Guerini: “Basta perdere tempo, subito l’accordo su una nuova legge elettorale”

Legge elettorale
Il vicesegretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini, durante la conferenza stampa sui risultati delle elezioni amministrative, Roma, 05 giugno 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

Il vicesegretario Pd: “Noi abbiamo proposto un tavolo alle altre forze politiche, mi pare che ci sia chi non voglia assumersi responsabilità”

La sensazione, forte, al Nazareno, è che il corpaccione politico che alberga tra Camera e Senato non abbia affatto voglia di procedere spedito verso una nuova legge elettorale. Lorenzo Guerini, vice segretario Pd, ormai lo dice chiaramente: «Spero di no, anche se il sospetto è legittimo. Ma a perdere tempo noi non ci stiamo. Siamo stati chiari sin dall’inizio: pronti a sedersi intorno a un tavolo per un confronto ma indisponibili a perdere tempo».

Guerini, ma intorno a quel tavolo a cui invitato le altre forze politiche, sembra non volersi sedere nessuno. Tentativo fallito?

«Ribadisco: è l’unica strada percorribile se si vuole, in tempi stretti, trovare un’intesa sulla legge elettorale. Iniziare un percorso in Parlamento senza un vero lavoro politico prima, significa perdere del tempo e usare la legge elettorale come argomento per altre finalità».

Ma la domanda è proprio questa: siete sicuri che si voglia procedere rapidamente?

«Per quanto riguarda il Pd senza ombra di dubbio. La reale volontà delle altre forze politiche la verificheremo, anche se sembrerebbe chiara l’intenzione di dilatare i tempi da parte di alcuni, soprattutto di Fi. Ma, anche alla luce di ciò, rivendichiamo l’importanza dell’iniziativa del Pd di aver avanzato una proposta di merito e di metodo perché questo significa essere un partito serio e responsabile. Mi auguro che altrettanta serietà e responsabilità la dimostrino anche gli altri».

Stando ai fatti ogni partito chiede una cosa diversa. Silvio Berlusconi, per esempio, vuole una legge proporzionale.

«Capisco che Berlusconi voglia una legge elettorale confacente a massimizzare il ruolo di un partito dato dai sondaggi al 12% ed è evidente che il proporzionale puro da questo punto di vista è una garanzia. Ma noi dobbiamo chiederci cosa serve all’Italia per garantire rappresentanza e governabilità, i due principi cardine che dovrebbe avere la legge. Dire che con il 4 dicembre e la vittoria del No al referendum si è chiusa la stagione del maggioritario e dunque si debba tornare inevitabilmente ad un sistema basato sul proporzionale è sbagliato. Il Mattarellum risponde ai due criteri di cui ho parlato anche in questa nuova fase politica. Garantisce la rappresentanza attraverso i collegi uninominali in un rapporto diretto tra elettori e eletti, come ha ricordato anche nei giorni scorsi Romano Prodi, e garantisce i presupposti per la governabilità».

Ma non è quello che vogliono le altre politiche. Dunque?

«Dunque siamo pronti ad ascoltare tutti. Nel frattempo, però, sarà importante tener conto anche delle decisioni della Corte Costituzionale. Ma ripeto: il Pd è indisponibile ad assecondare perdite di tempo».

Vuol dire che sareste disposti ad ignorare la richiesta del presidente Mattarella di fare leggi elettorali omogenee tra Camera e Senato?

«Noi abbiamo dato la nostra disponibilità al confronto, abbiamo invitato le forze politiche ad aprire un tavolo, ma è evidente che non dipende soltanto da noi. E non possiamo essere gli unici a farci carico del senso di responsabilità chiesto giustamente ed autorevolmente alle forze politiche dal Capo dello Stato. Nel frattempo, vediamo come sarà la sentenza della Consulta e quali indicazioni emergeranno dal pronunciamento della Corte».

Quindi al più tardi a giugno al voto?

«Il Pd nell’ultima assemblea ha assunto con molta chiarezza che la legislatura, nata sul presupposto di avviare una stagione di riforme, a partire da quella costituzionale, ha esaurito il suo percorso e una volta stabilite le regole elettorali la parola torni ai cittadini».

Il fatto che Ala di Verdini si sia sfilata potrebbe accelerare?

«Non penso che il tema sia il grado di difficoltà del governo di avere i voti in Parlamento ».

Pensa a Forza Italia?

«Potrei risponderle con una battuta e dirle che qualcuno è “disposto a sacrificarsi”. Ma, battute a parte, finora i numeri ci sono sempre stati, come ha dimostrato la fiducia votata a Paolo Gentiloni nel suo discorso di insediamento».

Più di qualcuno insinua che il Pd è pronto a chiedere, ancora una volta le dimissioni al premier se la legislatura dovesse andare per le lunghe. Malignità?

«Non è un tema all’ordine del giorno. La nostra posizione, lo ripeto, è chiara: legge elettorale e poi voto. Se non si riesce a trovare un accordo si valuterà la sentenza della Consulta».

Altro tema bollente, jobs act e vaucher. Susanna Camuso ha detto che questi ultimi sono irriformabili. Lei che risponde?

«Intanto chiariamo che i voucher con il jobs act non c’entrano nulla. Sono, invece, uno strumento introdotto nel 2003 con un ambito che è stato esteso via via dai governi Prodi, Berlusconi, Monti e Letta. Il Jobs act è intervenuto sui voucher soltanto per introdurre il principio della tracciabilità che è una garanzia sia rispetto all’obiettivo dell’emersione del lavoro nero, sia agli usi non corretti che di questo strumento si possono fare. Ricordo, inoltre, che i voucher riguardano l’1,3% degli occupati nel 2015. Detto questo siamo pronti a verificarne l’efficacia e ad apportare correttivi, ma usarli per attaccare le riforme del governo Renzi in materia di lavoro è non soltanto sbagliato e fuorviante, ma anche fortemente strumentale».

Da Speranza a Bersani vi accusano di aver tradito lo spirito di sinistra del Pd, motivo per cui un pezzo di elettorato ha girato le spalle al Pd. Ingenerosi?

«Durante il governo Renzi c’è stato un significativo incremento degli occupati a tempo indeterminato, una diminuzione della pressione fiscale e sono state votate leggi che hanno aumentato i diritti civili delle persone. Basta? No, non basta, perché c’è ancora molto da fare, ma negare tutto quello che si è fatto mi sembra a dir poco ingeneroso».

Ma il jobs act da solo non basta.

«Bisogna implementarlo nella parte delle politiche attive del lavoro. E occorre proseguire nelle politiche di crescita che il governo ha sviluppato anche rilanciando il dibattito in sede europea perché non è pensabile uscire dalla crisi puntando sull’austerità».

Guerini, a quando la nuova segreteria Pd?

«Come ha annunciato il segretario, entro la prima metà di gennaio si procederà anche sulla segreteria. Prima era necessario chiudere il tema della composizione del governo ».

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli