Gli artigiani “tosti”: secoli di storia e le sfide del presente

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La storia della Bottega Brocchi e di Fabio Zacchei

“Pile di scartoffie alte dieci centimetri da compilare in poche settimane, una pressione fiscale che ti toglie il sonno, clienti che non sono più quelli di una volta perché, pur di pagare la metà, si accontentano dell’imitazione cinese.  Siamo stanchi. E’ da qualche anno che io e mio fratello, Alessandro, lavoriamo così. Credimi, raggiungere la nostra bottega diventa ogni giorno sempre più pesante. Ma come faccio a buttare due secoli di storia? Io proprio non ci riesco. E poi ci sono i riconoscimenti, i turisti che passano ogni giorno, sorridono e scattano una foto ai nostri lavori. E i sacrifici, tanti, che hanno fatto i miei genitori, morti, per portare avanti l’attività.”.

Laura Brocchi, senese, 46 anni, racconta così la sua vita in quella bottega di Via del Porrione – sotto la chiesa di San Martino, a Siena – nata nel 1815, e dove ha messo per la prima volta piede a sei anni.

“Fu il mio bisnonno, Giuseppe – racconta – a rilevarla a fine Ottocento. E da allora poco è cambiato, perché continuiamo a lavorare i metalli, soprattutto, il rame a lastra, con i vecchi arnesi: i martelli, i bulini, l’antico mantice e la forgia a carbone. E’ stato mio padre, Mario, morto a 40 anni, ad insegnarmi il mestiere e a trasmettermi la passione per quello che continuo a realizzare. Il mio primo lavoro a sbalzo l’ho fatto all’età di otto anni e da allora non ho smesso di frequentare la bottega, dove ho avuto la possibilità di conoscere anche Amedeo Borselli, altro bravo artigiano. Io, a differenza loro, amo combinare materiali diversi, tipo legno e pietre, e uso lastre più spesse. Il risultato è migliore, ma il lavoro, di sicuro, più faticoso.  Realizzo lavori a sbalzo, cioè bassorilievi in metallo. Possono essere sculture, che alcune volte abbino a lavori dipinti. In genere mi piace fare tutto da sola, ma qualche volta mi dà una mano mio fratello, che lavora il ferro battuto. Alcuni anni fa abbiamo perso nostra madre, che ha portato avanti con mille sacrifici la bottega dopo la scomparsa prematura di papà. E’ difficile continuare senza di loro. Quello che ci è pesato di più in questi anni è stato imparare a trattare con i clienti, dal momento che io e Alessandro non siamo molto espansivi. Difficile è stato anche convivere con i ricordi di una vita. Non ho frequentato scuole specifiche, ho imparato ad utilizzare le varie tecniche di lavorazione da sola e dai tanti errori. I problemi sono cambiati e non derivano più dalla mia timidezza, ma da una burocrazia che ti demotiva, da un’elevata pressione fiscale che ti mette ansia e da committenti che scelgono oggetti fatti in serie e di basso costo, da ricomprare facilmente quando si rovinano.  Ci stiamo sforzando di resistere, ma non è facile per botteghe come la nostra – dove si vende il cosiddetto superfluo, si lavora a mano e con tempi diversi – competere con aziende più grandi. Certo, nei prossimi mesi ci apriremo al commercio elettronico, ma vorremmo che per attività artistiche come la nostra – identità del nostro Paese – ci fosse un maggiore sostegno. A volte io e Alessandro, e tanti altri artigiani artistici come noi, ci sentiamo animali in via di estinzione. Non riusciamo ad avere entrate dignitose. Per ora stiamo impiegando ciò che ci hanno lasciato i nostri genitori. Ma per quanto tempo potremo continuare così? Non vorremmo mollare. I due secoli di storia della Bottega Brocchi sono il nostro futuro. Quando sono sola guardo con tristezza le vecchie incudini, i martelli, la calandra, lo strato di fuliggine sul soffitto. Qui c’è tutta la mia vita. Ripeto, non vorrei rinunciarci. Certo, spesso arrivano i riconoscimenti e i lavori importanti per la città. Abbiamo realizzato, per esempio, i cinque Masgalani (il Masgalano è il premio per la miglior comparsa che figura nei cortei storici di luglio e agosto del Palio di Siena, molto ambito dai senesi). E tutte le volte è una grande emozione vedere una nostra opera in Piazza sfilare sul tufo. Ma non si può vivere di sola gloria”.

In futuro? “Vorrei continuare a fare lavori a sbalzo – dice-  Anche se adoro disegnare, martellare le lastre di metallo mi carica. Mi piacerebbe sperimentare opere d’arte sempre nuove con le mie tecniche. Mi sento fortunata, perché la mia attività mi permette di esprimermi in modo libero e cercare linguaggi sempre nuovi. Ma laboratori come il nostro, oltre a essere una ricchezza economica per l’Italia, sono il suo patrimonio culturale, e hanno bisogno di un aiuto. La nostra bottega è spesso fotografata e filmata da professionisti, soprattutto esteri. Questo mi consola. Continuo a sperare che un giorno tutto quello che la mia famiglia ha creato si salvi anche per la sua unicità e la sua bellezza”.

Un altro artigiano artistico, tosto, è Fabio Zacchei, nato a Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena, nel ’70, da tre anni responsabile del settore artistico della Cna (confederazione nazionale artigiani) provinciale. Da piccolo sognava di fare l’ingegnere meccanico.

“Costruivo da solo giocattoli con i materiali che riuscivo a recuperare nelle discariche – racconta –  Sono entrato nella bottega di mio padre – che aveva perso suo fratello – dopo il servizio militare. All’inizio ho faticato ad appassionarmi. Loro erano costruttori di ferramenta per infissi, realizzavano oggetti in serie. Un lavoro monotono. Piano piano mi sono ritagliato un mio spazio e da autodidatta ho iniziato a lavorare il ferro battuto. Una novità per la famiglia che andava avanti con lo stesso tipo di lavoro da tre generazioni. Per curiosità ho cominciato a lavorare con vari tipi di metallo, dall’acciaio al corten, fino al rame, oltre al ferro. Oggi io e mio padre realizziamo infissi speciali, arredamento e complementi di arredo sia moderni che in stile, quasi esclusivamente su disegno. Ma ammetto che è dura, perché quello che guadagni lo devi investire in macchinari nuovi. Se hai una micro impresa come la mia, inoltre, devi avere una segretaria solo per gestire la parte burocratica. E non tutti possono premettersela. E’ vero, abbiamo committenti all’estero e in Italia ho realizzato lavori anche per Giuliano Gemma, e i fratelli Taviani nell’ambito di una premiazione per un festival del cinema. Ma vorremmo maggiore attenzione nei confronti del nostro settore. Fare oggi l’artigiano artistico in Italia è eroico. Però, non mollo, non ho mai neanche pensato di andare all’estero.  Sono troppo legato alla mia terra e alla nostra attività.  Se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto.  Per il futuro sto costruendo una nuova officina con un reparto dedicato alle mie sculture. La ricerca del bello non si deve mai fermare. Spero che si alleggerisca il peso della burocrazia e che il Governo mi aiuti a difendere l’artigianato artistico, da troppo tempo sottovalutato”.

A Siena Fabio ha realizzato un gallo gigante in ferro alto 330 centimetri, che simboleggia il Chianti, rifatto la croce del Duomo di Siena, copia esatta di quella realizzata dal Bernini, e creato una copia in scala di un disegno di Leonardo da Vinci per una mostra che si è tenuta qualche anno fa presso il museo degli Uffizi a Firenze, e patrocinata dalla Presidenza della Repubblica.

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