Il cantautorato gentile di Boris Ramella: “Siamo troppi a suonare. Ma c’è del buono”

Musica
Schermata 06-2457556 alle 14.55.12

Intervista al cantautore di Sestri Levante: uscito da poco con il suo primo disco “Non riesco a dormire”

Schermata 06-2457556 alle 14.55.22Boris Ramella nasce nel 1980 a Sestri Levante e da qualche mese porta in tour il suo album d’esordio Non riesco a dormire, in uscita con Giungla dischi in licenza per Sony Music Italia. In un periodo in cui i concerti da vivo e il nuovo cantautorato italiano sembrano godere di buona salute, Boris cerca la chiave di volta per entrare nelle orecchie e nei cuori del pubblico attraverso canzoni che definisce “sincere”. “Vorrei essere creduto; quello che ho scritto è sincero e spero possa avere senso anche per qualcun altro, oltre che per me”.

I suoi brani riecheggiano di una certa dolcezza velata di malinconia, tipica di alcuni esponenti più conosciuti del cosiddetto cantautorato indipendente: “Sono un fan di Dente ma anche di Max Gazzè – ci confida Boris Ramella – e in generale mi attira quello che mi fa provare qualcosa, una certa elettricità nella scrittura sicuramente è ciò che ricerco. E devo dire che apprezzo sia il vecchio cantautorato che il nuovo, quello buono: visto che fortunatamente ha esponenti di tutto rispetto”.

L’intimismo e l’atmosfera trasognata che emergono tra le pieghe di questo “Non riesco a dormire” fanno pensare ad autori come Pacifico (“Non lo conosco proprio, per cui posso dirti che se c’è un rimando è puramente casuale”), ma anche a una stretta comunanza d’intenti con altri musicisti della scena. In questo senso vanno lette le collaborazioni, numerose, che costellano il disco: come quella con Giuliano Dottori per il brano Dentro Casa, o quella con il cantante degli Ex-Otago ospite alla voce in Lasciamoci un attimo. Inoltre la produzione artistica è stata portata avanti dallo stesso Ramella insieme a Lele Battista, ex leader dei La Sintesi, storica formazione degli anni novanta interprete di un pop romantico sulla scia dei Bluvertigo. “Trovavo i dischi di Lele molto belli: quando un’amica comune, Eleonora Tosca, (cantautrice molto brava, che ha partecipato come ospite nell’album facendo i cori in Figlio di un cane) me lo ha consigliato come produttore artistico gli scritto subito ed è cominciata molto spontaneamente una collaborazione.”

Boris Ramella si avvicina relativamente tardi alla musica: “Ho iniziato a suonare la chitarra come autodidatta, a 19 anni, ispirato dai cantautori che all’epoca mi avevano colpito maggiormente. Scrivevo quello che mi passava per la testa: tutta roba oscena, che ho buttato. Più avanti ho trovato una chiave narrativa e musicale che mi ha convinto e ho deciso di mettere insieme quattro canzoni che sono andate a completare l’EP Per pura comodità, che ho autoprodotto nel 2012. L’anno successivo è stato pubblicato da RBL Music Italia. Dopo un lungo periodo di stop imposto dalla vita ho cominciato a scrivere questo primo album, Non riesco a dormire, che ha visto la luce il 20 maggio 2016.”

E in questi dieci anni, in cui Boris compie il suo percorsero che lo porterà alle prime uscite discografiche e a cementare una propria cifra stilistica, il mondo musicale subisce incredibili trasformazioni: per esempio si moltiplicano i gruppi musicali: “Come ha detto un amico ‘ci sono più band che esseri umani’. Siamo veramente troppi, è vero – ci confessa il cantautore ligure – Ma sicuramente da qualche anno a questa parte, da Brunori Sas, Dente, Le Luci Della Centrale Elettrica in poi, sono emerse realtà cantautoriali veramente interessanti, prima dalla Sicilia (Colapesce, Carnesi, Oratio, Dimartino) ora da Roma (Thegiornalisti, Leo Pari, Calcutta). Potrei citarne altri, come ad esempio gli Ex-Otago, miei compaesani; oppure Giovanni Truppi, La rappresentante di lista… Di solito non mi soffermo mai su chi non mi convince, passo oltre, quindi non mi pongo il problema di pensare a chi possa essere sopravvalutato”.

Quando, alla fine dell’intervista, gli chiediamo dove vuole arrivare, emerge una sorta di realismo ottimistico, tinto di modestia, in linea con l’umore gentile della sua musica: “Con questo disco non ho pensato di rivolgermi ad un target specifico, anche se spero sempre di arrivare a chi è aperto ed incline a fare nuove conoscenze. Soprattutto a chi ha ancora voglia di andare ai concerti e non ha paura di ciò che non conosce”.

Vedi anche

Altri articoli