Guerini: “Colpire il Pd, ecco qual è l’unica strategia di Sinistra italiana”

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Intervista a Lorenzo Guerini: “Incomprensibile la sfiducia al ministro Boschi, si sono accodati a Grillo”

“La scelta di Sinistra Italiana di votare la mozione di sfiducia dopo il chiarimento del ministro Boschi in aula è stata una valutazione politica. Si sono acocdati al movimento di Grillo per compiere un atto contro il Pd”. Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, dà un giudizio molto duro di quanto è accaduto a Montecitorio e di come, alla fine, non sia scollegato dalla costruzione delle alleanze sul territorio: “Il Pd non ha nessuna intenzione di rompere l’alleanza a sinistra, ma vediamo che Sel compie scelte a livello locale per far saltare la collaborazione e il lavoro comune con noi”.

Dopo il voto di sfiducia di Sinistra Italiana al ministro Boschi si può dire che il centrosinistra non abbia molte possibilità di risorgere e che ora sia più difficile ricostruirlo anche sul territorio?
“Sul piano nazionale che prima Sel e ora Sinistra Italiana facciano opposizione non è un fatto nuovo. Quanto alla sfiducia, il punto non è l’atto in sé ma le motivazioni, che per come sono state presentate in aula sono francamente incomprensibili”.

Ritengono che ci sia un conflitto di interesse sulla vicenda. Lei vede un salto di qualità nel fare opposizione?
“Il ministro Boschi ha chiarito in aula in modo rigoroso tutti i punti oggetto della mozione. Credo che la scelta di SI di votare comunque la sfiducia, a quel punto, sia stata una valutazione di carattere politico. Su un tema in cui esiste un principio di civiltà politica e giuridica a cui la sinistra del nostro Paese ha sempre fatto riferimento, hanno preferito accodarsi al Movimento Cinquestelle per compiere un atto contro il Pd. C’è un giudizio politico alla base di questa scelta”.

Sono parole molto dure. Come sarà possibile adesso sedersi allo stesso tavolo nelle Regioni e nei Comuni?
“A livello locale registriamo che Sel sta compiendo scelte che nelle città in cui si andrà al voto l’anno prossimo pongono le condizioni per far saltare la collaborazione e il lavoro comune con il Pd. E’ successo a Torino con la scelta di candidare Giorgio Airaudo contro Piero Fassino, a Bologna con l’uscita dall’amministrazione Merola…”.

A Roma Stefano Fassina, probabile candidato sindaco di SI, ha detto che se si gioca (alle primarie) si rispettano le regole. Ma a differenza di Milano sembra chiudere la porta a una coalizione con il Pd. E’ così?
“Fassina ha dichiarato che si chiama fuori da un rapporto con il Pd e si terrà le mani libere al ballottaggio, magari votando il candidato del Movimento Cinquestelle. E anche a Milano ci sono fibrillazioni. Voglio chiarire che il Pd non ha nessuna intenzione di rompere l’alleanza con la sinistra. A Cagliari abbiamo confermato la volontà di sostenere ancora il sindaco Massimo Zedda perché ne diamo una valutazione positiva. Il Pd conferma la stessa strada di cinque anni fa”.

L’appello all’unità dei tre sindaci arancioni – lo stesso Zedda, Giuliano Pisapia e Marco Doria – non sembra aver prodotto risultati. Tutto inutile, quindi?
“L’appello era rivolto soprattutto a Sel, che finora non lo ha raccolto. Questo è evidente anche negli eventi di questi giorni. Ma non bisogna scoraggiarsi neanche nelle situazioni difficili. Mi auguro che dove Sel ha fatto scelte di rottura possa avere un ripensamento rispetto a decisioni che anche i suoi elettori rischiano di non capire. E dove invece lavoriamo insieme, come a Milano, spero che il tavolo non si interrompa”.

Al di là della mozione di sfiducia, che alla Camera non creava inquietudini dati i numeri blindati, l’inchiesta sulle quattro banche “salvate” dal governo è solo agli inizi. Vi preoccupa che possano emergere altre novità che riguardino la politica o gli istituti di vigilanza?
“Le uniche cose che ci preoccupano sono gli interessi dei risparmiatori e la trasparenza e solidità del sistema creditizio. Per quanto riguarda le banche coinvolte (Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, ndr) siamo intervenuti con un decreto che ha salvato i posti di lavoro e i correntisti. Adesso nella legge di Stabilità stiamo affrontando il tema degli obbligazionisti attraverso una selezione di chi è stato truffato dal comportamento errato delle banche e dovrà essere risarcito”.

Avete sondaggi che mostrino se e quanto la vicenda ha inciso sul consenso del governo e di Renzi?
“I sondaggi di questi giorni non vedono un particolare calo di consenso”.

Se a maggio prossimo lo schema prevalente di alleanze sul territorio fosse Pd-Ncd in alternativa a una forza di sinistra, bisognerà prendere atto che il centrosinistra come lo conosciamo da vent’anni è definitivamente tramontato?
“Non mi pare che esista nessuna alleanza con Ncd nelle città in cui si andrà al voto. Siamo aperti, invece, da sempre e non da oggi alla collaborazione con il civismo. E questo in alcune realtà ha portato alla collaborazione con pezzi di centrismo come l’Udc. Del resto, quella di allargare il consenso si può dire che sia la cifra dell’esperienza politica di Renzi e di questo governo”.

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