I fatti di Torino smontano il mito (fasullo) della Appendino. Parla Fassino

M5S
Falso allarme bomba tra i tifosi della Juventus che seguivano la finale di Champions League, Torino, 3 Giugno 2017. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

“Non chiedo le sue dimissioni, ma una presa di responsabilità”

“La Appendino ha fin qui goduto di una doppia rendita di posizione: il confronto impietoso con la Raggi e il vantaggio di  trovarsi alla guida di una città già ben amministrata. Questa condizione ne ha fatto una specie di statista. In realtà, dopo i fatti di Torino è caduto il falso mito della sindaca grillina, il cui unico valore è quello di restare immobile. Al primo grande evento che le è stato dato in mano il risultato è sotto gli occhi del mondo: 1527 feriti, una città sconvolta e la consapevolezza che si è davvero rischiato grosso”. L’ex sindaco Piero Fassino non risparmia le accuse alla sua erede a Palazzo Civico e certo sembrano passati secoli da quando la prima cittadina della metropoli sabauda si classificò in cima alla lista dei sindaci più amati d’Italia. Sono passati solo cinque mesi, bruciati in una notte. La notte di piazza San Carlo.  Lontani anche i tempi in cui la sindaca di Torino si recava a Roma in viaggio di soccorso verso la sua collega Raggi: “dalle ripetizioni” la incitavano i militanti cinquestelle. Oggi, dopo i fatti di sabato, il “mito” della Appendino è naufragato nell’onda che ha travolto migliaia di persone, aggredendole con il più potente tra i dissuasori, la paura.

Fassino, lei non chiede le dimissioni della Appendino, perché?

“Perché è stata eletta e deve governare. Chiedo con forza che si prenda tutte le sue responsabilità e non le scarichi sugli altri. Quello che è accaduto è gravissimo: questa è una città che ha ospitato eventi internazionali ben più importanti e impegnativi di una finale di Champions, penso alle Olimpiadi invernali o alle celebrazioni per il 150mo dell’Unità d’Italia o alla visita di Papa Francesco. In nessuna di queste occasioni si è creato alcun indicente. La sindaca alla prima vera prova ha dimostrato quello che vale: fin qui è stata immobile e ha campato di rendita, quando è toccato a lei gestire in prima persona un evento che avrebbe richiesto, visti gli scenari internazionali, molta più attenzione, si è invece comportata con grande superficialità. Le chiediamo un atto di responsabilità, perché vale questo più di ogni altra cosa: da primo cittadino mi sono sempre assunte le mie e molte volte anche quelle che non avevo. Un sindaco non può mai fare passi indietro”

La sindaca dice che ha gestito la piazza come fece lei nel 2015.

“Falso. Avevamo previsto due maxischermi invece di uno per evitare che la gente si accalcasse troppo, in modo da dividere la piazza a metà e organizzato le strade limitrofe con adeguate vie di fuga. Il dramma di sabato è che tutto questo non c’era ed era davvero il minimo indispensabile: negli ultimi due anni ci sono stati Charlie Hebdo, il Bataclan, Berlino e Manchester, solo per citarne alcuni dei più cruenti attacchi terroristici. Vogliamo ancora dire che non sarebbe stata opportuna una maggiore attenzione alla sicurezza dei cittadini? La grande responsabilità della Appendino  è stata di non considerare le differenze di questi ultimi due anni,  fare come se il terrorismo e la paura che ne consegue e il panico che può facilmente crearsi, non minassero la nostra quotidianità. Quello che era sufficiente una volta, non lo è più ora”.

Una delle critiche più accese è la mancata ordinanza contro la vendita delle bevande. A terra era un tappeto di vetri.

“C’erano tutti gli strumenti di legge per prevenire o eventualmente reprimere comportamenti scorretti. Tutto questo non e’ avvenuto. C’è una delibera del 2006 tuttora vigente che vieta ai venditori ambulanti di avvicinarsi a manifestazioni di piazza, ci sono regolamenti interni di polizia e molti altri riferimenti normativi, anche più recenti. Il punto è che è  mancato del tutto il coordinamento, con una superficialità colpevole di cui però la sindaca non vuole assumersi la responsabilità”.

 

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