Guerini: “I voti ci saranno. Evitiamo lacerazioni interne al partito”

Riforme
Lorenzo Guerini commenta i dati dei risultati delle elezioni amministrative nella sede del Partito Democratico, Roma, 31 maggio 2015. 
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il vicesegretario del Pd: “La discussione continua ma indietro non si torna. Referendum entro il prossimo anno”

Pesa ogni singola parola Lorenzo Guerini. Getta acqua sul fuoco, smorza i toni, invita al dialogo. Sono i segnali, semmai ce ne fosse bisogno, che raccontano quanto cruciali siano i giorni che accompagnano il Pd alla riunione fissata a Palazzo Madama martedì prossimo con il gruppo dei senatori per arrivare alla stretta finale sul Ddl Boschi. «Io sono ottimista -dice il vicesegratario – anche stavolta il Pd saprà dimostrare il senso di responsabilità che lo ha contraddistino fino ad ora. Abbiamo votato tutte le riforme e ogni volta, fino all’attimo prima c’era chi prevedeva spaccature, crisi di governo…».

Guerini, il suo ottimismo nasce dalla lunga chiacchierata che ha fatto l’altro giorno alla festa dell’Unità con Pierluigi Bersani?

«Ho letto alcune ricostruzioni fantasiose sul nostro incontro, in realtà abbiamo parlato dei passaggi che ci aspettano in Parlamento per le riforme, è stato uno scambio di idee, nessun retroscena, mi sembra normale che in un partito ci si parli».

Bersani ha lanciato l’allarme proprio sulle riforme, ha detto che è a rischio il sistema democratico. Le chiedo di nuovo da dove nasce l’ottimismo sui numeri in Senato?

«Sono mesi che discutiamo in tutti gli organismi di partito dell’impianto delle riforme, un confronto che a tratti è stato anche aspro, ma poi quando si è trattato di votare abbiamo tenuto. Credo che Bersani sbagli a dare un giudizio così duro, questo Paese sono decenni che aspetta un nuovo assetto istituzionale efficiente, che dia stabilità a chi governa, con una legge elettorale in grado di garantire la rappresentatività e una politica in grado di decidere. Se oggi ci sono pulsioni populiste e l’antipolitica è ancora fortemente diffusa tra gli elettori lo dobbiamo anche a questo imperdonabile ritardo sulle riforme. Vorrei sottolineare, inoltre, un particolare non secondario: ci stiamo muovendo nel solco tracciato dal centrosinistra, dall’Ulivo e dal Pd stesso».

È verosimile ipotizzare una mediazione sull’elezione dei senatori in un listino alle regionali?

«Preferisco non entrare nel merito. Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, per noi è importante che ci si intenda su un punto: va bene discutere, proviamo a trovare una soluzione ma nessuno pensi di azzerare il lavoro svolto fin qui. Questa era una legislatura nata già morta e invece siamo riusciti a trasformarla in una legislatura costituente. Invito tutti a non dimenticare il percorso che abbiamo alle spalle e la missione che abbiamo di fronte a noi: cambiare il Paese, come si aspettano i cittadini e come ci hanno chiesto ancora una volta con il voto alle europee. In queste ore ci stiamo confrontando, martedì ci sarà una riunione del gruppo al Senato e anche lì continuerà la discussione ma non si può tornare indietro. D’altra parte Matteo Renzi ha detto in maniera molto chiara che non è possibile dilatare i tempi , si deve arrivare al referendum entro il prossimo anno».

Quindi alla fine i numeri in Senato ci saranno?

«Il punto politico non sono soltanto i voti, che sono certo non mancheranno. Il punto vero è che noi dobbiamo affrontare questo passaggio senza lacerazioni interne e mi auguro che le nostre energie nelle prossime settimane vadano in questa direzione».

Alfano ha invitato Renzi a non mollare sul taglio delle tasse sulla casa ma ha anche aggiunto che è preoccupato per le posizioni della sinistra dem. Sarà questo un nuovo fronte di tensione?

«La riduzione del carico fiscale per famiglie e imprese è uno dei punti cardine del programma di governo. Abbiamo iniziato con gli 80 euro alle famiglie, la riduzione dell’Irap e procederemo con gli interventi indicati dal premier su casa, Ires e Irpef. Il nostro obiettivo è un’operazione di poderosa riduzione della pressione fiscale. Mi chiedo perché dobbiamo aprire fronti polemici senza ancora conoscere le modalità con le quali, con la prossima legge di Stabilità, si intende intervenire».

Bersani ha detto che togliere a tutti la tassa sulla casa è una misura di destra. Lei che risponde?

«Che sarebbe meglio aspettare di vedere la proposta come è articolata. E aggiungo che non mi piace questa idea secondo la quale ridurre le tasse è contrario allo spirito della sinistra».

La minoranza del suo partito dice che in questo modo le tasse le togliete ai ricchi.

«Vorrei tranquillizzare gli animi: sui castelli si continueranno a pagare. Ma guardi, alleggerire la pressione fiscale sugli immobili significa anche far ripartire un settore che è stato tra i più colpiti dalla crisi degli ultimi sette anni. Se riparte il settore immobiliare si aprono nuove possibilità anche per l’occupazione ad esso legata».

D’Alema è convinto che si stia spezzando quel sentimento che tiene insieme il partito e la sua base.

«Non ho questa sensazione, né girando le feste dell’Unità, dove la nostra gente ci chiede di restare sì uniti ma di non fermarci, né se guardo ai risultati del 2 per mille: 550mila cittadini hanno scelto di dare al Pd il loro contributo. Comunque, me lo lasci dire, buttiamoci le polemiche alle spalle e guardiamo avanti».

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