Guerini: “Siamo l’unico partito con radici nel territorio”

Dal giornale
Pd banchetti

Il vicesegretario Pd: “Su primarie e Consulta non accettiamo veti o ricatti”. “La Leopolda? Utile al partito. E non rinunciamo al premier-segretario”

Come ogni volta che la temperatura sale, il vecesegretario Lorenzo Guerini indossa la divisa da pompiere. E nel Pd ce n’è di fuoco da smorzare, perché adesso è Milano sotto i riflettori del Nazareno. Il sindaco uscente Giuliano Pisapia ha lasciato intendere senza troppi giri di parole che sulla data delle primarie è il territorio che decide. Come sui candidati. «Sono sicuro che si troverà un’intesa su tutto, ma nessuno pensi di presentarsi con proposte ultimative», dice Guerini ricordando che il suo partito non è una componente marginale della coalizione. Ma sul fronte interno almeno registra un successo: la due giorni di banchetti è andata oltre ogni previsione. Una risposta a chi accusa il Pd di essere un partito in evaporazione costante sul territorio, sostiene il numero due del Nazareno.

Guerini, due giornate di banchetti in piazza. Il Pd si è reso conto che deve rimettere radici nel territorio?

– In realtà noi siamo l’unico partito che ha radici nel territorio, siamo ancora il “party on the ground” per usare la felice classificazione sui partiti di Richard Katz e Peter Mair. Lo abbiamo dimostrato in questi due giorni: oltre duemila banchetti nella piazze d’Italia, una straordinaria mobilitazione di iscritti e militanti che ringrazio davvero per la loro passione. E lo dimostriamo con la nostra presenza sul territorio, con i nostri 6500 circoli, gli oltre 360.000 iscritti (a proposito ne abbiamo fatti 23.000 ai banchetti in questo weekend), i tanti amministratori locali. Certo, non siamo solo questo: siamo anche i nostri elettori che sempre più dovranno essere coinvolti e protagonisti nella vita del nostro partito.

Dai banchetti alla Leopolda. C’è chi, soprattutto nella minoranza, continua ad avere forti dubbi su una kermesse fatta dal segretario di partito senza simboli del partito.

– Ma no, sono dubbi infondati. Il nostro partito ha un segretario che, oltre ad essere il leader riconosciuto della nostra comunità, sa parlare al Paese e sa coinvolgere competenze, entusiasmo e passione anche al di fuori dello stretto perimetro del partito. La Leopolda è questo e sfido a dimostrare che l’esperienza di questi anni che lì si è realizzata non sia stata utile al Partito Democratico, raggiungendo mondi che forse non saremmo riusciti a raggiungere. E molto della Leopolda ha contagiato il nostro partito rendendolo più “attrezzato” a navigare nel mare aperto del cambiamento.

Giuliano Pisapia, così come Cuperlo e Bersani hanno già più volte sostenuto, dice che il doppio ruolo segretario-premier non funziona, che chi è impegnato nel governo perde i contatti con il territorio. Cosa risponde, oltre al fatto che è così in tutte le democrazie?

– Il fatto che sia così nelle maggiori democrazie non è un elemento irrilevante. E lo abbiamo previsto nel nostro statuto fin dalla fondazione del Pd anche alla luce delle esperienze, da questo punto di vista critiche, vissute ai tempi dell’Ulivo. Ma capisco che non siamo abituati a questa situazione perché è la prima volta che ci capita. Il rapporto col territorio dipende da tutti noi, da come siamo organizzati, dal lavoro dei segretari regionali, dall’intensità della relazione tra centro e territori, non solo dal leader. E assicuro che è molto più stretto di come spesso viene rappresentato. Al tema ci abbiamo dedicato l’ultimo congresso con l’esito piuttosto chiaro che esso ha avuto.

Le primarie a Milano si stanno rivelando un terreno scivoloso. La coalizione aveva fissato una data, Renzi ha proposto il 20 marzo come data unica, Pisapia ha rilanciato con fine febbraio. Che cosa succederà?

– Il Pd, che non mi pare un soggetto secondario nella coalizione, ha proposto di fissare un election day in tutta Italia a marzo del prossimo anno. Confidiamo che la nostra posizione abbia un peso e sia considerata nella discussione a Milano come nelle altre città in cui sia andrà al voto. Nei prossimi giorni il tavolo milanese si riunirà di nuovo e sono certo che si deciderà al meglio, senza proposte ultimative e senza veti.

Giuseppe Sala scalda i motori, Majorino si candida, Balzani non scioglie la riserva. Non teme che possa scoppiare un altro caso Liguria?

– No. Nell’incontro con Pisapia siamo stati chiari: chi perde le primarie sostiene chi vince, nessuno può pensare di partecipare ad intermittenza, secondo l’esito del voto. Abbiamo detto che faremo “primarie aperte, partecipate e competitive” e così sarà, un bel confronto sulle idee per Milano per scegliere il candidato migliore per vincere le elezioni di giugno.

Arriviamo al voto sulla Consulta. Cambierete schema e nomi? Speranza dice che bisogna aprire al M5s.

– Abbiamo proposto una figura autorevolissima come Augusto Barbera e continueremo a farlo perché siamo convinti della bontà della nostra scelta. Confrontandoci con tutti, apertamente e responsabilmente, ma senza accettare veti o ricatti.

 

FOTO ANSA/ETTORE FERRARI

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