“Hanno sbagliato tutto, questa Europa è da buttare”. Intervista a Cohn-Bendit

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epa02647946 Co-president of the Green Group of the European parliament, Daniel Cohn-Bendit gestures during a news conference at the European parliament in Brussels, Belgium, 22 March 2011, ahead of the European summit that will take place 24. and 25. March in Brussels.  EPA/OLIVIER HOSLET

Cosa è successo all’Unione europea in questi dieci anni? Dove abbiamo sbagliato? Francesca Santolini lo chiede a Daniel Cohn-Bendit, leader rossoverde europeo

Il 2002 è stato un anno importante per l’Unione: partirono i lavori della Convenzione Europea, l’organismo che aveva  il compito di ripensare e proporre una nuova architettura dell’Unione anche in vista dell’imminente allargamento ai Paesi dell’Est, ma fu anche l’anno della clamorosa débacle elettorale del socialista Jospin. Un terremoto politico che scosse la Francia e vide l’estrema destra di Jean Marie Le Pen andare al ballottaggio contro Jacques Chirac. Un leader xenofobo, populista e fortemente anti europeo che inchiodò i socialisti francesi al 14,75%. Sono passati tredici anni dal 2002 eppure nulla sembra essere cambiato se guardiamo alla forza dei movimenti populisti antieuropeisti di oggi.

Cosa è successo in questi dieci anni? Dove abbiamo sbagliato? Lo chiediamo a Daniel Cohn-Bendit, leader rossoverde europeo.

«Io credo che oggi il vero rischio sull’Europa sia di non parlare più ai giovani e alle nuove generazioni. Il progetto di costruire un’Europa che rassicuri, che protegga, che migliori la qualità di vita delle persone non è più comprensibile dalla maggior parte degli Europei. Da questa incomprensione è nata una grande disaffezione nei confronti dell’Europa. L’errore più grande dell’Europa di oggi è di aver fatto la proiezione di un Leviatano tecnocratico a Bruxelles».

In molti sono critici per il ruolo egemone della Germania, lei che è una figura centrale anche della storia politica tedesca cosa ne pensa di questa ondata polemica antitedesca? E’ davvero tutta colpa della Germania?

«La Germania è l’economia più forte dell’Unione, per questo tutti hanno l’impressione che ci sia un’egemonia tedesca. Ma l’egemonia della Germania funziona solo se gli altri non fanno proposte per superare le posizioni della Germania. Sulla crescita così come su altri temi, se gli altri Paesi fanno fronte comune sono alla pari con la Germania. La forza della Germania è la debolezza degli altri Paesi».

Una parte della sinistra radicale guarda a Tsipras come ad una nuova speranza. Cosa ne pensa?

«Tsipras è fondamentalmente una forza politica di sinistra nazionalista. Per quanto mi riguarda una sinistra che fa una coalizione con una forza politica xenofoba di destra radicale, come è accaduto in Grecia, non è certamente un esempio da seguire. Tsipras oggi incarna una protesta politica, ma a parte questo nessuno davvero capisce quale sia il suo progetto politico. Per lui oggi è facile dire “Io non posso fare quello che voglio per colpa dell’Europa” se domani non avesse più la scusa dell’Europa, le cose cambierebbero totalmente. E’ vero che Tsipras così come Podemos in Spagna rappresenta l’espressione di un rifiuto che viene da una parte degli europei di una politica basata sull’austerità. Ad esempio proprio oggi è uscito in Francia un sondaggio che indica che la maggioranza dei cittadini francesi sono contrari alle politiche di austerity. Questa è la dimostrazione che viviamo in un deficit di politica, non si riesce a spiegare e a convincere la gente della necessità di queste politiche. Questo è il dramma.»

Guardando all’Italia la sinistra italiana oggi guida il paese e il governo Renzi è impegnato in un vasto programma di riforme. Qual è la sua valutazione?

«Il tallone di achille di Matteo Renzi è l’assenza della transizione ecologica nel suo progetto di riforme. Una politica moderna deve partire dai temi dell’energia e del clima che saranno centrali nei prossimi dieci anni.»

E di Grillo e del suo movimento cinque stelle che in Europa è alleato con i nazionalisti antieuropei di Farage cosa ne pensa?

«Ci sono alcuni casi di deputati europei che fanno bene il loro lavoro ma il problema è Grillo, il personaggio Grillo che rappresenta il qualunquismo italiano all’ennesima potenza».

 E’ di pochi anni fa il suo libro “Per l’Europa” un vero e proprio manifesto per una rivoluzione in senso federalista dell’Unione. Oggi alla luce di quello che sta succedendo in Grecia ne è ancora convinto?

«La sfida è quella di un’Europa federalista. Ormai gli Stati-Nazione sono superati dalla storia, non sono più in grado di affrontare le sfide contemporanee. E’ un’idea impopolare soprattutto in questo momento ma è anche una necessità. La globalizzazione ha reso i singoli stati impotenti di fronte ai cambiamenti. Da soli non si può più reagire alle tre grandi crisi del nostro tempo, quella economica, quella finanziaria e quella ecologica. Pensiamo alla sfida climatica, non è immaginabile risolvere questi problemi da un solo Paese».

Secondo lei esiste una nuova generazione di Europei? I giovani europei sentono un’appartenenza all’Europa che le generazioni precedenti non hanno avuto?

«E’ vero. Oggi camminando per le strade di Berlino si vedono giovani di molte nazionalità che hanno verso l’Europa un atteggiamento molto più naturale che in passato. Ma c’è anche un’altra verità, quella espressa dall’85% dei giovani che in Grecia ha votato no al referendum. Accanto ad un europeismo generazionale, i giovani europei hanno anche molti dubbi sulle politiche e sulle capacità della classe politica europea di costruire un vero programma europeo».

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