Gozi: “La Commissione europea si dia una mossa sui rimpatri”

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Il sottosegretario di palazzo Chigi invita a “usare strumenti nuovi, non si metta a rischio la libera circolazione”

I controlli alle frontiere esterne dell’Ue, invocati lunedì dal premier danese Lars Løkke Rasmussen per giustificare la sospensione degli accordi di Schengen, sono solo «parte della soluzione». Per gestire l’immigrazione serve un vero asilo comune europeo, con il superamento del regolamento di Dublino. Lo ha spiegato a l’Unità il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, che chiede alla Commissione di far rispettare gli accordi sulla redistribuzione dei richiedenti asilo, piuttosto che aprire una procedura di infrazione «intempestiva, politicamente del tutto inopportuna e giuridicamente molto traballante» contro l’Italia.

Dopo la reintroduzione dei controlli alle frontiere da parte di Svezia e Danimarca nell’Unione europea è ancora emergenza. Come se ne esce?
Bisogna liberarsi dalla dittatura dell’urgenza. Uno, perché non è più emergenza, è un problema strutturale destinato a durare e va affrontato con nuove politiche e nuovi strumenti. Secondo, perché prendere decisioni così importanti per tutti gli europei sulla libertà personale sotto la dittatura dell’urgenza porta sempre a decisioni sbagliate. Oggi è a rischio il più grande risultato che l’Europa abbia raggiunto, che è la libertà di circolare, la libertà di essere europei in tutto lo spazio dell’Unione europea e credo che sia un rischio da combattere perché vorrebbe rinnegare uno dei valori fondamentali sui quali l’Europa è stata costruita. Anche perché sarebbe economicamente devastante se l’Europa continuasse a fare sempre di più dell’eccezione di Schengen la regola, cioè sempre più sospensione della libertà di circolazione.

Quali sono le nuove politiche e gli strumenti che servono?
Noi li abbiamo indicati fin dall’inizio del Governo Renzi e abbiamo detto che occorre europeizzare le frontiere esterne, occorre creare un corpo di polizia marittima e terrestre europea per le frontiere, abbiamo detto che Dublino è obsoleto a va superato, abbiamo detto che i rimpatri devono essere sempre più rimpatri europei. Vogliamo anche che la Commissione europea si dia una mossa e si faccia sentire molto di più come Unione europea nei rapporti con i Paesi terzi per fare sempre di più dei rimpatri una delle condizioni fondamentali. E infine abbiamo sempre detto che occorre un vero asilo europeo, cioè occorre superare Dublino che è stato concepito in un’altra epoca e che oggi è assolutamente inadeguato. Adesso queste cose le dice anche la Commissione europea, che a maggio a fatto suo il nostro programma. Ne siamo stati molto contenti. Chiaro che se poi la Commissione pensa di rafforzare il rapporto con un alleato potenzialmente forte come l’Italia sull’immigrazione aprendo una procedura di infrazione su Eurodac non ha capito nulla. La Commissione avrebbe interesse a stringere molto di più i rapporti con l’Italia se vuole portare avanti l’agenda europea per la migrazione. Aprire una procedura intempestiva, politicamente del tutto inopportuna, giuridicamente molto traballante e molto discutibile è la cosa peggiore che potesse fare.

Quali sono i problemi che dovrebbe affrontare la Commissione europea?
I problemi sono che non sta funzionando l’accordo temporaneo sui 160mila richiedenti asilo da redistribuire. È un problema perché se quell’accordo non funziona e la Commissione non esercita tutte le pressioni possibili nei confronti dei Paesi che di fatto stanno nell’inerzia o stanno tentando di sfuggire alle proprie responsabilità e non accolgono la loro parte di rifugiati, è evidente che questo rende ancora più difficile un negoziato già difficile che ci aspetta nei prossimi mesi che è quello per rivedere Schengen e rivedere Dublino. Ecco perché io sono preoccupato. Se l’Europa fallisce questo test potrebbe essere l’inizio della disintegrazione europea.

Per il premier danese Lars Løkke Rasmussen servono soprattutto più controlli alle frontiere esterne. Condivide?
I controlli alle frontiere esterne sono una parte della soluzione. Non sono tutta la soluzione. Noi, che siamo una frontiera esterna importante, stiamo facendo la nostra parte. Bisogna lavorare di più con la Grecia affinché anche la Grecia faccia la sua parte e certo al momento lì le difficoltà sono sicuramente maggiori. Però è chiaro che gli accordi sull’immigrazione non si reggono unicamente sull’europeizzazione delle frontiere, ma implicano un nuovo asilo comune europeo, cioè superare Dublino e non guardare solo al Paese di primo approdo ma anche e soprattutto al Paese di arrivo nella richiesta di asilo. Quindi è inutile dire che si risolve solo con le frontiere esterne. Altrimenti ci sono dei Paesi che diventano dei grandi centri di identificazione per tutta l’Europa e questo non è accettabile.

Ma la riforma del regolamento di Dublino richiederà tempi lunghi, intanto come va affrontata la situazione?
Innanzitutto noi abbiamo fatto le nostre proposte a inizio del semestre italiano di presidenza con un documento inviato il 2 luglio 2014. Se non avessimo perso un anno e mezzo queste misure sarebbero già operative. Ora la Commissione deve esercitare molte più pressioni e utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per assicurare la piena attuazione dell’accordo temporaneo. E deve valutare in maniera molto specifica se l’accordo di Schengen, anche nella parte che rende possibile la sua sospensione, sia pienamente rispettato o se non ci siano degli abusi che vanno bloccati.

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