Guerini: “Sulla legge elettorale discutiamo con tutti, ma basta ultimatum”

Riforme
Il vicesegretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini, durante la conferenza stampa sui risultati delle elezioni amministrative, Roma, 05 giugno 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

Intervista al vicesegretario del Pd: “Mi eserciterei sulla legge che riguarda i futuri senatori, che deve ancora essere fatta”. Sulla Rai “parlare di epurazioni è una ridicola forzatura”

«Io penso che porre le questioni in maniera ultimativa rischi solo di irrigidire le posizioni e non ci faccia fare passi avanti». All’aut aut posto ieri da Roberto Speranza in un’intervista a Repubblica (o si cambia l’Italicum, o al referendum «il giudizio complessivo finirebbe per essere negativo, e quindi non potrei votare sì»), il vicesegretario del Partito democratico, Lorenzo Guerini, risponde con un appello a misurare i toni e a non confondere i piani. «Questa riforma è stata discussa, sostenuta e votata dal Partito democratico, si iscrive nella cultura costituzionale del Pd, e prima ancora dell’Ulivo e del centrosinistra, per cui troverei inspiegabile che settori importanti del partito votassero no per via della legge elettorale ».

Non considera fondato l’argomento del “combinato disposto”, secondo cui è la somma degli effetti di Italicum e riforma costituzionale a determinare l’equilibrio del sistema?
«No. Mi sembra una forzatura per tenere agganciate le due questioni. In questi anni abbiamo cambiato più volte legge elettorale a Costituzione vigente. Non è che ogni volta siamo dovuti intervenire sulla Carta. Dopodiché, se tra le forze politiche, e non solo nel Pd, si sviluppa una discussione che va in quella direzione, non ci siamo tirati indietro prima e non ci tiriamo indietro adesso, ci mancherebbe. Siamo disponibili a ragionare con tutti, come sempre, anche sulla legge elettorale».

Sta dicendo che sono gli altri a non essere disponibili?
«Mi limito a rilevare che Forza Italia e il centrodestra hanno detto a più riprese che non sono disponibili a ragionare di legge elettorale prima del referendum. E che il Movimento 5 Stelle ha assunto una posizione secondo cui qualsiasi intervento sulla legge elettorale è considerato come un tentativo di impedire la loro vittoria. Ferma restando la nostra piena disponibilità a confrontarci con tutti, che ribadisco, inviterei a seguire principi di realismo nell’affrontare questo passaggio».

E per quanto riguarda la modalità di elezione dei senatori?
«Ecco, invece di esercitarci sulla legge per eleggere i deputati della Camera, che c’è ed è l’Italicum, mi eserciterei sulla legge che riguarda i futuri senatori, che deve ancora essere fatta».

Conferma quindi l’accordo raggiunto a suo tempo con la minoranza circa l’indicazione dei senatori da parte degli elettori?
«Certamente».

Intanto però dieci parlamentari del Pd hanno firmato un documento per il No al referendum.
«Hanno fatto una scelta che rispetto ma non condivido. Alcuni di loro, tra l’altro, la riforma l’hanno votata. Trovo incomprensibile che chi ha votato sì in Parlamento cambi idea e si pronunci per il no».

Incorreranno per questo in provvedimenti disciplinari?
«Provvedimenti disciplinari sulla Costituzione non sarebbero nella nostra cultura, è escluso. Ma voglio essere altrettanto chiaro che la linea del Pd è che tutte le nostre energie, nei prossimi mesi, dovranno essere impiegate nello spiegare agli italiani il merito della riforma: come cambi il sistema istituzionale, rendendolo più moderno ed efficiente, come renda più leggero il peso della politica sulle istituzioni, come regoli in modo più compiuto le relazioni tra Stato e Regioni. Si tratta di scelte che tutti abbiamo voluto, votato e su cui ci siamo impegnati da anni di fronte ai cittadini italiani. Proprio ora che il risultato è alla nostra portata, proprio ora che manca solo l’ultimo passo, troverei veramente incomprensibile deviare da questo percorso».

Tra le recenti ragioni di divisione nel Pd ci sono state anche le nomine Rai. Miguel Gotor e Federico Fornaro si sono dimessi dalla Vigilanza. Bianca Berlinguer, nel suo ultimo editoriale da direttore del Tg3, ha parlato di «pressioni sguaiate» dalla politica…
«Io sono vicesegretario del Pd e non mi sono mai minimamente occupato di Rai, nomine, assetti. Abbiamo voluto una legge che assegnasse ai vertici dell’azienda la responsabilità e la titolarità delle decisioni, sono state fatte alcune scelte, ciascuno può avere le sue valutazioni nel merito. Ma trovo inusitato l’utilizzo di termini come “epurazioni” o simili. Credo sia una ridicola forzatura. Bianca Berlinguer è una professionista di assoluto valore che lascia dopo sette anni la guida del Tg3, ma resta in azienda con compiti e ruoli importanti nell’informazione e nell’approfondimento. Ruoli in cui la sua professionalità e la sua competenza saranno certamente utili all’azienda e al pubblico».

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