano. Da un lato la caduta di Vincenzo Nibali, dall’altro la medaglia su pista di Viviani.

«Un anno unico. Oltre alla quantità, anche la qualità dei risultati. La medaglia di Viviani è stata straordinaria. Ripaga anche dell’amarezza di quanto avvenuto con Nibali. Erano 20 anni che non vincevamo una medaglia olimpica su pista. Non dimentichiamo poi il Mondiale ad inseguimento,con Filippo Ganna, qui ne erano passati quaranta di anni. E comunque Nibali ha vinto il Giro d’Italia».

Quest’anno l’edizione 100 del Giro.

«Sarà una grande festa popolare e sportiva. Ancora una volta un momento di valorizzazione del territorio italiano in tutto il mondo, oltre ad uno spettacolo tecnico unico. Quest’anno si parte dalla Sardegna, la terra di Fabio Aru, per poi andare nella Sicilia di Nibali. È l’evento nazionale che più identifica la storia d’Italia».

Mancano i capitali al ciclismo italiano?

«La globalizzazione ha aperto anche il ciclismo al mondo ed è naturale che ci siano capitali esteri pronti ad investire nel ciclismo italiano, che è uno dei primi in assoluto. Dall’altro lato, la crisi economica ha inciso nel tessuto economico e diverse aziende hanno lasciato spazio a finanziatori che vengono da fuori. Nessun panico. Noi continuiamo ad esportare non solo campioni ma anche staff e manager. In tutte le grandi squadre rimaniamo protagonisti, segno che la scuola ciclistica italiana è un punto di riferimento mondiale».

Nuovi impianti. Finalmente parte quello di Treviso. Quando uno a Roma e Milano?

«È davvero una bellissima notizia. Sarà un impianto unico in Italia quello che verrà costruito e gestito dalla Pessina vicino a Treviso. Ne avevamo bisogno: le vittorie olimpiche nascono anche grazie ad impianti di livello. Per adesso l’unico era quello di Montichiari. Quello che verrà costruito permetterà di ospitare manifestazioni di livello, dalla 6 giorni al Campionato mondiale. Un’opera innovativa sotto molti punti di vista: non solo quello architettonico e tecnologico, ma anche per la scelta del project financing, quindi con soldi in parte pubblici e in parte privati. Purtroppo se da un lato siamo contenti di questo risultato, dall’altro ci dispiace per quanto successo a Roma, dove la grave scelta della Sindaca Raggi di impedire le Olimpiadi ha penalizzato molto il ciclismo, che sperava nel nuovo velodromo inserito in un arena, anche per altre discipline, a Tor Vergata, inserito in un parco della bici con un percorso per la mountain bike, ed una pista con pedana Olimpica per la bmx. Ne abbiamo solo una a Verona».

Doping. Annosa questione…

«Siamo una delle Federazioni più all’avanguardia. Siamo partiti dai più giovani con un’operazione di tipo culturale: abbiamo tolto le premiazioni nei settori giovanili, eliminando le pressioni intorno agli atleti. E’ stato rafforzato il codice etico, ritirando la tessera anche agli ex corridori che sono stati squalificati e che in questo modo escono definitivamente dal giro agonistico. E poi c’è il passaporto biologico: siamo stati i primi ad utilizzarlo. In questo modo abbiamo un controllo continuo negli anni degli sportivi. E anche il passaggio dai dilettanti ai professionisti avviene solo per i ciclisti iscritti nel ranking della federazione da 2 anni. Così conosciamo benissimo la loro storia e il loro valore».

Prossima scadenza, l’elezione per il rinnovo della presidenza della Federciclismo.

«Chiudo il mio terzo mandato e chiedo la conferma per quello nuovo, nella consapevolezza del tanto che abbiamo fatto, a partire dal risanamento dei conti e della gestione. C’è ancora molto da fare per questo movimento che può dare tanto allo sport italiano».

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