Gualtieri: “Non saremo bocciati. In gioco una diversa politica economica”

Europa
Gualtieri-Roberto

Il presidente della Commissione per i problemi monetari: no al pilota automatico, contano ciclo economico e la gestione italiana delle frontiere

Nessuna procedura di infrazione, nessun muro contro muro: del resto sarebbe «paradossale» se la Commissione Ue bocciasse la manovra italiana. Questa la previsione dell’europarlamentare Pd Roberto Guarnieri, membro del gruppo dei Socialisti europei e presidente della Commissione per i problemi economici e monetari.

Onorevole Gualtieri, da Renzi ai ministri Alfano e Martina il governo assicura che non ci saranno correttivi all’arrivo della richiesta di chiarimenti Ue. Prevede un muro contro muro con Bruxelles?

«Non penso che le famose lettere chiederanno correzioni ma appunto chiarimenti, e ritengo che i numerosi retroscena che hanno pronosticato ultimatum saranno smentiti. Non prevedo dunque un muro contro muro, ma un dialogo in cui il governo italiano potrà argomentare. Perché la manovra è in linea con un’applicazione intelligente delle regole del patto di Stabilità».

E se questo dialogo non andasse a buon fine, che scenari aprirebbe una procedura di infrazione contro l’Italia, presumibilmente a dicembre?

«Voglio essere ottimista: il dialogo sarà fruttuoso, non penso si arriverà a una procedura di infrazione».

Pare che verrà contestata la scelta di alzare il deficit al 2,3%, rispetto al 2,2% “concordato: in ballo ci sarebbe lo 0,1%, pari a 1,6 miliardi…

«Facciamo chiarezza: la manovra italiana presenta un deficit strutturale invariato, che non configura una variazione significativa dall’obiettivo indicato dalla cosiddetta “matrice”allegata alla comunicazione sulla flessibilità. Tale obiettivo si è ridotto rispetto a prima dell’estate perché l’output gap dell’Italia è sopra la soglia dell’1,5%. Peraltro, sarebbe opportuno che la Commissione operasse una revisione di tale “matrice” alla luce della persistenza di uno scenario di bassa inflazione e dell’esigenza di assicurare una posizione di bilancio aggregata espansiva da parte dell’area euro. In secondo luogo, l’Italia ritiene che le spese relative all’emergenza migranti e a quella terremoto rientrino nella categoria di una tantum legate a “eventi eccezionali”, che secondo il patto di stabilità non vanno conteggiate nel calcolo del deficit strutturale. È vero che l’anno scorso la Commissione ha interpretato questa clausola in modo restrittivo, ma è altrettanto vero che nel frattempo l’Ue non è stata in grado di attuare la ricollocazione dei rifugiati e che la settimana scorsa il Consiglio europeo ha accolto l’emendamento italiano alle sue conclusioni che chiedeva di “riconoscere il contributo significativo, incluso di tipo finanziario, dato negli anni recenti dai paesi di frontiera” alla gestione dei flussi migratori».

Il ministro Padoan ha usato toni forti, “se l’Europa boccia la manovra italiana è l’inizio della fine”. Condivide quest’analisi?

«Considero l’affermazione del ministro come una pacata considerazione che, alla luce dei fatti sopra richiamati, una bocciatura della manovra italiana sarebbe del tutto paradossale. Infatti non mi aspetto che la Commissione si avvalga della facoltà di chiedere una correzione della manovra entro due settimane da suo invio a Bruxelles».

Cosa c’è allora in gioco, al di là della manovra?

«Dal punto di vista italiano ci sono misure importanti a sostegno degli investimenti e della coesione sociale, peraltro in linea con le raccomandazioni della Commissione. Dal punto di vista europeo direi che sono in gioco due cose entrambe fondamentali. In primo luogo la capacità della Commissione di adattare lo sforzo di riduzione del deficit (che con questa manovra prosegue) al ciclo economico, che è condizione essenziale per poter condurre una politica economica che non può essere affidata al pilota automatico e ad astrusi criteri e matrici. In secondo luogo, la partita sulle “circostanze eccezionali” ha un’evidente valenza politica che va oltre il buon senso economico, che richiederebbe di non considerare come ordinarie spese in ogni evidenza straordinarie, e la corretta interpretazione degli articoli del Patto di stabilità. Le frontiere sono un bene comune europeo, e la loro gestione responsabile e solidale da parte dell’Italia va premiata a maggior ragione di fronte alle spinte regressive e all’aperta violazione delle regole comune di alcuni paesi».

Il rilievo principale verte però sulle entrate: troppe quelle una tantum. Difficile intervenire in corsa su questo punto…

«Mi sembra che su questo aspetto ci siano già stati dei miglioramenti e sono convinto che il dialogo sarà proficuo».

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