I volti della canapa: il reportage fotografico sui malati italiani che si curano con la cannabis

Salute
Serena Quaranta, Grottaglie (Ta), Puglia. Affetta da CDK L5

Maria Novella De Luca ci racconta il suo progetto fotografico: una raccolta di storie di vita quotidiana, storie di donne, uomini, bambini e genitori che da tutta Italia chiedono di poter utilizzare la cannabis per stare meglio

Quando si parla di cannabis spesso si pensa a un utilizzo ricreativo, sopratutto di svago. Magari la nostra immaginazione evoca anche qualche capellone con i dread coperti da un lungo berretto verde-giallo-rosso, stile Bob Marley.

Vasetto di Bedrocan

Vasetto di Bedrocan

Non tutte le varietà della pianta, però, sono usate per uno scopo ricreativo: c’è un utilizzo terapeutico che da molti medici viene considerato fondamentale per aiutare i loro pazienti. Al punto che in tanti, ormai, vedono nella cannabis un “farmaco” utile per contrastare diverse malattie: può aiutare nel trattamento del dolore cronico, può sciogliere gli spasmi della sclerosi multipla, stimolare l’appetito dei malati di Aids, alleggerire i postumi della chemioterapia e radioterapia. Oltretutto è anche privo di effetti collaterali.

Lo conferma un recente rapporto pubblicato dalla National Academies of Sciences americana che ha esaminato la mole delle ricerche sull’uso della cannabis per scopi medici, stabilendo per la prima volta (con una certa chiarezza) l’esistenza di effetti benefici sulla salute.

Dei vari effetti terapeutici ne abbiamo parlato con Maria Novella De Luca, reporter di professione che ha messo in luce le storie di molti pazienti italiani. Da circa tre anni Maria Novella viaggia da Nord a Sud della penisola ascoltando e registrando le storie dei malati affetti da patologie gravi come sclerosi multipla, artrite reumatoide, fibromialgia, e molte altre. Il risultato è un reportage fotografico molto importante, oltre che interessante. Un lavoro che insiste, attraverso ritratti e scene di vita quotidiana, su una dimensione di serenità recuperata dopo la scoperta di una malattia o dopo un grave incidente, e il successivo ricorso alle cure alternative: “Le mie immagini – spiega la fotoreporter a Unità.Tv – raccontano il ritorno a esistenze fatte di piccole e grandi conquiste, momenti privati in cui la terapia e la quotidianità vanno di pari passo”.

Cosa racconta il tuo progetto fotografico e quale vuole essere il messaggio che lascia? 

Serena Quaranta, Grottaglie (Ta), Puglia. Affetta da CDK L5

Serena Quaranta, Grottaglie (Ta), Puglia. Affetta da CDK L5

I volti della canapa raccoglie storie di vita quotidiana, storie di donne, uomini, bambini e genitori che da tutta Italia chiedono di poter utilizzare la cannabis per stare meglio. Sclerosi multipla, cancro, terapie del dolore, malattie rare: ognuna delle persone che ho incontrato nelle proprie case, nel proprio ambiente familiare, mi ha raccontato la sua storia fatta di sofferenza per la malattia ma anche di frustrazione. Quello che chiedono queste persone, infatti, è poter avere la libertà di scegliere come curarsi e invece troppo spesso, di fronte alla richiesta di informazioni o della prescrizione di cannabis, si scontrano con un muro di indifferenza, ignoranza e a volte anche di arroganza.

In fondo cercano una migliore qualità della vita, una riduzione dei danni collaterali spesso dovuti a terapie o farmaci devastanti per il fisico. “Con la cannabis la mia bambina è più presente e partecipe” mi spiega la madre di Serena. “Voglio curarmi evitando la dipendenza. La cannabis mi fa stare meglio, mi aiuta con nausea e vomito e mi fa dormire la notte” racconta Claudia.

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Andrea Trisciuoglio Sclerosi Multipla Foggia

Quindi, oltre a voler fare un po’ di chiarezza sull’utilizzo della cannabis terapeutica in Italia e al quadro legale di riferimento, questo reportage racconta la storia dei malati, persone come noi, che vogliono uscire allo scoperto. Attraverso i ritratti e le scene di vita quotidiana che compongono il reportage, li conosciamo e capiamo perché chiedono di utilizzare la cannabis, capiamo quali sono stati i problemi che hanno dovuto affrontare e quale è la situazione italiana.

