Gli WOW: “Sono le nostre canzoni a mostrarci la via da percorrere”

Musica
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Abbiamo parlato con il duo degli WOW, autori del disco “Millanta Tamanta”, a metà tra garage, psichedelia e canzone italiana anni ’60

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Gli WOW (foto di Francesco Viscuso)

Gli WOW sono un duo di base a Roma; China e Leo, arrivati al loro secondo album, Millanta Tamanta, dopo l’esordio del 2014, Amore. Apparentemente le loro coordinate sonore si muovono tra il recupero di certa canzone italiana anni 60, per quel che riguarda il versante lirco-melodico, e le asprezze del garage rock a livello di produzione e arrangiamento. Ma sono molteplici le sfumature che colorano i loro brani: una costante apertura “concettuale° alla psichedelia, per esempio, o una velata infatuazione per Serge Gainsbourg.

Abbiamo parlato direttamente con loro, per farci guidare attraverso i vari livelli che strutturano le loro canzoni.

 Com’è nato Millanta Tamanta?

Grossomodo la metà delle canzoni le abbiamo composte e suonate durante il tour promozionale del disco precedente, Amore: c’era quindi un buon affiatamento con quella formazione, che, ricordiamolo, aveva una sezione ritmica francese, con Thibault e Samir al basso e alla batteria, e Gianlorenzo Nardi ai fiati e alla sega musicale. Non è facile ricostruire le scelte e le modalità che portano a un album, di sicuro si tratta di un’alchimia che si crea con le persone con cui suoni, ma pure di concatenazioni e micro dinamiche difficili da esplicitare. A posteriori si può dire che c’è stato un tentativo di forzare la forma-canzone: mantenere le ispirazioni che avevano contraddistinto Amore, ma cercare di aprire la struttura dei brani. Un buon esempio in questo senso possono essere gli ultimi due brani del disco, Bianche e Millanta Tamanta. Poi penso che i “no” che abbiamo detto siano stati più determinanti di ciò che abbiamo accettato: abbiamo ricevuto la proposta di registrare in uno studio, ma, appunto, un po’ spudoratamente abbiamo detto “no grazie”. Ci interessava mantenere una certa autonomia, e crediamo che il percorso di un gruppo sia legato alla costruzione di un proprio suono, di un proprio metodo. Questa autarchia va contro un’idea di professionalità, in cui a ognuno spettano solo le proprie competenze, perché alla fine il nostro livello di ricerca si pone sul piano della vita piuttosto che della professione.

Quali sono le influenze e gli ascolti dietro a questo lavoro?

Ascoltiamo molta musica, la maggior parte del passato. Siamo appassionati alle vicende della RCA italiana, che sono paradigmatiche per quel periodo d’oro della canzone italiana, ma forse abbiamo approfondito dopo che avevamo finito di registrare il disco… Forse quello che ci influenza maggiormente è l’ambiente che frequentiamo: abitiamo al confine fra il Pigneto e Tor Pignattara (zona di Roma compresa tra le vie Prenestina e Casilina n.d.r.) frequentiamo gente che suona, o organizza concerti e festival; per questo sono fondamentali tutti i circoli che fanno programmazione musicale: il Fanfulla (dove abbiamo pure registrato alcuni brani di Millanta Tamanta), il 30formiche, il Dal Verme, l’INIT, Le Mura. A Roma è principalmente in questi posti che si può ascoltare della musica degna di interesse, a volte di ricerca, spesso internazionale, e che evade dalla solita roba trita che si può ascoltare dappertutto. Il fatto che la maggior parte di questi luoghi sia a rischio chiusura la dice lunga sull’idea di cultura che si cerca di portare avanti. Nel nostro piccolo, non saremmo potuti esistere per quello che siamo senza questi luoghi e queste persone, ma anche realtà più affermate di noi, come Calcutta, devono moltissimo a queste situazioni.

Come vi collocate nel panorama indie italiano? Ci sono dei gruppi di questa scena che vi piacciono? E a livello di influenze internazionali?

Come dicevamo prima, ascoltiamo soprattutto roba vecchia, e credo che l’unico accesso alla contemporaneità sia possibile attraverso uno sguardo, diciamo archeologico, sul passato. Conosciamo bene Calcutta (con cui siamo andati in tour, assieme a Eva Won, qualche anno fa), ed è stato grazie all’interesse di Niccolò de I Cani che ci siamo fatti conoscere da 42 Records (l’etichetta che ha fatto uscire Amore e Millanta Tamanta). Però, appunto, la maggior parte dei gruppi ascoltiamo appartengono a una scena più sotterranea di quella indie (e mi domando se abbia senso dare queste etichette). Per fare un listone: Holiday Inn, Cascao e Lady Maru, gli Shesh, Kawamura Gun, Grip Casino, Eva Won, i Nastro, Rainbow Island, Trouble vs Glue, Real Miracolo, Metro Crowd, Number 71 Monobanda, Tab_ularasa, sono tutti gruppi locali che conosciamo bene e che stimiamo. Re Beluga, una metà dei Wolfango, non lo conosciamo direttamente, ma, ecco, il suo pezzo Com’è triste la Città (che ci ha fatto conoscere Tab_ularasa) per noi è un capolavoro e proprio non mi capacito che non la conosca nessuno! Per uscire dall’Italia, mi viene in mente il duo degli Itaca, che sono due ragazzi tedeschi che cantano in Italiano. Ecco, questo è un gruppo che mi sconvolge le prospettive sulla canzone italiana, ad esempio.

Cosa cercate nella scrittura di un brano: quando sapete che è all’altezza delle vostre aspettative per essere inserito in un album?

Secondo me bisogna proprio invertire la prospettiva: sono i brani che scriviamo a farci sentire inadeguati. Una canzone, in qualche modo, ha bisogno di uscire in un dato momento (questa necessità la riconosciamo come modalità specifica di China, che è l’autrice della maggior parte delle canzoni), e una volta che sta lì ti indica una strada. Uno si mette a fare un percorso, come può essere fare un disco, senza sapere esattamente dove andrà a parare. Le cose stanno così, e siamo anche stati criticati per questo, ma pensiamo che non ci sia una volontà iniziale cui tutto si adegua strada facendo, anche perché così sarebbe una noia mortale.

Cosa vorreste ottenere, se vi siete mai posti la questione , con questo disco?

Boh, dipende dai momenti, alterniamo grandi speranze a pessimismo cosmico. Ci fa piacere arrivare a toccare le vite degli amici che abbiamo o degli amici che faremo, che magari si identificano con un’emozione che sta sotto una canzone, come Martina, che ho conosciuto due giorni fa e mi ha detto che dopo essere scappata da casa, aver lasciato il moroso ed essere arrivata disperata a Roma, ha ascoltato la nostra canzone Il Mondo e ha deciso che quella era la sua canzone per ricominciare. Ora la aspetta l’intera cura amorosa di Amore appunto, e poi le passeremo Millanta per affrancarsi del tutto.

Avete cognizione di quale sia il pubblico al quale vi rivolgete?

No, non ci siamo posti questa domanda, molto sinceramente non credo neppure che dovremmo farcela. Però, ecco, spesso siamo diventati amici delle persone che ci sono venute a vedere con più frequenza.

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