“I vaccini non sono un’opinione”. Il libro giusto per smontare le tesi antivacciniste

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Roberto Burioni, professore Ordinario di Microbiologia all’Università Vita Salute San Raffaele di Milano, ha pubblicato il libro “Il vaccino non è un’opinione – Le vaccinazioni spiegate a chi proprio non le vuole”

I vaccini? Il rischio più grave, se si va dal medico in automobile, è quello di fare un incidente lungo il tragitto. Per il resto, sono sicuri, utili, rinforzano il sistema immunitario, non causano l’autismo o altre gravi malattie e, soprattutto, non sono un complotto delle multinazionali del farmaco”.

burioni-1Lo scrive Roberto Burioni (Pesaro, ‘62) professore Ordinario di Microbiologia all’Università Vita Salute San Raffaele di Milano dal 2004, nel suo libro: Il vaccino non è un’opinione – Le vaccinazioni spiegate a chi proprio non le vuole”, pubblicato a settembre scorso da Mondadori. Centosessantotto pagine con la postfazione di Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università Vita Salute San Raffaele di Milano, pubblicate per combattere i pregiudizi di quei genitori che, decidendo di non vaccinare i propri figli, passano sulla Rete per pensatori coraggiosi. Si tratta, piuttosto, di persone che credono a bugie spudorate e che mettono a rischio la salute non solo dei propri figli, ma di tutta la collettività.

“Purtroppo – scrive Burioni – Internet è un luogo dove fatti e opinioni si mescolano e confondono, dove tutte le voci – autorevoli o no – sono sullo stesso piano, dove non esiste alcun filtro, dove se si parla di prevenzione degli incendi  troverete insieme e indistinti il pompiere e il piromane, dove incontrerete a dibattere su cosa possa provocare l’autismo un ricercatore che studia il tema da una vita e una playmate stagionata che afferma  di essersi laureata all’universtà di Google e di avere capito l’origine dell’autismo del figlio grazie all’istinto di mamma. ù

D’altra parte, oltre a innumerevoli siti secondo i quali i vaccini causano l’autismo o fanno diventare gay, troviamo luoghi tematici che ci dimostrano che la terra è piatta, o cava al suo interno, che i Beatles non sono mai esistiti e, addirittura, che l’aeroporto di Denver è la sede del diavolo in persona. Insomma, nel mondo reale, chi sostiene che due più due fa cinque viene messo dietro la lavagna con il berretto da somaro, mentre su Internet può essere facilmente considerato un pensatore indipendente, determinato a lottare contro la lobby delle calcolatrici, che, per interessi inconfessabili e terribili vuole far credere a tutti noi che il risultato dell’addizione sia, invece, quattro”.

Nelle pagine del libro e con fatti supportati da decenni di ricerca scientifica, Burioni prova a far capire come funziona il sistema immunitario, che i vaccini sono sicuri e che a non vaccinarsi si corrono rischi molto gravi. I vaccini non sono, dunque, un’opinione.  

“Il virus – si legge –  non è una forma di vita indipendente. Esiste come essere in grado di replicarsi e diffondersi solo se può infettare qualcuno, altrimenti sparisce. Affinché un ciclo di epidemie possa verificarsi ci vuole un certo numero di persone infettabili: se questi individui non sono abbastanza numerosi, il virus non riesce a superare il ciclo. Quindi se ci vacciniamo tutti, il virus letteralmente scompare, anche dalla faccia della Terra, come è successo per il vaiolo.

Ci traccia un profilo del genitore antivaccinista?

E’ una persona che tende a credere alle mille sciocchezze che si leggono sulla rete (scie chimiche, complotti vari e teorie strampalate), spesso convinta di essere intelligente e furba tanto da non farsi ingannare dalla scienza ufficiale. Pensa di conoscere le malattie infettive dopo cinque minuti di Wikipedia, ma stranamente non conosce bene la lingua italiana. In tanti anni ho raccolto giudizi, diciamo, al limite della superstizione e dell’ignoranza. Mamme che dicono: “Io allatto mio figlio e così gli trasmetto anticorpi”. Ma gli anticorpi importanti per le malattie contro le quali ci si vaccina vengono trasferiti dalla madre al feto fino al momento del parto. Da quel giorno in poi il bambino deve fare da sé. Gli anticorpi materni nel suo organismo cominciano a diminuire più o meno dimezzandosi ogni trenta giorni e scomparendo in modo definitivo in generale intorno ai sei – otto mesi.

E’ vero che i vaccini indeboliscono il sistema immunitario? 

No, è vero l’esatto contrario. I vaccini lo rinforzano nel modo più naturale possibile. Semplificando, un vaccino mette, chi è stato vaccinato, nelle condizioni di chi ha avuto la malattia ed è poi guarito: tutto questo senza fargli correre i rischi e i disagi della malattia. Questo fa sì che, quando il sistema immune incontra l’agente patogeno, lo sa già riconoscere, e sa difendersi in modo efficace e tempestivo. 

E’ bene vaccinare un bambino prematuro?

In generale, non solo è bene, ma è indispensabile, in quanto un bambino prematuro ha bisogno della protezione del vaccino più dei bimbi nati a termine!

Non si corre, dunque, alcun rischio, vaccinando i nostri bambini?

