Hyperloop: anche l’Italia a bordo del treno del futuro?

Tipi tosti
hyperloop

Un team di studenti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha presentato il proprio progetto per il treno ad altissima velocità

Luca Cesaretti, Lorenzo Parrotta, Emanuele Raffaele, Tommaso Sartori, Giorgio Valsecchi, Giulio De Simone e Sandro Okutuga: il 29 e il 30 gennaio prossimi toccherà a loro rappresentare il nostro Paese ad Austin.

Hanno tra i 23 e i 26 anni, sono iscritti alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove seguono quasi tutti un corso di laurea magistrale in Ingegneria industriale. E sono gli unici italiani che parteciperanno al Design Weekend, gara mondiale lanciata da Elon Musk, Ceo di Tesla Motors e SpaceX – aziende molto innovative nel campo delle auto elettriche e delle missioni spaziali – in programma alla fine di gennaio nella quarta più grande Università degli Stati Uniti: la Texas A&M.

“In quei due giorni – spiegano Sandro e Emanuele (l’unico impegnato nel dottorato di ricerca) – parteciperemo alla seconda fase di una competizione iniziata a settembre scorso, relativa al progetto Hyperloop, il treno che potrà raggiungere i mille chilometri orari. Sono stati Luca e Lorenzo a sapere per primi della gara. Cercavano materiale per la loro tesi di laurea e hanno incrociato su Internet il bando. Da quel momento i nostri amici hanno messo su il team, chiamandoci uno a uno. Abbiamo risposto tutti con entusiasmo e una grande voglia di provarci. All’inizio della competizione, quando ci siamo iscritti, abbiamo specificato a Elon Musk che ci saremmo concentrati sulle sospensioni del treno. Avremmo voluto progettare l’intera navicella, ma con le risorse limitate a disposizione, abbiamo potuto elaborare solo un sottosistema del treno. Ci siamo ispirati alle soluzioni che si trovano nella Formula 1 e in alcuni veicoli militari”.

Che tipo di treno sarebbe l’Hyperloop? “E’ un mezzo sospeso tramite cuscinetti d’aria – spiega Sandro – contenuto in un tubo che presenta una pressione molto più bassa di quella atmosferica. E’ quasi sotto vuoto. Di conseguenza, le resistenze che incontrerebbe sono quasi inesistenti. L’Hyperloop è destinato al trasporto di massa. La prima linea che vorrebbero attivare tra due anni è quella tra Los Angeles e San Francisco. L’Hyperloop percorrerebbe i 550 chilometri in poco più di mezz’ora. Al mondo, i treni che si avvicinano di più a questo modello, sono quelli a levitazione magnetica. Ma questi viaggiano in atmosfera e non in un tubo a bassa pressione. Quindi hanno una resistenza aerodinamica molto più alta. Dal punto di vista estetico l’Hyperloop avrebbe un solo vagone per ventotto passeggeri. Il muso sarebbe l’apertura di imbocco di un compressore”.

A sentire Sandro, la tratta tra Los Angeles e San Francisco costerebbe circa venti dollari. “Poco – fa sapere -. Un treno che ha una resistenza tanto bassa non deve spendere molta energia per mantenere una velocità costante. Poi si vorrebbe tappezzare con pannelli solari l’esterno dei tubi in cui viaggerebbe il treno. L’obiettivo è rendere il mezzo autosufficiente dal punto di vista energetico”. Per stendere il progetto i sette studenti hanno impiegato quattro mesi.

“In termini economici – aggiunge Sandro – non abbiamo speso nulla, visto che abbiamo fatto uno studio senza prototipazione. Per quest’ultima fase avremo un intero weekend in Texas, dove lavoreremo con potenziali finanziatori. A sostenerci per il viaggio, il materiale da esposizione, l’abbigliamento di squadra sono l’Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa”.

I ragazzi italiani dovranno gareggiare con dieci team, che arrivano da Spagna, Inghilterra, Polonia e da università prestigiose come il MIT e quella di Stanford.

“Progettare qualcosa di nuovo non è di sicuro facile – prosegue Sandro – ma a noi le sfide piacciono molto. Ci sono voluti tanto impegno e capacità di lavorare in squadra, oltre che tempo. La difficoltà più grande? Ottimizzare la tenuta di strada e, nello stesso tempo, mantenere il giusto comfort per i passeggeri. Due aspetti che, di solito, non si conciliano facilmente. Ci sono state settimane dure, ma il professor Marco Beghini del Dipartimento di ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa, che ci considera molto intraprendenti e autonomi, ci ha sempre spinti a non mollare. L’ansia in questi giorni è massima. Siamo consapevoli che incontreremo team molto professionali, ma questo non ci spaventa. Puntiamo a distinguerci. Sappiamo di avere un buon prodotto e questo ci agevolerà nel cercare investitori. Proveremo ad avviare subito collaborazioni con altri team che progettano altri sottosistemi come il nostro. I margini di miglioramento ci sono sempre, soprattutto ora che il progetto è nuovo. Andremo avanti. La gara non si concluderà con il weekend in Texas, ma in estate quando i prototipi delle navicelle Hyperloop saranno testati”.

La domanda di rito la conoscete. “Sì, ci sentiamo tipi tosti – risponde Sandro – perché da quando abbiamo iniziato non ci siamo mai arresi di fronte alle critiche. Siamo sempre stati umili ad accettare consigli. E spesso siamo partiti daccapo. Del resto tosto non è sfruttare doti naturali, ma avere la capacità di provare e riprovare. Senza stancarsi mai”.

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