 

Cosa ti ha spinto a intraprendere questa avventura?
Dietro questo lavoro c’è sicuramente l’esigenza di raccontare storie, che poi è quello che mi muove sempre in tutti i lavori che faccio. In questo caso c’è stata una iniziale curiosità nei confronti della pianta di canapa, della sua ricchezza e dei suoi molteplici utilizzi.

Walter Di Benedetto, Arezzo. Affetto da artrite reumatoide

Mi incuriosiva soprattutto il percorso che l’aveva portata anni fa ad essere completamente proibita e nel ripercorrere la sua storia è cresciuta l’esigenza di raccontarla. La pianta di canapa, di cui l’Italia negli anni ’50 era il secondo produttore al mondo, seconda solo all’Unione Sovietica, dai primi decenni del 900 ha iniziato a subire un’incredibile campagna denigratoria a causa delle moltissime caratteristiche naturali come resistenza, proprietà di adattamento, velocità di crescita, facilità di averla in abbondanza e le sue caratteristiche terapeutiche. Tutto questo era una minaccia per le industrie concorrenti e così venne associata alla droga e si iniziò a parlare solo di marijuana. Vennero sottolineati solo i suoi aspetti psicotropi e la sua lunga storia si perse. Mano a mano è diventata un’esigenza riscoprire e raccontare parte di questa triste storia attraverso le testimonianze dei pazienti che ne hanno provato le qualità terapeutiche, che hanno iniziato a lottare affinché queste fossero riconosciute e soprattutto fosse riconosciuta loro la libertà di cura.

Ultimamente si parla spesso di cannabis, quali novità ci sono?
Qualcosa in Italia si sta finalmente muovendo. Fino il nostro Paese ha importato le infiorescenze di cannabis dall’Olanda, dall’azienda Bedrocan; infiorescenze che poi vengono trasformate o preparate nei laboratori magistrali a seconda delle prescrizioni mediche che i pazienti presentano.

Claudia Luttazzi, Roma, affetta da cancro al seno

Claudia Luttazi, Roma, affetta da cancro al seno

Da qualche mese invece, nelle farmacie italiane, si può trovare anche la cannabis coltivata sul suolo italiano e distribuita dallo Stabilimento Chimico  Farmaceutico Militare di Firenze. Si chiama FM2 e al momento è l’unica varietà prodotta in Italia (contiene il 5-8% di Thc (tetraidro-cannabinolo) e tra il 7,5 e il 12 % di Cbd (Cannabidiolo).
Questa è la grossa novità. Continuiamo ancora a importare quella olandese perché i primi raccolti non rispondono al fabbisogno italiano, il primo raccolto, infatti, è stato di circa 100 chili, troppo poco rispetto alle reali necessità dei pazienti.
Non dovrebbe cambiare nulla dal punto di vista della somministrazione e anche della qualità del farmaco, anche se ho sentito già pareri negativi di pazienti che l’hanno utilizzata. Ma la cosa più importante dovrebbe essere la diminuzione del prezzo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio lavoro di ricerca e incontro con pazienti è continuo, devo tenermi aggiornata sulle novità e sui passi avanti che il nostro paese fa su questo argomento. Nel frattempo, però, sto raccogliendo il materiale prodotto in questi anni in un libro fotografico che finalmente, dopo tanto lavoro, sta prendendo forma. Questo libro vuole dare voce a tante persone che con la loro testimonianza spiegano cosa significa utilizzare la cannabis per stare meglio. Perché hanno deciso di inserire la cannabis nel loro piano terapeutico, come la utilizzano, per quali patologie e quali difficoltà hanno incontrato prima di poterla ottenere legalmente con regolare ricetta medica. E’ un libro pieno di speranza, positivo, che mostra i volti e i corpi di pazienti sereni, che convivono con la malattia, con la consapevolezza e la libertà di viverla come meglio credono. Spero di concludere presto l’ultima stesura del libro e iniziare una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari alla stampa. Lo desidero per me ovviamente, come prodotto finale di tanta passione e lavoro dedicati al progetto, ma soprattutto lo desidero per riconsegnare ai pazienti le loro voci, le loro storie e le loro battaglie.

Sul sito www.marianovelladeluca.com è possibile visionare alcuni degli scatti che compongono il progetto.

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