Guerini: “Sulle riforme vince la coerenza del Pd”

Pd
Lorenzo Guerini commenta i dati dei risultati delle elezioni amministrative nella sede del Partito Democratico, Roma, 31 maggio 2015. 
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Intervista al vicesegretario Guerini: “Abbiamo iniziato col Vietnam, finiamo con tutto il partito che vota unito”

Vicesegretario, il ddl Boschi martedì taglierà il traguardo, niente colpi di scena?
«Martedì portiamo a casa l’approvazione al Senato in seconda lettura, un risultato raggiunto grazie alla determinazione del Pd, superando anche tutti i tentativi di rallentamento che parte delle forze parlamentari Lega in primis hanno cercato di frapporre. Siamo soddisfatti perché c’è stata una tenuta, sia come partito democratico sia come maggioranza e siamo riusciti in un passaggio impegnativo anche a confrontarci con altre forze presenti in Parlamento, così che possiamo arrivare ad approvare la riforma costituzionale in Senato con numeri più ampi di quelli che erano previsti in origine. Abbiamo sempre detto che ce l’avremmo fatta, che avremmo portato dentro anche tutto il Pd, siamo in linea con quella previsione».

L’accordo con la minoranza c’è stato sull’articolo 2 ma anche sul 21, sulla platea per l’elezione del Capo dello Stato: che valore ha questo in prospettiva? «Dimostra che quando il Pd si assume la responsabilità del cambiamento che ci è stata assegnata dagli elettori alle ultime europee, superando divisioni interne che spesso sono artificiose, riesce a raggiungere risultati importanti. Lo abbiamo fatto quanto abbiamo eletto il presidente della Repubblica Mattarella, e ora in questo passaggio: credo che dovrebbe essere non l’eccezione ma la regola di un partito, che discute e cerca una sintesi efficace e che poi sa mantenere sul versante istituzionale, in aula in Parlamento, questa responsabilità. Certo è un risultato positivo per il Pd».

E adesso? C’è un patto di legislatura con la minoranza, da qui in avanti la strada per il governo sarà più tranquilla?

«Facciamo un passo alla volta: l’agenda del governo è molto impegnativa. Però questo passaggio della riforma costituzionale è stato uno dei più complessi per il partito, siamo partiti con il Vietnam annunciato e siamo arrivati a un passaggio in aula molto più governato e vissuto responsabilmente dal Pd. Una volta superato penso ci siano tutte le condizioni nell’interesse del Paese per realizzare l’agenda di governo, con una prima tappa fondamentale nella legge di Stabilità, che con la riduzione del carico fiscale alle famiglie e alle imprese e interventi per l’aumento dell’occupazione dovrà accompagnare crescita e ripresa. E credo che su questi obiettivi tutto Pd dovrà essere impegnato».

Bersani rileva che «sarebbe dovuto venire dai vertici del Pd almeno un sussurro di riconoscimento» verso i 25 senatori. E conclude che «è sempre consigliabile dirigere più che comandare». C’è ancora polemica?

«Ma il riconoscimento deve essere al lavoro svolto da tutto il Pd: il problema non mi pare piantare delle bandierine, ma dimostrare agli italiani che il Pd è una forza di cui possono fidarsi. Poi: Renzi si è assunto una responsabilità consegnata da un congresso con esito chiaro, e rafforzata dal risultato delle europee. Questa responsabilità abbiamo cercato di giocarla nel confronto negli organismi interni, non in altri ambiti artificiosi a cui siamo stati abituati in passato, a volte con un voto: per me questo non significa comandare ma dirigere, assumersi la responsabilità di decidere, cosa che la politica non ha fatto negli ultimi anni. Dobbiamo farlo sempre di più coinvolgendo tutto il partito, così si sperimenta cosa è un partito, dove ci si assume una responsabilità comune e dove ci sono modalità di confronto che permettono di progredire».

Questa responsabilità ci sarà anche sul taglio delle tasse nella legge di Stabilità? La minoranza contesta la mancanza di progressività nella cancellazione di Imu e Tasi sulla prima casa….

«Credo che l’esigenza di ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese sia condivisa da tutto il Pd. Quanto alla progressività si realizza nella tassazione sul reddito, quella sulla prima casa è un’altra cosa. Come scriveremo la legge lo vedremo nei prossimi giorni: inviterei anche qui a non anticipare un dibattito caratterizzato dal solito ‘sì, ma’ e a confrontarci quando il governo presenterà tutte le misure».

Dopo quest’esperienza al Senato c’è in vista una maggioranza più ampia a sostegno del governo?

«Abbiamo sempre detto ciò che è evidente: un conto è la partita delle riforme costituzionali, un conto è il perimetro della maggioranza di governo che resta quello. Poi se alcuni parlamentari o alcune forze ritengono di condividere nel merito qualche provvedimento non ci stracceremo le vesti. Sulle riforme abbiamo cercato più volte l’incontro con altre forze esterne alla maggioranza, alcune hanno fatto un pezzo di strada poi hanno compiuto altre scelte e non per questioni di merito, come Forza Italia, altre hanno deciso di sostenere la riforma, non vedo dove sia il problema. Certo è singolare che lo spappolamento del centrodestra debba diventare un problema per il Pd, fa parte della nostra predisposizione a essere autolesionisti. Il quadro politico è chiaro: c’è un centrodestra in frantumazione, anche per l’iniziativa che il Pd ha assunto e non semplicemente per la stanchezza di una leadership».

Per Rosato le Unioni civili non arriveranno entro l’anno, è così?

«La legge di Stabilità ha la priorità ma riconfermo che arrivare a una legge nei tempi più brevi possibili è un impegno primario per il Pd, stante ciò che l’agenda dei lavori parlamentari consente, a partire da un testo che mi pare possa approdare in aula con una condivisione abbastanza ampia. Se a fine 2015 a inizio 2016 non credo cambi la sostanza».

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