Guerini: “Primo successo, ora avanti con la mobilitazione di tutto il partito”

Referendum
Il vicesegretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini, alla festa nazionale dell'Unità per il 70/mo della Liberazione a Bologna, 21 aprile 2015.
ANSA/GIORGIO BENVENUTI

Il vicesegretario Pd: “Obiettivo centrato grazie a militanti e volontari Con questa riforma avremo un sistema istituzionale più efficace”

Inizia adesso la vera sfida per il Pd. Incassate le oltre 500mila firme per il referendum, bisogna centrare l’Obiettivo, quello con la «O» maiuscola: l’appuntamento d’autunno a cui non guarda soltanto Palazzo Chigi, perché quella costituzionale resta la madre di tutte le riforme, come l’ha definita Matteo Renzi, ma anche Bruxelles, come test sull’affidabilità di un Paese che ha promesso in Europa un pacchetto di riforme massiccio. Il vicesegretario dem, Lorenzo Guerini, ha messo in moto la macchina organizzativa e quella diplomatica.

Guerini, primo obiettivo centrato. Il Sì ha raccolto le firme necessarie. Adesso però bisogna vincere il referendum.

«Vero, primo obiettivo centrato. Ma non è un obiettivo banale: è stato possibile raggiungerlo grazie all’impegno di tanti militanti del Pd che hanno organizzato banchetti sul territorio, volontari dei Comitati, dirigenti, che voglio ringraziare. Ed è un passaggio che dà slancio anche alla campagna referendaria. Adesso si tratta di continuare la mobilitazione di tutto il partito per l’ultima tappa di un percorso che è stato caratterizzato da un lungo dibattito nel Pd e in Parlamento. Noi abbiamo seguito il solco di una impostazione avviata con l’Ulivo prima e il nostro partito poi».

I sondaggi dicono, ancora una volta, che sono proprio gli indecisi a poter fare la differenza. Come li convincerete?

«Dobbiamo spiegare il merito di questa riforma. Non si tratta di decidere né le sorti del governo né di dare un voto pro o contro Renzi: siamo di fronte alla possibilità di approvare una riforma costituzionale che consente di avere un sistema istituzionale più efficace, un procedimento legislativo più efficiente e di regolare meglio i rapporti tra Stato e Regioni».

Lei dice di entrare nel merito ma le opposizioni ormai ne hanno fatto un’occasione per dare una spallata al governo. Crede sia possibile riportare il confronto sui contenuti?

«Trasformare una presa di responsabilità da parte del presidente del Consiglio in un referendum pro e contro Renzi è un’operazione sbagliata, una strumentalizzazione da parte di chi non ha argomenti a sostegno del No. Noi stiamo cercando di riportare il dibattito sul merito Non siamo di fronte a due proposte diverse di cambiamento ma di fronte alla possibilità di cambiare la Costituzione nella sua parte seconda, abolendo enti inutili, regolando i rapporti tra Stato e Regioni, superando il Bicameralismo perfetto, oppure di lasciare tutto come è. Il No a questa riforma significa interrompere il cambiamento rimandando tutto a chissà quando. Chi sostiene che basterebbe poco tempo per fare un’altra riforma mente sapendo di mentire».

Sul tavolo resta il tema dello spacchettamento dei quesiti. È un’ipotesi percorribile?

«Non ci siamo posti con ostilità di fronte a questa ipotesi, ma dal punto di vista giuridico sembra molto complicato applicarla. Ci rimettiamo a quanto decideranno gli organi competenti».

Debora Serracchiani ha detto che bisogna rafforzare la segreteria del Pd. Servirà a far funzionare meglio la macchina?

«Il tema della segreteria è già presente nell’agenda del Pd, ci sono persone che hanno avuto altri incarichi e vanno sostituite. Penso che la campagna referendaria sia un obiettivo così importante che non può essere solo della segreteria, deve vedere tutto il partito, nessuno escluso, impegnato sui territori».

Anche la minoranza Pd?

«La minoranza del Pd ha votato questa riforma dopo una lunga discussione tra di noi e in Parlamento. Troverei singolare vedere chi ha votato il testo non partecipare alla campagna per il Sì. Poi, ovvio, in un grande partito come il nostro possono esserci singole posizioni personali di contrarietà, ma questo non vuol dire che ci sia una posizione politica del Pd. Questo è un testo coerente con la cultura istituzionale espressa dall’Ulivo prima e dal Pd poi».

C’è chi vede in questo referendum un rischio Brexit. C’è da temere, nel caso di vittoria del No, un contraccolpo in Europa?

«Non sono per la drammatizzazione perché credo che il voto dei cittadini debba essere un voto sereno e maturo e non condizionato da fattori esterni, ma certo è che rispetto alla capacità del Paese di portare a termine un percorso di cambiamento istituzionale, spesso annunciato e mai realizzato, si misura anche un pezzo della credibilità dell’Italia. Credibilità che abbiamo riacquisito con la stagione delle riforme inaugurata da questo governo e che troverà nella conclusione del lungo iter del ddl Boschi una ulteriore conferma».

Secondo alcuni retroscena sia la maggioranza che la minoranza del Pd guardano a Silvio Berlusconi come possibile alleato per le rispettive battaglie politiche. E sullo sfondo c’è sempre l’Italicum. Si andrà ad una modifica?

«Salto il retroscena e arrivo al punto. Noi abbiamo una legge elettorale che si pone l’obiettivo di garantire rappresentanza e stabilità. Una legge non ancora testata ma che secondo noi funziona. Detto questo, se il Parlamento ha i numeri per cambiarla, la cambi».

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