“Il cambiamento siamo noi e la città ormai lo sa”: parla il sindaco di Rimini

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ANSA/PASQUALE BOVE

Andrea Gnassi ha vinto al primo turno facendo man bassa di consensi grazie a un progetto forte di città

Dal centro storico alla periferia, dal mare alle colline: 143 sezioni su 143. È così che ha vinto Andrea Gnassi a Rimini, praticamente facendo man bassa di consensi, in qualsiasi zone della città, anche dove – centro storico – il centrodestra tradizionalmente godeva di voti sicuri. Non era mai accaduto dal 1945 a oggi, dalla nascita della Repubblica. Come non era mai accaduto che un sindaco raccogliesse percentuali di voto così alte, dal 46 fino al 75%, per una media totale che si è fermata sul 57%. Così Gnassi è stato confermato al primo turno per il suo secondo mandato. Ma dietro i numeri, c’è un lavoro che inizia da lontano.

Sindaco, ha fatto incetta di voti ovunque. È un successo storico.

Parrebbe di sì, la nostra è una città di 150mila abitanti, ma registra ogni anno ben 9 milioni di “city user”, tra turisti e pendolari. È quindi una realtà complessa, articolata da città media a respiro internazionale. Noi organizziamo i servizi in base a questa utenza molto più ampia. Abbiamo un’industria turistica con 1200 alberghi, una fiera internazionale, un Palacongressi. Insomma, una città da sempre aperta a dinamiche molto più ampie. Questa vittoria nasce dal fatto che abbiamo fatto scelte radicali di cambiamento che hanno dato un’idea chiara e identitaria di città.

Partiamo da qui. Oggi lo slogan è “No al cemento”. La vostra scelta in questo senso risale al 2011.

Esatto. Appena insediati a metà del 2011 abbiamo dato lo stop alle nuove costruzioni, contro i poteri forti. In questi anni abbiamo voluto costruire prima il sotto e poi il sopra. È il Piano di salvaguardia della balneazione, un maxi-progetto da 154 milioni euro per riqualificare il sistema fognario ed evitare che ogni acquazzone renda il mare uno scarico a cielo aperto: è il più grande progetto idrico fognario cantierato in Italia. Abbiamo messo al centro gli interessi della città e siamo stati premiati per questo.

Lei è conosciuto come l’ideatore della “Notte rosa”. Avete già pensato a progetti per il litorale?

Certo. Anche lì abbiamo il più grande progetto di riqualificazione del lungomare, del water-front. Sono ben 15 km. È stata una battaglia anche con i balneatori: erano contro, ora sono con noi perché stiamo trasformando il lungomare in un “Parco del Mare”, una palestra a cielo aperto con aree fitness, piscine e zone relax, food… Non abbiamo fatto i demagoghi, ma abbiamo spiegato il nostro progetto.

Quindi non è un caso che il Movimento 5 Stelle non si sia presentato a Rimini?

Sì, non è un caso. L’idea che abbiamo messo in campo era forte. Fosse stato debole, avrebbero fatto le consultarie e si sarebbero candidati. Invece, qui i Cinquestelle sono implosi. Lo stesso è accaduto al centro destra, che ha presentato un candidato che non è neanche di questa città. Noi siamo andati avanti come un tir!.

Guardiamo avanti: sarà un secondo mandato in linea con il primo? C’è spazio per la sostenibilità?

Bisogna fare attenzione quando i grillini parlano di sostenibilità. Noi siamo stati derisi quando abbiamo proposto la “pianificazione strategica”, cioè la partecipazione condivisa delle scelte urbanistiche. I nostri modelli sono stati Stoccolma, Copenaghen, Friburgo, tutte città del nord Europa che hanno realizzato pianificazione tra le più avanzate. Noi l’abbiamo tradotta in romagnolo! Siamo stati derisi, ma ora un progetto come i sottopassi ciclopedonali è condiviso da tutti.

La cultura?

Questo è un punto importante perché mi permette di sottolineare quello che sarà la “Arena delle Arti”, un grande quadrante che unirà il Teatro Verdi, il palazzo dell’Arengo, la RoccaMalatestiana e la Casa delcinema di Fellini. Per realizzarlo abbiamo spostato il mercato ambulante e un parcheggio. Sono stati due anni di occupazioni, 800 licenze, proteste e manifestazioni. Ora però il mercato è stato spostato in un punto in cui convergono tutte le linee del trasporto pubblico e abbiamo una arena artistica con monumenti dal Quattrocento di Piero della Francesca all’Ottocento di Verdi. Bisogna avere il coraggio di scelte impopolari. Con la cultura attireremo 300mila visitatori l’anno.

Allarghiamo lo sguardo al nazionale. Rimini è quindi un modello di riformismo da seguire?

Diciamo che si tratta di vedere chi interpreta meglio il tema del cambiamento. Il riformismo messo in campo dal Pd si deve confrontare con il cambiamento. Noi non abbiamo lasciato lo spazio di interpretazione del cambiamento né al grillismo né alla demagogia.Chi presenta dei progetti forti di città risponde alla domanda di cambiamento. Tutte le volte che il riformismo scappa da questa frontiera, si perde. Quando abbiamo fatto le varianti urbanistiche retroattive e in diminuzione, i grillini sono scappati dall’Aula. Alzare la mano come abbiamo fatto noi voleva dire andare in tribunale e prendersi gli esposti.

I cittadini hanno visto le vostre azioni e hanno saputo scegliere.

È questione di visione lunga e partecipazione. Bisogna avere una visione. E per farlo c’è bisogno del medio periodo. Non si può mettere in discussione il progetto di riforma a ogni elezione comunale, regionale, ecc.

Quindi si può continuare sulla strada delle riforme?

Non bisogna averne paura. Non è perché abbiamo perso a Torino e a Roma ora tutto è in discussione. Sarebbe un suicidio politico. Faccio l’esempio di Rimini. Chi è che a Roma può dare risposte alle nostre esigenze di città piccola, ma dal respiro internazionale. Un domani, se ho la Casa delle Autonomie, il Senato della città, il Senato federale, ci sarà un luogo in cui questi temi locali possano essere ascoltati. Solo con il referendum si possono dare risposte al cambiamento.

 

Foto Ansa/Fai

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