Guerini: “Basta attaccare il leader di turno come nell’Ulivo”

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Il vicesegretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini, durante la conferenza stampa sui risultati delle elezioni amministrative, Roma, 05 giugno 2016. 
ANSA/ANGELO CARCONI

Il vicesegretario dem: il senso della legislatura si è esaurito il 4 dicembre. Coalizioni salto nel passato? No, stavolta non ci saranno ammucchiate

«Noi ce la mettiamo tutta, ma nessuno può pensare di far ricadere la responsabilità di ogni cosa soltanto su di noi. Vogliamo armonizzare la legge elettorale di Camera e Senato? Noi ci siamo, vediamo se le altre forze politiche, al netto delle dichiarazioni alla stampa, sono disposte al confronto». Il vicesegretario Lorenzo Guerini dice che è arrivato il momento di calare le carte, fine dei giochi. E mette anche paletti a chi prova ad allungare i tempi: «Per noi lo spirito della legislatura si è esaurito la sera del 4 dicembre». Nel corso di questa intervista il concetto torna e ritorna, non a caso, sembra un messaggio al partito del non voto, che sembra ingrossarsi ogni giorno un po’.

Guerini, senza partire da lontano, il Pd sta saltando?

«Il Pd non può permettersi di saltare e non per le sorti individuali di questo o quel leader, ma per il Paese».

Nasce da qui la nuova disponibilità di Renzi ad una maggiore condivisione nelle scelte?

«Il segretario ha a cuore le sorti del partito e intende lavorare attorno alla funzione che il Pd deve avere il Paese. Per questo chiede a tutto il partito di essere conseguente alla responsabilità che una forza come la nostra ha nei confronti dell’Italia».

Renzi ha aperto sulle primarie, Bersani chiede un congresso e quindi il voto nel 2018, altrimenti c’è la scissione. Sicuri di riuscire a ricomporre la frattura?

«Evocare scissioni credo sia un modo sbagliato per provare ad aprire un dibattito interno, non è così che si aiuta a costruire un clima utile a una vera discussione. Le divisioni non hanno mai fatto bene al nostro campo, hanno indebolito noi e favorito i nostri avversari. Invito tutti ad abbandonare questa modalità che evoca divisione nel momento in cui la nostra base di chiede unità. Una modalità che rischia di indebolire il partito di fronte alla sfide che ha davanti che non riguardano soltanto le prossime elezioni. Il Pd è il punto di tenuta del Paese rispetto ai passaggi importanti in sede europea».

Cosa spinge il segretario Pd a dire che è pronto a fare un passo indietro anche sulla premiership?

«Perché vuole sgombrare il campo da ogni equivoco: in gioco non c’è il destino di questo o quel leader, ma il partito e la funzione di servizio al Paese che deve avere. Non è in ballo l’interesse di Renzi: è l’interesse del Paese al centro della discussione politica. Questo vuol dire anche discutere del quando e del come andare a elezioni, con quale proposta politica e con quale idea di Paese. Vogliamo iniziare a parlare di questo consapevoli della responsabilità che abbiamo e smetterla di giocare in chiave tutta tattica? Lo scopo non può essere sempre quello di indebolire il leader di turno, come è accaduto con l’Ulivo prima e come sta accadendo con il Pd ora. Non mi sembra che abbia portato risultati proficui».

Sta pensando a Massimo D’Alema?

«Non ho l’ossessione verso nessuno, mi sembra però che ci sia qualcuno ossessionato da Renzi».

Si allontanano le urne?

«Il Pd ha detto con chiarezza alcune cose: il senso di questa legislatura si è esaurito il 4 dicembre. Aggiungo: se avessimo avuto una legge elettorale applicabile nessuno si sarebbe opposto al voto subito. Ora, raccogliendo l’invito del Capo dello Stato, abbiamo l’esigenza di armonizzare le leggi elettorali, dopo le sentenze uscite dalla Consulta, pur immediatamente applicabili. Il Pd sta facendo la sua parte, ha assunto l’iniziativa per raggiungere l’obiettivo, nel frattempo sostiene con convinzione il governo di Paolo Gentiloni che sta lavorando bene. Diamoci da fare per raggiungere in fretta un accordo sulla legge elettorale perché non siamo disponibili a favorire la melina che qualcuno tenta di fare. E poi inviterei ad alzare un po’ lo sguardo: i passaggi decisivi sono quelli legati al rapporto con l’Ue e all’idea di Europa che vogliamo costruire in un quadro politico internazionale profondamente mutato. Ci sarà da fare anche una legge di Bilancio importante. . . » .

Chi la dovrà fare? Questo governo o quello che verrà fuori dalle urne?

«La deve fare un governo dentro un quadro di stabilità politica, di questo dovremo tener conto nei prossimi mesi. Nasce da qui la necessità di trovare l’accordo sulla legge elettorale. Non si può chiedere soltanto al Pd di dimostrare responsabilità che invece è in capo a tutte le forze politiche».

Premio di maggioranza alla coalizione: piace a Fi e a Ncd.

«Noi dobbiamo puntare a una convergenza il più ampia possibile che deve arrivare nel più breve tempo possibile. Vediamo le carte che sono in tavola, davvero, al netto delle dichiarazioni alla stampa. Solo così si capisce se c’è chi tira ad allungare i tempi».

E al presidente del suo partito, Matteo Orfini, che giudica la coalizione un salto nel passato, che risponde?

«L’obiezione che fa Orfini sulla debolezza delle coalizioni del passato ha una sua logica, credo però che non dipendesse dalle regole elettorali, quanto piuttosto dall’eterogeneità con cui sono state costruite le coalizioni stesse. Nessuno vuole tornare alle ammucchiate. Dopo il voto del 4 dicembre e la sentenza della Consulta dobbiamo porci il tema della governabilità e sono convinto che con la legge elettorale questo obiettivo si possa conseguire. Ma stavolta non è solo questione di merito, stavolta contano anche i tempi».

Guerini, a Roma le cose si mettono male per la sindaca Virginia Raggi. Il Pd è pronto? «Quello che sta accadendo a Roma ha dell’incredibile. Io sono un garantista e non intendo venir meno alle mie convinzioni, ma definire opaca la vicenda della giunta capitolina è dir poco. Raggi deve fare chiarezza, lo deve ai romani e forse anche al M5s che vedo in grande imbarazzo. Per il resto, se si dovesse andare al voto anticipato anche a Roma, il Pd è pronto e saprà mettere in campo una proposta di rilancio di una città che merita più di quello che ha».

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