Il rischio maggiore si corre in auto, nel tragitto da casa allo studio del medico. I vaccini non hanno alcun ruolo nel causare malattie autoimmuni, o disturbi, come l’autismo e l’epilessia. L’incidenza di queste malattie nei bambini vaccinati ed in quelli non vaccinati è identica. Se i vaccini avessero un ruolo nel causare o nel promuovere queste patologie troveremmo più bimbi malati tra i vaccinati, cosa che non succede. In realtà, lasciando da parte le manifestazioni lievi e transitorie che passano da sole, l’effetto collaterale più frequente – ma parliamo di un caso ogni milione di vaccinazioni – è una violenta reazione allergica alle sostanze contenute nel vaccino, chiamata crisi anafilattica. Per questo è importante attendere una mezz’ora nella sala d’attesa del medico dopo la vaccinazione. Così, se questa rara eventualità si verifica, si possono prestare le cure necessarie. C’è chi teme anche gli effetti del mercurio che, devo smentire gli antivaccinisti, nel nostro Paese non si usa più da anni nei vaccini. A questo proposito un dato molto interessante viene dal Veneto.

E cioè? 

La Regione ha attivato una sorveglianza attenta ai danni derivanti dalle vaccinazioni, chiamata Canale Verde. Ebbene, nell’ambito di questa attività sono stati valutati oltre ventisei milioni di vaccinazioni nel periodo che va dal ’93 al 2011. Gli eventi gravi, che si sono risolti in modo spontaneo, sono stati 21. Quindi più o meno uno ogni milione e 240mila dosi di vaccino. Nei ventuno casi non c’è stato alcun decesso.

Ci sono casi di bambini vaccinati, che si sono ammalati di morbillo e varicella. Come è possibile?

Nessun vaccino è efficace al cento per cento. Abbiamo solo un modo per proteggere i bambini che non hanno risposto al vaccino: vaccinare tutti, in modo da impedire la circolazione del virus e difendere chi non viene protetto dal vaccino, chi ha perso la protezione magari perché immunodepresso, o chi non si è ancora vaccinato. Pensiamo ai casi di circolazione di virus a scuola. E’ necessario che si diffonda il concetto che mandare un bambino all’asilo senza averlo vaccinato è un rischio non solo per il bambino, ma anche per gli altri. Vaccinare il figlio non è solo un atto di protezione individuale per il bimbo, ma un atto di responsabilità sociale. Negli asili nido della regione Emilia Romagna a settembre prossimo si potrà accedere solo se il libretto delle certificazioni per difterite, tetano, poliomelite ed epatite B sarà in regola. E questo è un segno di grande civiltà.

Torniamo alla correlazione vaccini-autismo.

Ripeto. Il vaccino non è causa di autismo. La scienza ha smentito in modo categorico qualunque ruolo delle vaccinazioni nel causare l’autismo. L’incidenza di questa malattia, che ha una base genetica, è identica tra vaccinati e non vaccinati. Le lesioni che sono alla base di questo disturbo risalgono all’epoca prenatale. Purtroppo, è una malattia che presenta i suoi sintomi nel periodo in cui si vaccinano i bimbi, ed i genitori scambiano – sbagliando – questa coincidenza con un rapporto di causa effetto. Ma, se controlliamo i filmini dei bimbi poi ammalatisi prima della vaccinazione, un occhio esperto coglie già i primi segni della malattia. Le sentenze con le quali alcuni giudici hanno accordato indennizzi dopo vaccinazioni, in mancanza di un nesso causale scientificamente provato tra il danno e il vaccino, non dimostrano nulla contro i vaccini. Pongono, al contrario, un interrogativo sul funzionamento della giustizia. Lo so, è difficile da accettare per gli antivaccinisti per i quali sono davvero poche le malattie e le catastrofi che non vengono causate dai vaccini

Tra i vaccini non obbligatori, per esempio, quello contro il papilloma virus per le ragazze di dodici anni, quali sono quelli che consiglia? 

Bisogna superare il concetto di vaccino obbligatorio e raccomandato: i vaccini dell’infanzia sono tutti fondamentali per proteggere i bambini da gravissime malattie. Tra questi anche quello contro il papilloma che, dove è in uso da molto tempo -per esempio in Australia – sta abbattendo parecchio i casi di cancro dell’utero. Si sta pensando di utilizzarlo anche nei ragazzi per impedire in modo definitivo la circolazione dei virus.

Cosa dice a quei genitori che non vaccinano i figli per non far arricchire le case farmaceutiche?

Che i profitti derivanti dai vaccini sono bassi. E questo perché la grandissima parte dei vaccini non è più coperta da brevetto. Un brevetto farmaceutico, che dà all’azienda che lo possiede l’esclusiva della vendita del farmaco, dura al massimo venticinque anni e quasi tutti i vaccini sono più vecchi. Ma, soprattutto, un medicinale che si somministra a una persona pochissime volte in tutta la vita genera pochi ricavi.

Dati?

Secondo i dati dell’Agenzia italiana del farmaco del 2015 il fatturato del vaccino esavalente corrisponde a 70 milioni di euro, pari allo 0,3 per cento della spesa sanitaria nazionale, quello del vaccino contro il papilloma virus è di 20 milioni pari all’0,1 per cento della spesa nazionale. Pensate che i soli farmaci contro l’ulcera ogni anno portano il nostro Paese ad una spesa di ben oltre il miliardo di euro, quelli contro una sola malattia infettiva contro la quale non abbiamo il vaccino (l’epatite C) hanno fatturato oltre 1.700 milioni di euro! Quindi il problema può essere l’opposto: i vaccini non rendono molto, le case farmaceutiche non sono stimolate a svilupparne di nuovi, preferiscono puntare su farmaci che curano le malattie virali già contratte, piuttosto che sui vaccini che potrebbero prevenirle.

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