Baudo: “Grillo è a destra. Un animale da palcoscenico, fiuta l’applauso”

Dal giornale
Pippo Baudo all'anteprima del film di Walter Veltroni ''I bambini sanno'' presso l'Auditorium Parco della Musica di Roma, 14 aprile 2015. 
ANSA/GIORGIO ONORATI

Pippo Baudo, talent scout di Grillo nel ‘77: “Ha capito che adesso i voti se li deve cercare lì, dalle parti di Salvini. Mi auguro che sia una svolta di breve durata”

«Grillo che salta a destra è triste ma anche prevedibile. È un animale da palcoscenico con ottimo fiuto politico che sa annusare umori e tendenze e ha capito che adesso i voti si devono cercare lì, dalle parti di Salvini. È una scelta tattica. Mi auguro anche sia di breve durata». Pippo Baudo è a suo modo un cultore di Beppe Grillo. Artista e leader politico. «Mi appartiene personalmente» rivendica il conduttore che lo scoprì nel 1977 in un teatrino milanese, La Bullona, dove si faceva cabaret. «Lo vidi, ne capii il talento e lo scritturai in Rai» ricorda il Pippo nazionale che poi cominciò ad avere problemi in Rai proprio per colpa delle intemerate pubbliche di Grillo. Delle mille vite di Grillo, ne conosce bene genesi ed evoluzione.

Che ruolo sta giocando ora, Grillo?

«Suo malgrado è arrivato al giro di boa. Non può più continuare a fare solo il movimentista antisistema e deve diventare parte del sistema. Solo che vorrebbe rinviare il più possibile quelle responsabilità che sono invece tipiche e necessarie per un leader e un movimento a cui ad un certo punto viene data l’occasione di poter governare».

E proprio adesso vira a destra. Si aspettava questa scelta?

«Mi ha choccato. Non me l’aspettavo».

Ma «lui» è di destra o di sinistra?

«Facciamo così, Grillo è anarcoide, non appartiene e non condivide nessuna ideologia. Ogni tanto si sposta più a sinistra, altre volte più a destra». Adesso però sta addirittura inseguendo la propaganda leghista. «Questo è più comprensibile. Grillo, come anche Renzi, ha capito che in Italia i voti adesso devono essere cercati in quella parte di paese che guarda a centrodestra e non ha un leader. Grillo sa quanto il tema dell’immigrazione, non governato per anni, può adesso spostare consensi».

Il Movimento rischia di spaccarsi su una questione come l’immigrazione?

«Bisogna distinguere. L’immigrazione è una questione molto difficile, nessuno ha ricette miracolistiche, neppure i Cinque stelle. Lo sa bene chi sta in Parlamento e si deve confrontare ogni giorno nel concreto con le questioni e infatti è molto più realista rispetto al leader capopopolo che fa comizi. Di recente mi è capitato di confrontarmi con Federico Pizzarotti, il sindaco Cinque stelle di Parma, un buon amministratore che si lamentava proprio della difficoltà di avere a che fare con l’assolutismo astratto dei leader».

Quindi?

«Quindi un fenomeno complesso come l’immigrazione va affrontato nelle sue mille sfaccettature evitando proclami e ricette che essendo generali sono per forza sbagliate. Grillo sbaglia ad inseguire Salvini. E sbaglia ad attaccare la Chiesa. Affrontare l’immigrazione vuol dire governarla, fare delle scelte, magari sbagliate, ma farle. Tutto molto impopolare per un movimento populista. Ecco perchè non è mai stata inserita nel programma iniziale dei Cinque stelle. Ora però non ne può fare a meno. Ma il Movimento nasce soprattutto a sinistra e non può costringerlo a destra».

Ha attaccato anche il presidente Mattarella

«Se la poteva risparmiare, un attacco gratuito. Un altro errore anche perchè confonde un dato tipico del carattere del presidente della Repubblica che è la riservatezza con un atteggiamento politico».

Ci sarà una spaccatura?

«No, non conviene a nessuno sparpagliarsi. Questo vorrei dirlo anche al Pd. Cito Peppino De Filippo che nei panni di Pappagone chiedeva se siamo vincoli o sparpagliati. Alla fine credo, spero, che tutti, dai Cinque stelle al Pd, sceglieranno di restare uniti. È una necessità».

Tre anni fa lei immaginava un successo così duraturo?

«Francamente no. Poi riconosco che Grillo, ancora una volta, è stato bravo ad annusare e cogliere l’occasione. D’ora in avanti però sarà sempre più difficile restare movimento di lotta perchè verrà molto presto il momento in cui dovrà misurarsi con l’esperienza di governo. Finora l’hanno scansata, anche in Puglia con il governatore Emiliano. Non possono farlo in eterno. In Sicilia potrebbe essere presto il loro turno… Da siciliano sarei un po’ preoccupato ma se il centrosinistra non trova un candidato forte, M5S dovrà governare, cominciare a dare qualche dispiacere e dimostrare cosa vale».

È un caso che proprio adesso Grillo butti là la notizia che vorrebbe defilarsi, magari tornare alla tv?

«Se mi dovesse capitare gli direi: “Caro mio, hai voluto la bicicletta, ora pedala e assumiti le responsabilità”. Ormai è un leader politico e nessuno capirebbe questa inversione a U. E se avesse un programma in tv potrebbero chiederlo anche Renzi e Salvini. Inimmaginabile».

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